Il sipario è calato per la 47ª edizione del Rossini Opera Festival di Pesaro. Ancora una volta, la città in cui nacque Gioachino Rossini ha ospitato con successo uno dei festival d’opera più belli e famosi d’Italia. Oltre ad aver avuto la fortuna di contare tra i suoi figli uno dei più grandi compositori del XIX secolo, almeno quello che conobbe un’immensa notorietà, Pesaro possiede anche una tenuta sul mare che la rende una città molto apprezzata da migliaia di italiani e stranieri. Questi due beni combinati le conferiscono un patrimonio prezioso.
Per un appassionato di opera e bel canto, se dovessi scegliere un festival estivo, il ROF di Pesaro sarebbe probabilmente il posto migliore. Qui la musica di Rossini regna in maestà. Le edizioni critiche della Fondazione Rossini l’hanno resa un luogo di purezza musicale. Rossini è qui a casa sua per sangue, per arte, per spirito. Lo lasciò giovane e entusiasmò capitali europee come Parigi, che gli diede tanto, prima di raccogliere il suo ultimo respiro, ma fu Pesaro nel ventesimo secolo a dargli una nuova nascita con la creazione del ROF nel 1979. In qualche modo ha cancellato una frustrazione, quella dell’assenza di Gioachino. “Ogni 100 anni, l’ulivo ritrova la sua terra”, dice un proverbio. A Rossini ci vollero quasi due secoli per ritrovare la propria attraverso l’immortalità della sua musica. Il ROF, come un ulivo, dà frutti ogni anno, e quelli del 2026 sono stati di qualità.
Il sipario si alzò l’11 agosto sull’opera “Le Siège de Corinthe”, la prima delle opere che Rossini scrisse in Francia per l’Académie Royale de Musique nell’ottobre 1826. Quest’anno festeggia il suo 200º anniversario e l’Opera di Parigi non lo esegue da 40 anni. È l’unica creazione di questa edizione. Le altre due opere sono riprese. La direzione musicale di Rizzi e la messa in scena del torinese David Livermore (sebbene un po’ controversa), unite a un cast vocale di alta qualità, ne fanno un successo per un’ouverture all’Auditorium Scavolini, anch’esso assediato dal caldo soffocante. Le altre due opere in programma erano riprese: “L’occasione fa il ladro”, regia di Jean-Pierre Ponnelle, prodotta nel 1987. Questa burletta per musica composta in una settimana nel 1812 è portata dalla bacchetta di Alessandro Bonato. Matteo Mancini, baritono pesarese, debutta nella sua città natale. Se a volte le scenografie dipinte dallo stesso Ponnelle odorano un po’ sbiadite, il piacere è sempre servito da una bella squadra vocale. Un’altra ripresa, “La scala di Seta” con una messa in scena di Damiano Michieletto, che fu un clamoroso successo nel 2009, conserva tutta la sua freschezza e originalità scenica. L’opera che musicalmente supera “L’occasione…..” è una farsa comica in cui il baritono Paolo Bordogna, già presente 17 anni fa, interpreta ancora un Germano pittoresco.
Altri successi di questa edizione furono il recital del tenore Juan Diego Flórez tenuto per il suo 30º anniversario di presenza al ROF, “Le voyage à Reims” come trampolino di lancio per gli studenti dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, i recital bel canto dei baritoni Matteo Mancini e Giuseppe Toia, del tenore Dave Monaco, dei bassi Adrian Sâmpetrean e Simòn Orfila. È stato lo “Stabat Mater” sotto la direzione di Ramón Tebard ad abbassare il sipario dell’auditorium Scavolini, di questa edizione 2026.
IL PUBBLICO IN AUMENTO, GLI STRANIERI IN DECLINO
Cristian Della Chiara, direttore generale del ROF, ha fornito i dati di quest’anno. 42 spettacoli e incontri, 16.350 persone presenti, un aumento rispetto al 2025 (15.559). Sebbene la dimensione internazionale resista, si sta comunque indebolendo. Dal 70% di cinque anni fa, gli stranieri rappresentavano il 38% degli spettatori. I ricavi ammontano a 808.000 euro. Dal punto di vista degli aiuti pubblici, quest’anno i sussidi del Ministero della Cultura hanno subito una forte diminuzione, costringendo il festival a programmare una sola creazione. Il ROF ha accolto 157 giornalisti provenienti da 23 paesi. La conferenza stampa finale nella Sala della Repubblica al Teatro Rossini ha avuto una presentazione diversa dal solito. Accanto ai vertici del ROF c’erano tutti gli altri, tecnici, elettricisti, maestranze, macchinisti, ecc….. Tutti quelli che non si vedono e che contribuiscono anch’essi a creare il festival. Il sindaco Andrea Biancani ha reso omaggio a chi lavora per un anno intero per costruire il ROF.
IL PROGRAMMA 2027
L’edizione 2027 sarà più ricca di creazioni, due delle tre opere previste, grazie a sponsorizzazioni private, secondo il presidente del festival. Il ROF aprirà il 12 agosto con una nuova produzione di “La donna del lago” in collaborazione con il San Carlo di Napoli, regia di Johannes Erath, con l’orchestra diretta da François Lopez-Ferrer. Un’altra nuova produzione è “Tancredi” di Paul Curran, direttore d’orchestra Yves Abel e una ripresa di “Adina”, una produzione del 2018 dalla regista pesarese Rosetta Cucchi, con Georges Petrou al podio. È la piccola Messa Solenne sotto la direzione di Francesco Lanzilotta che concluderà la 48ª edizione.
E SE ROSSINI NON FOSSE PIÙ SOLO?
Durante i ROF Talks, quello dedicato alla presentazione del programma per la stagione 2027, ha riservato una sorpresa, il presidente del Festival, Michele dell’Ongaro, ha «lanciato un sasso nello stagno» aprendo il dibattito sull’apertura del ROF ad altri compositori. Il sovrintendente Ernesto Palacio rispose immediatamente: “Solo Rossini!” Perché non domani altri compositori in cartellone al ROF? In ogni caso, l’originalità di questo festival è che è dedicato a Rossini, e il pubblico, per ora, viene per lui. Le porte potranno aprirsi? Il presidente del festival annuncia una sorpresa per il cinquantesimo anniversario nel 2029. Chi sa?
Tuttavia, il dibattito è iniziato. Non è una novità, ci ha detto Michele Dell’Ongaro, presidente del ROF.
Petru Luigi Alessandri
Giornalista radiofonico di RCFM, si occupa tra l'altro anche della trasmissione Mediterradio, che mette in contatto gli ascoltatori di Corsica, Sardegna, Sicilia, e occasionalmente Malta e altre terre mediterranee. Per Corsica Oggi scrive in lingua corsa o, in traduzione, in italiano.




