Capraia, la più còrsa delle isole toscane

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Uno sguardo d’insieme

L’Isola di Capraia, Capraghja in dialetto capraiese (affine alla parlata cismontana-capocorsina della vicina Corsica), è la terza per grandezza dell’Arcipelago Toscano, dopo l’Elba e il Giglio, situata nel Canale di Corsica (quel braccio di mare compreso fra Corsica e Toscana, che segna il confine tra i mari Ligure e Tirreno) ad appena una trentina di chilometri circa dalla penisola di Capo Corso in Corsica (dove il porto più prossimo è Macinaggio nel comune di Rogliano), a circa 33 chilometri a nord ovest dell’Elba ed a circa 65 chilometri da Livorno in Toscana. È lunga circa 8 chilometri e larga 4, con una superficie di poco più di 19 chilometri quadrati ed un perimetro di circa 30 chilometri.

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Isola selvaggia per definizione, anticamente ricoperta da foreste, è il risultato di antiche eruzioni vulcaniche, risalenti rispettivamente a circa 9 e a circa 1 milione di anni fa, che l’hanno forgiata con coste alte, scoscese e a picco sul mare, formate da rocce dai colori intensi e contrasti cromatici impressionanti. I disegni dei litorali, affascinante spettacolo di scultura dovuta alla lava, alla forza del mare e all’erosione del vento, fanno da cornice a un’orografia incredibile per un’isola così piccola: l’interno di Capraia è infatti contrassegnato da piccole e strette valli su cui si affacciano veri e propri monti in miniatura, con le loro creste e i loro anfratti, bordeggiati da piccoli bacini che durante l’inverno si riempiono d’acqua piovana, creando laghetti effimeri e ruscelli che scorrono a valle con piccole cascate, fino al mare. Sono assenti le spiagge: solo a Cala della Mortola, a volte, con l’azione combinata delle acque piovane e del mare, si forma una piccola spiaggia di sabbia. Nell’area montuosa più interna, con cime alte oltre 400 metri, che si innalzano lungo una catena centrale che si avvicina fino a un chilometro dalle coste, si forma un piccolo bacino lacustre denominato Stagnone o Laghetto. Il rilievo maggiore è il Monte Castello alto 447 metri, che sul versante occidentale si avvicina al mare con dirupi mentre su quello orientale scende più dolcemente con piccole valli torrentizie dette Vadi, la più importante delle quali è il Vado del Porto, lungo circa 3 km, che sfocia presso il porto. Da un punto di vista geologico la composizione dell’isola è prevalentemente caratterizzata da colate laviche di andesite, associate a tufo e breccia, mentre alla Punta dello Zenòbito si trovano rocce basaltiche più recenti. All’estrema punta meridionale sono visibili i resti di un antico vulcano non più attivo, esploso in una delle remote eruzioni, che ha lasciato traccia nelle pareti rocciose a forma di tronco di cono, con colori variabili tra il rosso e il nero dovuti all’accumulo di lava che si è depositata sulle scogliere, dette perciò Cala Rossa. La costa, poiché alta e rocciosa, è quasi inaccessibile via terra per la mancanza di strade, vi si aprono grotte e insenature, con guglie di roccia dovute all’erosione dell’acqua.
La vegetazione dominante, così come per la Corsica e le altre isole vicine, è la macchia mediterranea, che cosparge Capraia di profumi intensi. L’Isola è immersa nell’area marina protetta più grande d’Europa, situata fra Corsica, Toscana, Liguria e parte del sud della Francia, denominata “Santuario dei cetacei” per la folta presenza di delfini, balenottere ed altri mammiferi marini, che facilmente possono essere avvistati in quel mare. Ma è anche la perla del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Una storia intensa e affascinante

