Il Riacquistu: conquiste e disfatte dagli anni ’70 ad oggi

Articolo di Ilaria Giansante

Il Riacquistu è un movimento culturale venuto alla luce ed esploso negli anni ’70 in Corsica.
Scopo di questo movimento era la riappropriazione, da parte di tutto il popolo corso, della propria lingua e della propria cultura in tutte le sue più svariate forme.  L’origine di tale movimento, però, risale a quasi un ventennio prima della sua naturale esplosione.
Già nel 1955 la rivista U Muntese si prefiggeva come compito quello della protezione e dello sviluppo della lingua corsa. Il punto focale della controversia sul Riacquistu si ebbe con la questione dell’insegnamento della lingua in un contesto scolastico. Un acceso dibattito dal punto di vista politico venne aperto dai corsisti del Partito Corso d’Azione e dalla rivista irredentista A Muvra, in cui uno dei problemi da risolvere proveniva dal fatto di capire se la lingua dovesse essere dotata una sua propria grammatica e ortografia, oppure dovesse essere insegnata in maniera fluida, intendendo la lingua corsa come un idioma in continua evoluzione.

Il principale problema era un altro. La lingua corsa non riusciva ad emanciparsi rispetto a quelle  correnti politiche che la volevano, da una parte sottomessa all’italiano, come da volontà degli irredentisti, e dall’altra in un inquadramento meno rigido, secondo le idee dei corsisti.
Nel 1970 però grazie a Pasquale Marchetti e Dumenicantone Geronimi e alla loro opera “Intricciate è cambiarine: manuel pratique de l’ortographe corse“, quantomeno il problema sull’ortografia venne superato.
Il movimento culturale del Riacquistu però non riguarda solo la lingua. Negli anni settanta si assiste ad un rinascita dell’identità corsa. Sia sul fronte politico che sociale si combatte. Dalla nascita del gruppo Canta u populu corsu nel 1973 al dramma di Aleria del 1975 il popolo corso abbandona il suo ruolo da volgo rurale al quale era stato rinchiuso ed esce all’esterno con forza, in modo che tutti possano vederlo combattere per i propri ideali. In quegli anni in tutta la Francia non si fa che parlare di questo. Dai problemi degli agricoltori e dei pescatori fino alla crisi economica che colpisce l’isola. Niente più vine nascosto. Tutto è sotto gli occhi di tutti e il popolo corso si sforza sempre di  più di far sentire la propria voce e di far valere i propri diritti.
Negli anni ottanta la svolta per l’isola. Nel 1981 riapre l’università di Corte, chiusa nel 1768 dopo l’annessione francese della Corsica, che viene intitolata al padre di a Nazione, Pasquale Paoli, e che ancora oggi è il fulcro della vita accademica dell’isola con studenti provenienti non solo da tutta la  Francia, ma da tutto il mondo. Un centro di cultura e insegnamento in continua espansione che guarda con un occhio alla tradizione corsa e con un altro al futuro.

 

Nel 1982 viene istituita, invece, la Collettività Territoriale della Corsica che nel 2002 assume pieno potere di gestione della cultura.
Ad oggi in tutta la Corsica si contano diverse emittenti radiofoniche e canali televisivi, la cinemateca di Porto Vecchio, il centro mediterraneo di fotografia a Bastia e il Museo Regionale di Antropologia a Corte. I cartelli stradali sono bilingui, così come diverse insegne di negozi in tutta l’isola. Diversi scrittori di lingua corsa si sono affermati non solo in Francia, ma alcune loro opere  sono tradotte in tutto il mondo, come quelle del vincitore del premio Goncourt Jérôme Ferrari.
L’insegnamento della lingua corsa è diventato obbligatorio in tutte le scuole del territorio ma con soltanto tre ore di lezione settimanali. Abbandonata in un contesto pressoché scolastico, però, la lingua non prolifera.
Nonostante le battaglie giornaliere di chi difende ancora questa lingua, diversi studi dimostrano come la trasmissione intergenerazionale del corso si sia abbassata notevolmente durante gli ultimi anni, fino ad arrivare al due percento. L’UNESCO ha posto il corso nella lista delle lingue in grave pericolo di estinzione. Tale lingua, considerata dal governo francese come regionale, dunque, resta sottomessa e non è protetta da nessuno statuto giuridico.
Jean Jacques Rousseau nel Contratto Sociale diceva “ j’ai quelque pressentiment qu’un jour cette petite ile etonnera l’Europe”. Servirà dunque un nuovo Riacquistu per migliorare ulteriormente le cose e cercare di salvare quello che di peculiare esiste in questa isola del mediterraneo?