Bilinguismi a confronto /2: Alto Adige

altoadigesuedtirolCon questo articolo prosegue il viaggio alla scoperta dei bilinguismi ufficiali di diversi Paesi, per raffrontarli con la situazione della Corsica e poterne trarre spunti e modelli utili all’isola.

Dopo la prima tappa, in Valle d’Aosta, restiamo in Italia settentrionale spostandoci più a est, lungo il confine con l’Austria. Qui si trova la Provincia Autonoma di Bolzano, o “Alto Adige – Südtirol”, che ha un’estensione territoriale quasi identica alla Corsica e una popolazione di circa 500.000 abitanti, di cui grossomodo un quarto sono di madrelingua italiana e la restante parte di madrelingua tedesca, con una minoranza ladina.

Qui vige il bilinguismo Italiano-Tedesco.

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Cenni storici

Fino alla prima guerra mondiale il territorio dell’attuale provincia era parte integrante della regione austriaca del Tirolo, facente parte dell’Impero Austroungarico. Da un censimento del 1910 oltre il 90% della sua popolazione era germanofono, e meno del 5% si dichiarava italofono. La regione veniva definita dagli irredentisti italiani con il termine Alto Adige utilizzato in epoca napoleonica. Tale irredentismo si basava evidentemente sulla questione del “confine naturale” dell’Italia geografica costituito dal passo del Brennero che non su questioni linguistiche o culturali.

Allo scoppio della guerra nel 1914 l’Italia, che facendo parte della Triplice Alleanza avrebbe dovuto schierarsi con Germania e Austria-Ungheria, mantenne inizialmente la sua neutralità in cambio di concessioni territoriali comprendenti anche l’Alto Adige in base ai termini del trattato segreto di Londra, stipulato nell’aprile 1915. Quello stesso anno dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. In seguito alla vittoria italiana il Trattato di Saint-Germain confermò il passaggio dell’Alto Adige al Regno d’Italia.

Il Regime Fascista operò una politica di italianizzazione forzata, vietando la toponomastica tedesca, chiudendo le scuole in lingua tedesca e addirittura italianizzando forzatamente i cognomi delle persone. Nella provincia di Bolzano, istituita nel 1927, venne impiantata l’industria pesante e di produzione energetica, con ampio impiego di manovalanza reclutata in altre regioni d’Italia, per diluire la componente linguistica autoctona. La percentuale di italofoni salì fino a superare il 23%. La resistenza della popolazione cercava di mantenere viva lingua e tradizione, organizzando ad esempio una rete clandestina di scuole per tramandare la lingua alle nuove generazioni.

Il Terzo Reich esercitò sulla popolazione dell’Alto Adige un grande fascino e la speranza, sempre tradita da Hitler, che potesse reclamare l’appartenenza della regione al Reich tedesco. Nel 1939 invece Germania e Italia trovarono un accordo per risolvere la questione, implementando le “Opzioni dell’Alto Adige“: alla popolazione di lingua tedesca fu imposto di scegliere se diventare cittadini tedeschi e trasferirsi, o se rimanere cittadini italiani integrandosi nella cultura italiana e rinunciando ad essere riconosciuti come minoranza linguistica.

Dopo la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, gli altoatesini di lingua tedesca sperarono nell’unificazione con l’Austria, ma l’accordo De Gasperi-Gruber stabilì che la provincia rimanesse all’Italia in condizioni di autonomia.

Il primo statuto di autonomia arrivò già nel 1948, ripristinando tra l’altro la toponomastica in tedesco accanto a quella italiana e l’insegnamento in lingua. Tuttavia le rivendicazioni dei germanofoni non cessarono, mentre la percentuale di italofoni saliva fino al 34% negli anni ’60, sostenuta dalla forte immigrazione da altre regioni. Alcuni atti terroristici, come sabotaggi ai tralicci delle reti elettriche, riportarono la discussione sull’Alto Adige, fino a farla approdare alle Nazioni Unite e ad approvare un nuovo pacchetto di norme autonomiste nel 1972.

Situazione attuale

Carta_identita_Alto_AdigeOggi l’Alto Adige, integrato nella Regione Trentino-AltoAdige, è un territorio di fatto germanofono e che gode di un’autonomia amministrativa e finanziaria senza eguali sul territorio italiano. Questo è frutto di decisioni politiche che a partire dal nuovo Statuto del Trentino-Alto Adige del 1972 hanno consegnato ai germanofoni la maggioranza politica. L’articolo 89 dello statuto, attuato nel ’76, stabilisce la cosiddetta “proporzionale etnica“, disponendo per la provincia di Bolzano che i posti pubblici siano riservati a cittadini appartenenti a ciascuno dei tre gruppi linguistici, in rapporto alla consistenza dei gruppi stessi, quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza rese nel censimento ufficiale della popolazione tenuto ogni 10 anni, il più recente nel 2011.

I cittadini sopra i 14 anni devono dichiarare la propria appartenenza ad un gruppo etnico e linguistico, e questo influenzerà la propria possibilità di accedere ai posti di lavoro pubblici, incluse aziende poi privatizzate come Poste Italiane. Questo ha portato a incrementare il peso del gruppo linguistico tedesco, dominante, dato che molti si dichiarano appartenenti a quel gruppo per avere maggiori possibilità di carriera. Le competenze linguistiche vengono certificate mediante il rilascio di un apposito patentino linguistico, indispensabile per poter svolgere determinate professioni.