capraia-3sL’Isola di Capraia ha una storia ricca e appassionante. Abitata per la prima volta alla fine del terzo millennio avanti Cristo, essa ha visto insediarsi sul suo territorio popolazioni fenicie, greche, etrusche e romane. Anticamente chiamata Aigylion dai greci e poi Capraria dai romani, deriverebbe il nome, come facilmente si può desumere, dalla folta presenza di capre selvatiche nel territorio, ma secondo un’altra ipotesi il toponimo deriverebbe dalla parola mediterranea, forse di origine etrusca, karpa con il significato di roccia. Nel VII secolo fu base etrusca, al pari delle altre isole dell’arcipelago, in particolare utilizzata per il collegamento dei vari insediamenti del popolo italico in Corsica ed Etruria (nella parte corrispondente all’odierna Toscana). Verso il 238 avanti Cristo fu utilizzata da Roma come base navale per combattere la pirateria cartaginese e ligure e, successivamente, quale punto di approdo e rifornimento per le rotte dell’alto mare Tirreno. Vestigia della presenza romana sono state trovate negli scavi attorno alla chiesa dell’Assunta, non lontana dal porto, con il reperimento di un busto marmoreo della dea Venere, di un basamento di colonna (presumibilmente appartenente a un antico tempio) e d’un frammento di sarcofago in marmo. A partire dal III secolo circa dopo Cristo fu al centro d’una intensa vita religiosa, in quanto diverse comunità di monaci cristiani, che fuggivano dalle repressioni imperiali, vi si stabilirono. Nel IV secolo vi ebbe sede un asilo per cenobiti (monaci che si ritiravano a far vita di preghiera comunitaria in luoghi isolati) che pure fuggivano dalle persecuzioni contro i cristiani. Successivamente vi dimorò una comunità di monaci, che si dedicò al dissodamento e alla coltivazione della zona più fertile del Piano (località al centro dell’isola), introducendovi la cultura dei vitigni. Nel 962 l’imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I, appena incoronato tale, la concesse in feudo alla Repubblica di Pisa, che ne tentò il popolamento stabile con genti provenienti dai propri territori della stessa Pisa e della Corsica. Nel 1055 fu conquistata dai pirati saraceni, ma poi fu liberata e amministrata nuovamente dai pisani. Nel 1284, dopo la battaglia della Meloria svoltasi nell’agosto dello stesso anno, che vide contrapposte le flotte delle Repubbliche Marinare di Genova e Pisa, al largo delle coste toscane di Porto Pisano, passò definitivamente sotto l’orbita di Genova, che nel 1430 la diede in signoria al proprio patrizio Jacopo De Mari. Meta nei secoli delle scorribande dei pirati, essa fu fortificata prima dall’Impero Romano, poi dalla Repubblica di Pisa e in seguito, per conto della Repubblica di Genova, dal Banco di San Giorgio, denominato esattamente: “Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio”, un istituto di credito genovese che esercitava sia la gestione della fiscalità e del debito pubblico, sia la raccolta del risparmio per conto della Serenissima Repubblica. Nel 1562 il Banco, che non ricavava adeguati vantaggi economici da tale gestione, la restituì formalmente alla diretta amministrazione della Repubblica di Genova, che la legò amministrativamente alla Corsica.

