Salvatore Viale, il padre della letteratura in lingua corsa che amava l’Italia

Salvatore Viale, il padre della letteratura in lingua còrsa che la portò dalle bocche dei pastori (che all’epoca si diceva che conoscevano anche la Divina Commedia a memoria) ai libri elevandola allo status di lingua di vera e propria dato che fino alla sua nascita la lingua corsa era ristretta all’uso non ufficiale, dato che ufficialmente era usato all’epoca in gran parte l’italiano (e in minima parte il francese) nei documenti ufficiali e il latino ormai era ristretto solo alla chiesa e ai documenti ecclesiastici.

Salvatore Viale nacque a Bastia il 6 settembre 1787, quando la Corsica era francese da meno di vent’anni e i legami con la Penisola erano ancora, nonostante tutto, fortissimi.

La sua era una famiglia dell’alta borghesia, originaria di Genova che si era trasferita a Bastia (allora capoluogo della Corsica genovese) quando un suo avo, Benedetto era stato nominato governatore dell’isola per conto della Superba e ricoprì l’incarico dal 1641 al 1643 ed era anche imparentato con il doge omonimo che dal 1717 al 1719 ricoprì la massima carica nella Repubblica marinara.

Il fratello Benedetto (1796-1874) divenne professore di clinica medica de la Sapienza e medico personale di papa Pio IX mentre il fratello più piccolo, Michele (1799-1860) venne nominato cardinale da papa Pio IX e l’ultimo incarico che ricoprì fu arcivescovo di Bologna proprio durante l’annessione al Regno di Sardegna poco prima dell’Unità d’Italia.

Il padre Paolo Agostino, consigliere al municipio di Bastia, voleva avviarlo alla professione di medico così lo inviò a Roma presso il compatriota e sacerdote Bonaventura Poletti, amico di Pasquale Paoli. Durante il soggiorno a Roma egli capì che la sua vera passione era la letteratura e non la medicina, così rinunciò alla carriera di medico.

Qunado morì il padre nel 1805 tornò in Corsica e poco dopo si iscrisse alla facoltà di diritto dell’Università di Pisa dove conseguì la laurea nel 1809.

Tra il 1809 e il 1815 insegnò nella sua città natale e dopo la caduta di Napoleone redasse tutti gli atti del governo provvisorio còrso che chiedeva al Congresso di Vienna di staccare l’isola dalla Francia.

Dato che il fatto non avvenne, lasciò l’isola e si rifugiò a Roma dal politico genovese Raffaello Lambruschini così ebbe anche modo di avvicinarsi alle idee liberali dei circoli romani.

Nel 1816 rientra in Corsica, richiamato dal conte Alessandro Colonna d’Istria, procuratore generale del re di Francia presso la Corte d’Appello di Bastia, che lo nominò sostituto procuratore presso la locale Corte Criminale.

Nel 1817 scrisse la Dionomachia, che contiene la famosa Serenata di Scappino, che è considerato come il primo testo di letteratura in lingua corsa.

Ecco un piccolo estratto:

O spechiu d’e zitelle di la pieve,

O La miò chiara stella matuttina

Più bianca di lu brocciu e di la neve,

Più rossa d’una rosa damaschina,

Più aspra d’a cipolla, e d’u stuppone

Più dura d’una teppa, e d’un pentone…”

Niccolò Tommaseo, letterato e patriota italiano nativo della Dalmazia definì la Dionomachia del Viale la più importante composizione del genere eroicomico dopo dopo La secchia rapita del modenese Alessandro Tassoni.

In seguito, dal 1819 al 1831 ricoprì la carica di Giudice d’istruzione del Circondario di Bastia, e cerca di contenere il numero e la gravità dei delitti. Si dimette quindi dall’incarico (mantenendo però il posto di Consigliere di Corte d’Appello) per perseguire a tempo pieno l’impegno in campo culturale e letterario e mettendo un po’ da parte la sua carriera di giudice.

Dopo il 1831 il suo impegno letterario diventnr ancora più grande e si impegnò trascrivendo i bellissimi canti della tradizione orale isolana.

Tra il 1838 e il 1839 collaborò con Tommaseo durante il suo soggiorno in Corsica per lo studio del vernacolo locale che definì “dialetto italiano più schietto e meno corrotto” e  “lingua possente, e de’ più italiani dialetti d’Italia“.