Le scuole pubbliche impartiscono l’insegnamento in lingua tedesca, con l’insegnamento obbligatorio dell’italiano, o viceversa in lingua italiana con il tedesco obbligatorio.

Esistono mezzi di comunicazione in lingua tedesca e altri in lingua italiana, e la televisione di stato, Rai, realizza programmi e notiziari in tedesco. Ciononostante la provincia di Bolzano registra uno dei maggiori tassi nazionali di evasione del canone Rai, dato che molti cittadini guardano esclusivamente la televisione austriaca, che dedica anche programmi specifici al Sudtirolo.

La stessa dicitura ufficiale “Alto Adige – Südtirol” è significativa: la componente germanofona, dominante a livello politico con il partito autonomista Südtiroler Volkspartei e altri gruppi più estremi che mirano all’indipendenza o all’annessione all’Austria, considera il territorio come il sud del Tirolo e non come una parte settentrionale della penisola italiana.

Segnaletica_bilingue_AltoAdigeLa toponomatica e le indicazioni stradali funzionali, i cartelli, gli avvisi, con la sola eccezione dei mezzi e delle strutture dell’Esercito Italiano, sono in doppia lingua. E la prima lingua indicata è quella della maggioranza della popolazione, ossia a livello provinciale e in tutti i comuni tranne i 6 a maggioranza italofona, la prima scritta è in tedesco, poi segue l’italiano.

La percentuale di italofoni, a seguito di queste politiche, è calata fino all’attuale 23%, contro il 62% di germanofoni. Nelle città maggiori, in particolare il capoluogo Bolzano, la maggioranza degli abitanti parla invece italiano (74%).

Garanzie vengono anche accordate alla minoranza ladinofona.

L’autonomia non è solo linguistica ma anche economica, dato che i 9/10 di quasi tutti i tributi statali restano sul territorio.

Considerazioni

La situazione dell’Alto Adige è particolare. Prevede un bilinguismo ufficiale, che però di fatto si traduce spesso in monolinguismo tedesco di fatto.

I cartelloni pubblicitari sono in stragrande maggioranza scritti in tedesco, e i madrelingua tedeschi spesso parlano male e malvolentieri la lingua italiana.

Questo avviene perché effettivamente non hanno bisogno dell’italiano, potendo utilizzare il tedesco per qualsiasi ambito della vita quotidiana. La vicinanza con la Svizzera tedesca e l’Austria offrono inoltre opportunità lavorative allettanti in un ambiente germanofono. Le norme vigenti premiano la conoscenza del tedesco in tutti i modi.

Da notare che in realtà la lingua parlata in famiglia dagli altoatesini germanofoni non è il tedesco standard, ma un dialetto locale. Ma l’appartenenza politica all’Austria e la lungimiranza dei governanti ha permesso l’uso del tedesco come lingua ufficiale, dando così accesso a una comunità di oltre 100 milioni di parlanti in Europa.

Lo scopo di preservare la propria identità è senz’altro riuscito. Forse fin troppo bene, alimentando di fatto forme discriminatorie nei confronti della minoranza italofona e disincentivando l’apprendimento avanzato della lingua italiana, togliendo così una risorsa in più di cui la popolazione potrebbe facilmente disporre. La cultura viene esorcizzata e allontanata come un pericolo, oggettivamente inesistente oggigiorno, invece di essere vista come un arricchimento.

Quasi impossibile fare paragoni con la Corsica. La lingua italiana non è più ufficiale nell’isola dal finire del 1700 e nessuna forma di bilinguismo ufficiale, né con l’italiano né con il còrso, è mai entrata in vigore. E al conoscenza stessa del còrso, sia a livello di numero di parlanti che di qualità, va diminuendo pericolosamente di anno in anno.

 

 

2 Comments on “Bilinguismi a confronto /2: Alto Adige”

  1. Una similitudine esiste, il Sudtirolo nel 1921 si è trovato ad essere italiano in forza di un trattato di pace senza alcuna forma di referendum, per quanto manipolabile. Quantomeno Nizza, Tenda e Briga furono annesse rispettando quantomeno la forma.
    Di fatto un popolo completamente germanofono, di cittadini della Repubblica dell’Austria Tedesca, nata nel 1918 si trovò improvvisamente suddito di un regno straniero, il Regno d’Italia. Un po’, con i dovuti distinguo ricorda la cessione della Corsica al Regno di Francia nel 1768.

  2. Dopo le devastazioni della prima guerra mondiale la Germania ne uscì sconfitta e alcuni stati vittoriosi insieme agli Stati uniti nel trattato di Versailles del 7-5-1919 stabilirono vari smembramenti a danno dei perdenti,ricordiamo solo la cessione dell’Alsazia e la Lorena alla Francia.Con il trattato di Saint germain-en-laye del 10-9-1919 poi l’Italia acquisì l’Istria il sud Tirolo e Cortina d’Ampezzo.Inoltre acquisirono territori il Belgio la Polonia nacque la Cecoslovacchia la Turchia,ma mi fermo qui.Ora non mi risulta ,per parlare solo dell’Italia ,che il popolo germanofono abbia subito angherie,anzi! Come correttamente riportato godono di ampie autonomie e privilegi,se c’è una discriminazione è proprio verso gli italiani.Ma come si può ipotizzare un confronto con la storia e la situazione corsa ? Due contesti che sono agli antipodi.Qualcuno si documenti poi come è andata in Alsazia per i germanofoni…

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