capraia-fortesangiorgio2sLe opere di fortificazione realizzate dal Banco sono il Forte San Giorgio e le quattro torri d’avvistamento sulle coste, i cui resti sono ancor oggi presenti sul territorio, facenti parte del medesimo imponente sistema difensivo marittimo, fondato principalmente sulle torri di guardia, che vedeva la sua massima espressione in Corsica e in Liguria. La realizzazione dell’apparato protettivo cominciò nel 1540, con la costruzione del forte di San Giorgio (Forte di San Ghjorgiu in corso-capraiese), eretto su un’altura nei pressi del porto, sul versante nord-est dell’isola, a seguito della distruzione ad opera del corsaro ottomano Dragut Rais dell’insediamento preesistente, basato su un fortino pisano del XII secolo. Con la costruzione del castello, che custodiva la chiesa principale e che poteva, all’occorrenza, ospitare tutta la popolazione capraiese, venne abbandonato l’insediamento al centro dell’isola (la piana presso la chiesa di Santo Stefano) e sviluppato maggiormente il porto. Nel corso del 1800 una grande frana, ancora ben visibile dal mare, ne coinvolse il lato est, provocando numerose vittime tra i suoi abitanti e distruggendo il cosiddetto “Quartiere delle donne”, che comprendeva anche un monastero di suore.
Nel 1541 venne innalzata la Torre del Porto, quella meglio conservata, situata su un’altura ad est del porticciolo che anticamente sorvegliava dalle incursioni nemiche dei corsari. E’ l’unica torre dell’isola ad essere stata restaurata, per cui oggi si presenta in ottime condizioni. Ha la base rotonda ed il corpo a forma di tronco di cono, sormontato da un ampio ballatoio circolare dotato di merlatura.
Nel 1545 fu la volta della Torre dello Zenòbito, che deve il suo nome a un antico monastero (“cenobio”), che si trovava nelle sue vicinanze nell’alto medioevo e che aveva dato il nome anche alla vicina piana, detta appunto dello Zenòbito. La torre, tramite vari tipi di segnali, fra i quali quelli di fumo e con il fuoco, era in contatto visivo con il Forte San Giorgio e altre torri costruite in Corsica. Domina la suggestiva Cala Rossa ed è raggiungibile via terra con due sentieri, uno costiero ed uno interno che passa dal Monte Arpagna. La torre non è restaurata ed è a pianta circolare, di aspetto del tutto simile, originariamente, alla gemella ma leggermente più piccola Torre del Porto. L’interno è costituito da tre piani sovrapposti di cui uno centrale dominato da un grande caminetto in pietra lavica.
Più tardi, nel 1699, si eresse la Torre delle Barbici, detta anche Torre della Regina o Torre di Punta Teja, Tramite segnali di fumo era in contatto con tutte le altre torri dell’isola. La torre è l’unica a base quadrata dell’isola ed il suo aspetto oggi è diroccato, anche perché non è mai stata restaurata, è accessibile via terra con un nuovo sentiero che parte dalla zona di Porto Vecchio (ex Carcere).
L’ultima ad essere realizzata, addirittura nel 1790, è la Torretta del Bagno, che si trova sul versante est dell’isola molto vicino al mare, in un punto in cui gli scogli piatti favoriscono la balneazione (da cui il nome), ai piedi dell’altura del castello di San Giorgio. Fu concepita per la difesa del castello stesso in caso di assedio. Un arco rampante la collega alla ripida parete rocciosa dove un camminamento protetto conduceva al Forte. Ha forma cilindrica, alta e stretta, ed era originariamente coperta da una cupoletta che oggi è crollata.

capraia-saettone-forte-sNel 1767, nell’ambito della rivolta contro Genova scoppiata in Corsica, fu brevemente occupata dalle truppe còrse del Generale Pasquale Paoli, ma, infine, rimase alla repubblica ligure anche dopo che l’isola maggiore venne occupata dalla Francia nel 1768, in seguito al Trattato di Versailles. Dal 1805 passò sotto il governo francese, subendone le conseguenze delle guerre napoleoniche, finché, dopo la caduta di Napoleone I, il Congresso di Vienna del 1814 l’assegnò al Regno di Sardegna, che aveva acquisito i territori già genovesi, dopo l’annessione dell’ex Repubblica di Genova al Regno di Sardegna. Nel 1837 vi fu istituito il “porto franco” ed una manifattura di tabacchi, nel tentativo di alleviare le condizioni economiche della popolazione locale. Con la proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, fece parte della provincia di Genova fino al 15 novembre 1925, quando passò alla provincia di Livorno. Per la Chiesa cattolica, però, rimase parte dell’Arcidiocesi di Genova fino al 1º gennaio 1977. Dal 1873 al 1986 è stata sede di una colonia penale (Colonia Penale Agricola di Capraia) che aumentò, anche per l’ ingente afflusso di detenuti semiliberi, la già forte emigrazione della popolazione autoctona, con il quasi definitivo dissolvimento dell’originario tessuto culturale dell’isola, di stampo spiccatamente corso. Infatti, un aspetto interessante della cultura locale era rappresentato dallo strettissimo legale da sempre intercorso con la vicina Corsica, dato anche dal peculiare idioma che si parlò a Capraia fino a tempi recenti, affine al corso, nella variante cismontana-capocorsina, più che al toscano, arricchito per secoli dall’influenza del ligure, con tutta una quantità di prestiti lessicali e di componenti morfologiche. Purtroppo l’originario dialetto capraiese si è praticamente estinto, nella sua forma più pura, nel corso del XX secolo, in seguito al rinnovo della popolazione autoctona dell’isola che, impoverita dall’emigrazione, venne infatti progressivamente sostituita da immigrati, in gran parte familiari dei dipendenti della colonia penale, che finirono per diventare la maggioranza senza assimilare le consuetudini dialettali dei vecchi abitanti. Tuttora si parla comunque un dialetto molto vicino alla parlata còrsa cismontana.
Durante le due guerre mondiali. Capraia ebbe ancora un ruolo avventuroso, colmo di storie e di aneddoti, oltre a dare il suo contributo in caduti e patrioti. La Colonia penale fu abolita con un decreto ministeriale nel 1986. Dal 1989 è entrata a far parte, come detto, del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

