La legge sullo stato di residenza è realtà! Ma in Alto Adige

Uno dei “cavalli di battaglia” dei Nazionalisti Corsi sarà presto realtà. Ma non in Corsica, bensì nel territorio dell’Alto Adige, corrispondente alla provincia autonoma di Bolzano, in Italia. Per delibera del consiglio provinciale, comprerà casa solo chi risiede da almeno 5 anni.

Per la precisione, tutte le nuove costruzioni e le ristrutturazioni sono ora riservate ad acquirenti che risiedono da almeno 5 anni o che almeno hanno avviato un rapporto di lavoro in Alto Adige. Il provvedimento vale nei comuni ad alta densità turistica, dove oltre il 10 per cento di abitazioni vengono utilizzate come seconde case. Un elenco che comprende le località più famose della provincia di Bolzano: da Corvara in Badia a Selva di val Gardena, da Ortisei a Stelvio. “Vietate” ai non residenti pure le seconde case di San Candido e Dobbiaco, in Alta Val Pusteria.

Le ragioni di questa decisione le hanno spiegate il governatore Arno Kompatscher e il suo vice Richard Theiner: “L’aumento delle seconde case rende molto difficile per i residenti l’accesso a un’abitazione a prezzo accessibile”. Insomma la concorrenza di turisti che vogliono prendere casa alzerebbe le quotazioni alle stelle tagliando fuori dal mercato le giovani famiglie.

Ragioni molto simili alla richiesta dell’Assemblea di Corsica per uno “status di residente” che tuteli il mercato fondiario e immobiliare dell’isola contro l’invasione di continentali che risiedono solo per alcuni mesi l’anno. La giunta provinciale (corrispettivo del consiglio esecutivo) dell’Alto Adige, ha potuto però attuale la manovra, dato che la provincia gode di una amplissima autonomia, oltre che di tutele linguistiche fortissime.

Parigi ha sempre negato ai Corsi una trattativa su questo tema, perché discriminatorio verso gli altri cittadini francesi. E Roma cosa dice ai cittadini alto-atesini? Nulla. Evidentemente la delibera rientra nelle competenze provinciali e Theiner fa sapere che la legge contro la “svendita del territorio” non è stata impugnata di fronte alla corte costituzionale italiana.


Fonte: La Repubblica