Inoltre cominciò a collaborare con l’Accademia della Crusca, la più prestigiosa istituzione linguistica d’Italia con sede a Firenze.

Nel 1843 nell’incipiti della sua raccolta di Canti popolari corsi in un passaggio destinato speificatamente dedicato “ai lettori corsi” scrisse:

Dalla lettura di queste canzoni si vedrà che i Corsi non hanno, né certo finora aver possono, altra poesia o letteratura, fuorché l’italiana. Il fonte e la materia della poesia in un popolo sta nella sua storia, nelle sue tradizioni, nei suoi costumi, nel suo modo d’essere e di sentire: cose tutte nelle quali l’uomo côrso essenzialmente differisce da quello del continente francese e soprattutto dal prototipo dell’uomo francese che è quel di Parigi. Non parlerò della lingua la quale è più sostanzialmente informata da questi stessi principj; e la lingua côrsa è pure italiana; ed anzi è stata finora uno dei meno impuri dialetti d’Italia.”

Nel 1852 lasciò ogni incarico giudiziario e si dedicò ai suoi studi letterari fino alla sua morte avvenuta a Bastia il 23 novembre 1861 a 74 anni d’età in tempo per vedere la nascita del Regno d’Italia proclamato a Torino il 17 marzo.

A Viale è stata dedicata una salita a Genova nei pressi della centralissima Via XX Settembre (precedentemente intitolata al politico francese di origine còrsa Antoine Christophe Saliceti che nel 1789 chiese l’annessione definitiva dell’isola alla Francia), una via al Lido di Ostia, frazione di Roma, ed una via nella sua città natale nei pressi del Teatro Municipale della città. Inoltre a Bastia sono dedicati a Viale il Centro degli Studi e un monumento inaugurato il 22 gennaio 1865 mentre a San Fiorenzo gli è stata dedicata una statua.

La famiglia Viale è stato oggetto di una giornata di studio da parte del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux nella sua sede di Palazzo Strozzi a Firenze il 12 febbraio 2014, gli atti della giornata sono stati pubblicati nel n.58 dell’Antologia Vieusseux tuttora disponibili presso il gabinetto letterario fiorentino.

canti popolari corsi 2canti popolari corsi 3

 

OPERE

  • Dei Principi delle Belle Lettere, Bastia, 1813 (II edizione 1843).
  • Dionomachia, Bastia, 1817.
  • Poesie Giocose, Bastia, 1817.
  • Prose Giocose, Bastia e Parigi, 1828.
  • Prose serie, Bastia e Parigi, 1828.
  • Poesie serie, Bastia e Parigi, 1828.
  • Canzoni contadinesche in dialetto corso, Bastia
  • L’ultima vedetta, Bastia, 1837
  • Canti popolari corsi, Bastia, 1843.
  • La sposa d’Abido, saggio di versi italiani e di canti popolari corsi, Bastia e Bruxelles, 1843.
  • Scritti inediti di Salvatore Viale, Trieste, 1845.
  • Novelle corse, Bastia e Trieste, 1846.
  • Sopra lo stile della versione poetica dell’Iliade di Melchiorre Cesarotti
  • Delle cagioni e degli effetti della moderna letteratura romanzesca, 1835
  • Canti popolari corsi, Fabiani, Bastia, 1855
  • Componimenti in versi e in prosa, Vieusseux, Firenze e Bastia, 1857
  • Dell’uso della lingua patria in Corsica, Vieusseux, Firenze, 1858 (sulla lingua italiana).
  • Dell’uso dei costumi corsi, Vieusseux, Firenze e Bastia, 1860.
  • Scritti in verso e prosa di Salvatore Viale, Firenze, 1861. (postumo)

 

Fonte: Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux e Enciclopedia Italiana (edizione 1937)

Andrea Meloni

Di origini sarde e calabresi ma genovese di nascita, laureato in scienze geografiche presso l'Università di Genova nel 2013 e socio della sezione Liguria dell'AIIG (associazione Italiana insegnanti di geografia), risiede nell'Appennino Ligure in val Borbera, una valle piemontese ma da sempre legata alla confinante Liguria e da agosto 2015 è redattore di Corsica Oggi. Collabora da marzo 2016 con la società cartografica geo4map di Novara, nata da una costola di DeAgostini e da giugno 2017 con il quotidiano genovese Il Secolo XIX. Adora viaggiare ed è innamorato della Corsica.

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A proposito di Andrea Meloni

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