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Il paese e le sue bellezze ieri ed oggi

Capraia (provincia di Livorno) comprende un unico, intimo, delizioso e piccolo centro abitato, composto dal porto turistico e dal paese che si trova sul promontorio soprastante, che ne comprende tutto il territorio. Il paesino, dal nome ufficiale di Capraia Isola, dove risiede la quasi totalità della popolazione stabile dell’isola, conta poco più di 400 abitanti e si trova a 52 metri d’altitudine sul livello del mare, non lontano dal porto. Da qui si può salire al Forte di San Giorgio, a 91 metri di altitudine. Il primo centro abitato dell’isola, però, non era nella stessa odierna posizione, bensì nella località interna detta “Il Piano”, ben riparato e non visibile dal mare, donde fu trasferito alla sede attuale attorno all’anno 1000. Testimonia questo primitivo insediamento la chiesa di Santo Stefano, che ancor oggi ammiriamo in loco. Secondo la tradizione fu costruita dall’eremita Eudossio, giunto nel IV secolo nell’isola ancora disabitata. Fu distrutta dai saraceni nel IX secolo e riedificata nell’XI, ma già nel 1303 la chiesa versava in stato di degrado, finché dal XVI secolo divenne suffraganea di quella di San Nicola e infine fu abbandonata nel XVII secolo. L’edificio di culto, di cui rimangono di originale le mura laterali e parte dell’abside semicircolare, è l’unico resto dell’abitato della Piana, l’unico prima della costruzione del Forte di San Giorgio. Le pietre delle case in rovina sono poi state riutilizzate, fino a pochi decenni fa, per costruire i terrazzamenti coltivati della zona.

La ricostruzione del paese e del porto, dopo l’abbandono da parte degli abitanti, comincia a partire dal 1960 circa, quando i primi avventurosi iniziarono a sistemare le vecchie case quasi del tutto abbandonate. Oggi il centro abitato si presenta piacevole e ben tenuto, caratteristico per i suoi vicoli e le sue stradine digradanti dal Forte San Giorgio fino al faro di Punta Ferraione, sulle quali si affacciano curati appartamenti e negozi. Il porto è oggi una piccola località marina allegra e vivace durante i mesi estivi, collegato al paese da una strada provinciale lunga circa 800 metri e da un’altra breve strada panoramica del periodo napoleonico, percorribile solo a piedi. Il Paese si distende dal promontorio di Punta Ferraione fino alle mura del Forte San Giorgio, mentre la Torre del Porto, una delle torri di guardia genovesi, oggi sede di mostre ed iniziative culturali, fa da sponda sul lato della baia del porto. Piazza Milano è il centro nevralgico della viabilità. Da qui si parte per le camminate all’interno dell’isola, per alcune calette raggiungibili a piedi e per le varie stradine che ci portano all’interno del romantico paesino.

