Il punto sulle proteste nell’isola

Dall’inizio del mese di marzo molte proteste popolari, purtroppo anche con qualche atto di violenza, si stanno svolgendo nelle principali città della Corsica.

La prima imponente manifestazione si è svolta a Corte, sede dell’unica Università dell’isola, alla quale hanno partecipato molti studenti, il 6 marzo.

Nei giorni seguenti altre manifestazioni si sono susseguite nelle maggiori città della Corsica, da Bastia a Porto Vecchio ad Ajaccio. Manifestazioni essenzialmente pacifiche, molto partecipate dai giovani, che hanno, però, visto l’infiltrazione di gruppi violenti che si sono resi protagonisti di danneggiamenti, incendi e scontri con la polizia.

La miccia di tali proteste è stata accesa dall’aggressione subita, il 2 marzo, nel carcere di Arles, da Yvan Colonna, un nazionalista indipendentista corso, giudicato, sebbene la sua costante professione di innocenza, esecutore materiale dell’omicidio del Prefetto Claude Érignac, avvenuto ad Ajaccio da parte di un gruppo non affiliato di separatisti, il 6 febbraio del 1998 e condannato in via definitiva all’ergastolo, nel 2011 (Yvan Colonna fu arrestato nel 2003 dopo anni di latitanza). L’aggressione, ad opera di un detenuto camerunense, Franck Elong Abé, combattente jihadista in Afghanistan e condannato per questo a 9 anni di reclusione, ha ridotto Yvan Colonna in fin di vita. Colonna è attualmente ricoverato a Marsiglia in stato di coma. Le proteste lamentano una mancata protezione di Colonna e, in alcuni casi, si spingono ad attribuire allo Stato una corresponsabilità, in chiave anti-indipendentista della Corsica.

L’omicidio del Prefetto Érignac, simbolo e rappresentante dello Stato francese nell’isola, portò ad una dura repressione da parte del Governo centrale, nel periodo immediatamente successivo. Tale repressione non portò certo a migliorare i rapporti fra lo Stato centrale e l’isola e ha, di fatto, fermato qualsiasi passo in avanti nei confronti dell’autonomia speciale da sempre richiesta dalla Corsica.

Altri due indipendentisti, Pierre Alessandri e Alain Ferrandi, giudicati colpevoli per lo stesso omicidio, stanno scontando, nella Francia continentale, la pena dell’ergastolo.

Colonna, Alessandri e Ferrandi, sono detenuti in regime DPS (Détenu Particulièrement Signalé) un regime carcerario che impone molte limitazioni ai detenuti in termini di sorveglianza, isolamento, possibilità di muoversi nel carcere e che, spesso, porta anche a numerosi cambi di luoghi di detenzione.

Da diversi anni gli avvocati dei tre condannati, fra i quali, come avvocato di Colonna, era anche Gilles Simeoni, attuale Presidente della Regione corsa e fiero autonomista, chiedono la revoca del DPS e la possibilità di trasferire il luogo di detenzione in Corsica.

Tali appelli sono stati sempre rifiutati dal Governo francese ma, dopo l’aggressione a Colonna e in seguito alle proteste popolari, il Governo ha annunciato di aver revocato il DPS per Colonna, Alessandri e Ferrandi.

Molte voci della società Corsa si stanno alzando in questi giorni, dalla Chiesa Cattolica alle associazioni di industriali e commercianti e ai partiti politici, chiedendo la fine di ogni violenza e, finalmente, l’inizio di una seria e reale discussione tra Governo e Regione su una forma di autonomia da riconoscere all’isola.

In questi giorni è stato inviato in Corsica dal Presidente Macron e dal Primo Ministro Jean Castex, il Ministro dell’Interno Gérald Darmanin, con l’incarico specifico di garantire la sicurezza in Corsica e iniziare le trattative per l’autonomia.

Si spera dunque, che a valle di un atto di violenza, si possa finalmente discutere delle istanze autonomistiche della Corsica che, indubbiamente, rappresenta una tutta sua peculiarità nell’ambito dello Stato francese.

L’auspicio è che il dialogo e il confronto portino a delle soluzioni vantaggiose per tutti e disinneschino la tentazione di un ritorno alla violenza che, di certo, non aiuterebbe nessuno.

Ettore Timi