capraia-chiesasannicola-sLa chiesa parrocchiale che si trova sulla stessa piazza, dedicata a San Nicola di Bari, patrono di Capraia Isola che si festeggia il 6 dicembre, risale al 1759 e merita una visita poichè rappresenta, con i suoi otto altari laterali, un bell’esempio di architettura dell’epoca. Secondo la tradizione deve il proprio nome ad una statua lignea di San Nicola ripescata in mare e tuttora visibile all’interno, è impostata su tre navate separate da pilastri e caratterizzata da decorazioni a stucco eseguite nel XVIII secolo da maestranze locali. Lungo le navate si aprono numerose cappelle, tra cui quella di Sant’Erasmo, venerato anche nella vicina Corsica specialmente dai pescatori, e quella di Sant’Agostino. Di un certo interesse sono anche la tela dell’Annunciazione (primo quarto del XVIII secolo) e quella raffigurante la Vergine con Santa Caterina e San Domenico (1665). Nell’abside è il coro ligneo settecentesco.
Nella parte più alta, come detto, si erge Forte San Giorgio, attualmente chiuso al pubblico per le sue condizioni precarie, ma che rappresenta ugualmente una maestosa ed imponente fortificazione che vale assolutamente una visita dall’esterno.
Proprio sotto il forte si trova – unica nel suo genere – una piccola zona archeologica ove sono stati rinvenuti decine di palmenti (un particolare tipo di macine) per la vinificazione, scavati nel tufo e risalenti ad epoca romana.
Interessante una visita alla chiesa dell’Assunta, nella zona del porto, una vecchia chiesa romanica trasformata in seguito in una chiesa-fortezza ove gli abitanti pure riparavano per sfuggire alla frequenti incursioni dei pirati. Il nome esatto di questo edificio sacro è Pieve di Santa Maria Assunta (la pieve, dal latino plebs, “popolo”, è una chiesa rurale con annesso battistero). Costruita dai pisani nell’XI secolo, rimane a testimoniare il vecchio abitato del porto, presumibilmente abbandonato perché reso insicuro dalle incursioni saracene. Sotto la chiesa si trovano le fondamenta dell’antica villa romana, primo stabile insediamento umano sull’isola. La pieve custodisce la statua lignea della Vergine Maria che ogni anno, il 15 agosto, viene trasportata in solenne processione fino alla chiesa di San Nicola. L’interno è decorato da diversi ex voto lasciati dai capraiesi, soprattutto familiari di marinai e pescatori, fino alla prima metà del XX secolo.
Altri edifici sacri degni di nota sono la chiesa e l’attiguo convento di Sant’Antonio da Padova, che furono costruiti dall’Ordine Francescano nella seconda metà del XVII secolo. Le origini si devono al monaco Pier Giorgio di Bastia (Corsica), che fu inviato nell’isola nel febbraio 1655 dall’allora vescovo di Massa e Populonia (l’attuale Massa Marittima, Toscana) Giovan Battista Malaspina. Il frate convinse la comunità di Capraia ad ospitare un insediamento di frati francescani. Questa possibilità era vista con favore dalla Repubblica di Genova – secondo la quale i francescani potevano limitare l’autorità del vescovo dell’isola che, risiedendo a Massa Marittima, poteva essere influenzato dal Granducato di Toscana – ma fu avversata dal successore di monsignor Malaspina, Bandino Accarigi, che il 19 gennaio 1658 inviò una lettera alla comunità di Capraia per manifestare la sua contrarietà. Tuttavia i francescani si erano già dati da fare e nel frattempo avevano ottenuto da Papa Alessandro VII il via libera alla costruzione d’un convento francescano, che venne effettivamente realizzato. Soppresso il convento, dal 1873 al 1986 il fabbricato ha ospitato la centrale del carcere, che ospitava la direzione e gli uffici. L’origine barocca della chiesa è evidente nelle linee mosse della facciata. All’interno si trovano la tela raffigurante la Vergine con il Bambino e sant’Anna e, sull’altare maggiore, la statua lignea di sant’Antonio.

capraia-semaforomontearpagna-sSulla vetta del Monte Arpagna si trova il cosiddetto Semaforo. Si tratta dei resti della struttura in ferro d’una vecchia stazione di osservazione e segnalazione dell’allora Regia Marina Italiana, che si occupava anche di registrare e trasmettere i dati metereologici, alla quale si giunge incontrando poco prima i ruderi degli alloggi del comandante della postazione e dei marinai, quest’ultimo detto “Le Colombaie”.
Il Semaforo è stato in funzione dai primi anni del 1900 fino all’8 settembre 1943, data dell’armistizio, quando venne abbandonato dai militari. Dalla stazione, che era di colore grigio come le navi militari, i marinai osservavano il traffico navale con la vicina Corsica con un enorme binocolo spostato su dei binari. Per le comunicazioni venivano usati vari mezzi come la radio, il telegrafo, grandi bandiere per segnalazioni navali issate su un albero simile a quello di una nave ed un segnalatore luminoso con il quale i marinai potevano comunicare anche con la vedetta del Monte Capanne sull’isola d’Elba. La struttura del Semaforo è in precarie condizioni, arrugginita ed in parte abbattuta dal vento che qui può raggiungere punte di oltre 150 chilometri l’ora. Il previsto restauro prevede la ricostruzione della vedetta per l’utilizzo come stazione di osservazione astronomica e dei Cetacei.
Capraia offre molte possibilità in fatto di escursioni. Diversi percorsi e sentieri danno la possibilità di camminate all’interno dell’Isola, per visitare il Laghetto, la Torre dello Zenòbito, la vecchia Colonia Penale e svariati altri luoghi dalla natura e dalla bellezza incomparabili.

La cucina di Capraia, che si può sperimentare nei vari ristoranti presenti sull’isola, è variegata e genuina, con la costante caratteristica dello sfruttamento del pesce fresco locale lavorato e preparato con maestria, con una certa “gelosia” nel custodire i propri ingredienti e le proprie preparazioni. Dalle api che volteggiano sulla profumata macchia mediterranea si ottiene il Miele di Capraia, un miele di sapore particolarissimo, che ha vinto nel 1999 il premio come miglior miele d’Italia millefiori. Dai frutti che la natura offre si ricavano pregiati ed ottimi distillati, quali il Nocino, il Mirto (dichiarato prodotto d’eccellenza nel 2002), il Limoncino, le grappe al mirto o al miele e il gustoso “Rubino”, un distillato di amarene e vino Sangiovese dell’Elba. Inoltre sono confezionate in loco, con prodotti del luogo, confetture di marmellata di vario tipo, dai fichi alle more. Dall’allevamento delle capre e dalla lavorazione del loro latte si ottengono formaggi caprini di altissima qualità, sia freschi che stagionati, catalogati come prodotti tipici di eccellenza dalla Regione Toscana, mentre dalla coltura della vite effettuata in località “Il Piano” si è ottenuto l’ottimo vino Aleatico di Capraia ed un rosato da tavola: il “Rosa della Piana”.
Il Porto si adagia lungo la sua banchina, dal molo di attracco del traghetto fino alla deliziosa chiesa dell’Assunta. Da qui si parte per le escursioni attorno all’Isola, per raggiungere via mare una delle calette per un bagno o per recarsi nella vicina Corsica, ad esempio sbarcando nel prossimo porto di Macinaggio nel Capo Corso, raggiungibile con appena un’oretta di navigazione, dove molti commercianti vanno solitamente per fare acquisti. Se non si ha a disposizione una barca propria, c’è la possibilità di prendere un comodo servizio di barca-taxi che partendo dal porto può accompagnarvi e riprendervi da una delle splendide calette accessibili solo via mare o quella di noleggiare, giornalmente o per tutta la durata del soggiorno, una piccola barca se non addirittura un gommone con il quale godersi ogni cala in totale indipendenza. Inoltre vi sono servizi privati che collegano regolarmente con la Corsica. Sulla ben attrezzata banchina e sulle altre tre banchine galleggianti, dove si possono ormeggiare fino a un centinaio circa di imbarcazioni, si trovano l’ufficio della Marina, della Capitaneria di Porto e delle informazioni turistiche gestito dalla “Pro Loco”, nonché bar, ristoranti ed alcuni negozi, che ne fanno un luogo di gradevoli passeggiate. I collegamenti marittimi dalla Toscana per Capraia e viceversa, con traghetti in partenza dal Porto Mediceo di Livorno, sono gestiti dalla compagnia Toremar che in ogni stagione garantisce almeno un collegamento al giorno con l’isola, mentre la nave veloce prende servizio stagionalmente da giugno a settembre. Il tempo di percorrenza col traghetto Toremar è di 2,30 ore se la tratta è diretta, mentre diventa di 3,00 ore se è previsto uno scalo all’isola di Gorgona.

Fauna flora e bellezze naturali

Il mare di Capraia è particolarmente pulito e sano, grazie alla totale assenza di grandi agglomerati urbani e del conseguente inquinamento, oltre che a una corrente marina perenne che lambisce l’isola da sud a nord. Questa condizione ideale la rende meta privilegiata per tutti gli appassionati di attività subacquee, che possono contare su immersioni particolarmente interessanti, sia in apnea che con le bombole, in acque ricche di specie marine. Immergersi in una area marina protetta come quella dell’isola, con fondali chiari ed acqua cristallina priva di pulviscolo e mai torbida, significa essere certi di incontrare una quantità di pesci paragonabili solo ai mari molto più caldi.
Il Mare ed i fondali capraiesi sono passaggio e rifugio di molteplicissime specie di pesci, molluschi e crostacei. I suoi fondali sono subito rocciosi, eredità delle frane che poco a poco “mangiano” il territorio emerso. Larghi campi di Posidonia Oceanica misti a sabbia e fango, si alternano a tali formazioni rocciose fino a circa una quarantina di metri. Le secche e le rocce sono dense di colori dati dalla spugna incrostante rossa e gialla, le pareti coperte da Margherite di Mare (l’esacorallo Parazoanthus) di colore intenso ed abitate da molluschi d’ogni tipo, fra cui Lepri di Mare (il mollusco, lungo fino a 30 centimetri, Aplysia depilans) e da piccole aragoste. Banchi di Barracuda, Ricciole, Pesci Luna e sul fondo decine di Cernie, Saraghi, Dentici ed altri pesci di taglia si muovono attorniati da nugoli di Occhiate o di nere Castagnole. Posta in pieno centro del cosiddetto “Santuario dei cetacei”, non difficile è l’incontro con gruppi di Delfini e Balenottere.

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Ma anche in superficie Capraia è bellissima. Può sembrare strano che questa piccola isola possa offrire dei buoni percorsi per passeggiate campestri, eppure il territorio, montuoso, con valli, gole e vette, ne è ricco. Dando la possibilità della breve passeggiata o della camminata più lunga e impegnativa. Sia dal Paese che dal Porto si può accedere a percorsi che risultano affascinanti ed interessanti sotto vari aspetti. Camminare in mezzo alla macchia mediterranea ed ai suoi profumi è inebriante, specie in primavera, e la vista che si può godere dalle vette dei monti di Capraia, o dalle selle che si affacciano a picco sul mare verso la Corsica è veramente mozzafiato. Il silenzio e l’atmosfera di pace e tranquillità che si respira all’interno è unica ed incomparabile. Gli incontri con la fauna dell’isola pressoché scontati: famiglie numerose di Mufloni (le Muvre della attigua Corsica), Conigli selvatici, Biacchi ed uccelli d’ogni tipo popolano ogni luogo interno dell’Isola, che è percorribile da nord a sud in parte su sentieri in terrapieno di età napoleonica, in parte su nuovi percorsi ricavati attraverso la macchia mediterranea. I percorsi portano allo Stagnone o Laghetto, unico invaso naturale d’acqua dolce dell’isola, al Piano, l’antico insediamento romano oggi riportato a coltura di vite, al Monte Arpagna, allo Zenòbito, punta estrema a sud, al Monte le Penne o all’interno dei vecchi insediamenti dell’ex colonia penale, con le sue celle ed i suoi dipartimenti oggi liberamente visitabili.
Come già detto, Capraia è inserita all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, un’area protetta che comprende circa diciottomila ettari di terre emerse e sessantamila ettari di area marina. La scelta di istituire un parco marino e terrestre in quest’area è facile da comprendere: la limpidezza e la purezza delle acque per niente inquinate, la diversità dei fondali e delle coste di ciascuna isola ne fanno un area biologicamente perfetta per la fauna marina. Capraia inoltre possiede l’unico invaso naturale di acqua dolce di tutto l’arcipelago, lo Stagnone o Laghetto ed essendo inserita in uno dei più noti corridoi migratori faunistici tra l’Africa e l’Europa, è un punto obbligato di sosta e di riproduzione di grandi quantità di specie volatili. Vi fanno sosta o nido decine e decine di tipi di uccelli. Cardellini, Scriccioli, Sterpazzole e Pettirossi fanno da sfondo ad una colonna sonora che ha i suoi solisti nel Gheppio, nel Gabbiano Comune e Corso, nel Corvo Imperiale, nella Beccaccia, nell’Airone, nella Ghiandaia, nel Falco Pescatore ed in molti altri come gli acquatici Marangoni dal Ciuffo o la Berta.

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L’Isola è, in definitiva, un piccolo paradiso naturale, una inaspettata oasi di natura selvaggia ed affascinante che merita assolutamente di essere visitata. La vegetazione è ricchissima e presenta alcune specie endemiche, anche rarissime. Sul versante ovest di Capraia, in corrispondenza della Punta del Dattero, su una parete ripidissima, vive anche il “fossile vivente” della Palma Nana, risalente a quando tutta l’Europa era coperta da specie oggi presenti solo molto più a sud. In alcune zone si trova la Gariga (vegetazione a cavallo tra la steppa e la macchia mediterranea) con Elicrisio, Cisto Marino, Mirto, Lentisco, Rosmarino, Oleandro, Euforbia Arborea e altre piante tipiche. Tramontata l’epoca in cui era totalmente coperta di enormi leccete, oggi Capraia si presenta come un territorio “montuoso”, con vallate e vette totalmente coperte da una ricca macchia mediterranea, comprendente, oltre alle specie già viste, anche altre tra le quali Corbezzolo ed Erica o Scopa. Suggestiva nel suo insieme, nel periodo primaverile essa si copre di fiori e fa tanto profumare tutto l’ambiente che a volte, arrivando col traghetto, si “annusa” l’isola ancor prima di vederla all’orizzonte. Fiori di innumerevoli specie colorano ogni sito, dal Ranuncolo alla Giunchiglia e poi Romulee, Narcisi, Orchidee selvatiche, Violacciocche e Cinerarie, che creano suggestive macchie di colore nel verde della macchia. Capraia possiede anche specie endemiche, come il Fiordaliso di Capraia o comuni al solo Arcipelago, come la Boragine nana o la Bocca di Leone di Capraia.
Nell’entroterra, riparati dalla macchia più alta, vivono colonie di simpatici Conigli selvatici e molteplici famiglie, ben visibili ovunque ed avvicinabili, di signorili Mufloni arrampicati sulle rocce più impensabili. La Raganella Sarda è diffusissima, al pari del Biacco, un serpentone innocuo e timido che ama passare la giornata a scaldarsi sui muretti a secco dell’isola. Il Geco, poi, comunemente chiamato Tarantola, è l’innocuo compagno di ogni nottata estiva ove vi sia una luce accesa.
Le Capre Selvatiche autoctone e le Foche Monache, purtroppo, sono oggi estinte per colpa della caccia incontrollata data loro in passato.

Manifestazioni culturali, sportive e feste

L’isola, essendo divenuta ultimamente una ricercata meta turistica, gode di varie manifestazioni culturali, ludiche e sportive:

Aprile (date da stabilire, solitamente verso la metà del mese): “Capraia Wild Trail”, spettacolare competizione di corsa su sentieri accidentati con partenza dal Porto, con numero chiuso a 200 partecipanti. Il percorso, lungo 25 chilometri, dopo un passaggio all’interno del centro abitato, si sviluppa sul maggior anello podistico isolano, passando da Il Piano, Il Ceppo, Punta dello Zenòbito, Monte Arpagna, lo Stagnone, Monte Le Penne, ex Colonia Penale e arrivo ancora al Porto.

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Maggio (date da stabilire, solitamente verso la metà del mese): “Premio Isola di Capraia”. L’isola si riempie di artisti che dipingono in ogni angolo del centro abitato, sfidandosi a colpi di pennello per fornire un’interpretazione estemporanea su tela dei paesaggi isolani.

Maggio (date da stabilire, solitamente verso la metà del mese): “Sagra dei Sapori dell’Arcipelago”. La giusta occasione per un fine settimana all’insegna del buon cibo e del buon bere. Prodotti tipici di tutto l’Arcipelago Toscano, inclusa l’isola di Gorgona, confluiscono alle bancarelle della manifestazione in centro paese, dove saranno anche i banchi dei ristoranti locali che prepareranno ricette tipiche di piatti della tradizione. Esposizione di prodotti, degustazioni e vendita.
Da fine aprile a inizio maggio e da fine settembre a inizio ottobre (date da stabilire, solitamente per una quindicina di giorni circa per ogni periodo): “Capraia Walking Festival”. La festa del camminare dell’Arcipelago Toscano, con una serie di iniziative lungo tutto il corso della stagione, tra quelle dedicate prettamente alle passeggiate e camminate sul territorio e quelle di carattere culturale ed enogastronomico.

Maggio (date da stabilire, solitamente verso la fine della prima decina del mese): “Regata Mini Giraglia”. Organizzata dalla Lega Navale Italiana Sezione Capraia, la Mini Giraglia è una regata divenuta oramai famosa tra tutti i lupi di mare del Mediterraneo. Aperta a tutte le classi di imbarcazioni da diporto è occasione, più che di competizione (benché sia serrata e ambita), d’incontro e di ritrovo tra vele, sartie e vita di porto. Col classico percorso Capraia – isola di Giraglia (Corsica) – Capraia.

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Novembre (date da stabilire, solitamente i primi tre o quattro giorni del mese): “Sagra del Totano”. La classica tra gli appuntamenti capraiesi, la sagra del Totano probabilmente più grande del mondo. Un appuntamento dove le attività e il divertimento si fondono in una atmosfera irripetibile ai sapori tipici della cucina di questo gustoso cefalopode. Grande apparecchiatura su tutta la banchina del porto, con banchi di degustazioni di ricette a base di Totano.