I quattro deputati corsi agli Stati generali del 1789

La Corsica era un dominio personale del Re di Francia dal Trattato di Versailles del 15 maggio 1768, nonostante questa situazione particolare l’8 agosto 1788 Luigi XVI convocò gli Stati Generali che furono inaugurati l 5 maggio 1789. Essi contavano 1.139 membri di cui 291 rappresentati del Primo Stato (clero), 270 per il Secondo Stato (aristocrazia) e 578 per il Terzo Stato (popolazione, in particolare borghesia) quelli corsi erano quattro (uno del Primo Stato, uno del Secondo Stato e due del Terzo Stato) con 6 supplenti (uno del Primo Stato, tre del Secondo Stato e due del Terzo Stato) secondo il Regolamento reale del 22 marzo 1789. Scopriamo chi erano questi deputati.

Luigi XVI
Convocazione degli Stati Generali di Luigi XVI a Versailles del 17 aprile 1789

CLERO 

NOBILTÀ

TERZO STATO  

Ecco le loro biografie:

abate Carlo Antonio Peretti della Rocca (Livia, 12 maggio 1749 – 1815) – Clero [Primo Stato]

Nato a Livia, gran vicario del monsignor Jean-Joseph-Marie de Guernes, vescovo di Aleria dal 1770. Di parte realista, alla sua elezione si opposero Saliceti e Colonna di Cesari -Rocca.

Le sue informazioni biografiche sono molto scarne e morì forse nel 1815.

 

conte Matteo Buttafuoco (Vescovato, 28 dicembre 1731 – Bastia, 6 luglio 1806) – Nobiltà [Secondo Stato]

Incominciò in giovane età la carriera militare; nel 1764 fu assistente generale nel reggimento reale corso.

Nel corso delll’annessione della Corsica alla Francia, alla quale i genovesi ha dovuto rinunciare ai loro diritti (1768), è diventato uno dei principali agenti selezionati dal ministro Choiseul per trattare con Pasquale Paoli che ha acconsentito alla protettorato francese; Buttafuoco riesce a far prevalere l’annessione. Aveva raggiunto il grado di feldmaresciallo quando, il 6 giugno 1789, la nobiltà dell’isola di Corsica lo elesse deputato agli Stati generali; si sedette nella minoranza , e fu accusato da Mirabeau di esser passato con lo straniero; l’indagine ordinata dimostrò semplicemente che non approvava, nelle sue lettere, la costituzione civile del clero. Avendo parlato contro il suo connazionale Saliceti, aveva a sua volta difendersi dall’aver provocato problemi a Bastia. Anche se, su denuncia dei genovesi, avrebbe detto all’Assemblea Costituente che i Corsi preferivano “darsi al diavolo che ai genovesi” enova (1791), le sue opinioni retrogradi alienati i suoi elettori: è stato più volte attaccato e in una lettera al Club Patriottico di Ajaccio, Napoleone Bonaparte, allora luogotenente di artiglieria a Auxonne, attaccato con grande vivacità. Buttafuoco firmò le proteste della minoranza, datata 12 e 15 settembre 1791, contro le decisioni dell’Assemblea Costituente, ed emigrò dopo la sessione. Buttafuoco definì Pasquale Paoli un “ciarlatano politico”.

Tornò in Corsica, con gli inglesi, nel 1794, e rimase, da quel momento, estraneo alla vita politica.

Una curiosa collezione di memorie e opere sulla Corsica, che aveva raccolto, fu distrutta nel 1768, durante un saccheggio della sua casa. Fu lui che era stato incaricato da Paoli di corrispondere con J.-J. Rousseau, riguardo alla migliore costituzione da dare alla Corsica.

Antonio Cristofano Saliceti (Saliceto, 26 agosto 1757 – Napoli, 23 dicembre 1809), avvocato – Terzo Stato

Membro della Convenzione, membro del Consiglio dei Cinquecento, nato da una famiglia ghibellina di Piacenza rifugiata in Corsica, fece i suoi studi classici ai Barnabiti di Bastia, divenne avvocato a Pisa e, in Corsica, esercitò la sua professione vicino al consiglio dell’isola.

Ha adottato con calore le idee rivoluzionarie ed eletto, il 3 giugno 1789, deputato del Terzo Stato agli Stati generali come rappresentante della Corsica, ha optato, nell’Assemblea costituente, con i riformatori più avanzati. Il 30 dicembre 1789 contribuì a decretare l’annessione definitiva della Corsica al territorio francese, presentò diverse mozioni di interesse ai suoi concittadini, difese prima Paoli e poi si staccò da lui.

Divenne procuratore-sindaco della Corsica nel 1791 e rappresentò nuovamente (17 settembre 1792), alla Convenzione nazionale, venne eletto nel dipartimento della Corsica che lo elesse primo su sei, con 297 voti (399 elettori).

Ha risposto, al terzo  appello del processo al re Luigi XVI:

“Voi avete dichiarato Luigi colpevole di cospirazione. Il codice penale pronuncia la morte contro i cospiratori. Condanno a morte Luigi Capeto.”

Inviato in Corsica con Lacombe Saint-Michel per combattere l’influenza e i piani degli inglesi, riferì su questa missione in diverse lettere all’Assemblea, fece pronunciare la deportazione dei preti refrattari, poi fu costretto a lasciare frettolosamente l’isola prima del progresso del nemico. Poi andò in Provenza, prese parte attiva nelle operazioni militari contro Marsiglia e Tolone e si mise in marcia in testa alle colonne di assalto. Ha firmato con gli altri rappresentanti la lettera del 30 frimaio relativa agli abitanti di Tolone: ​​”La vendetta nazionale si sta svolgendo; spariamo con la forza; già tutti gli ufficiali della marina sono sterminati. La Repubblica sarà vendicata in una maniera degna di lei. ”

Queste misure e i suoi noti sentimenti rivoluzionari lo hanno fatto denunciare, dopo 9 Termidoro, come terrorista. Decretato di arresto dalla nuova maggioranza, ben presto beneficò della legge di amnistia e fu inviato (1795) dal Direttorio all’Esercito d’Italia, dove assecondò gli sforzi del generale Bonaparte. Lo stesso anno organizzò la Corsica in due dipartimenti: quelli di Golo e Liamone.

Eletto il 21 germinale anno V, membro del Consiglio dei Cinquecento come rappresentante della Corsica, con 166 voci (203 votanti), seguì la stessa linea politica di prima, si mostrò attaccato alle istituzioni repubblicane, e venne perseguito dopo il colpo di stato di Napoleone del 18 brumaio: ma il primo console gli fece accettare nuove missioni amministrative in Corsica, poi in Toscana (1802) e a Genova.

Nominato, nel 1806, ministro della polizia generale a Napoli, sotto Giuseppe Bonaparte, mostrò in questa posizione qualità energetiche, ben presto si unì alle funzioni di Ministro della Guerra e esercitò un potere molto ampio fino all’arrivo di Murat, che si privò dei suoi servizi: Saliceti era impopolare, ed era appena scappato da un complotto i cui autori avevano cercato di far saltare in aria il suo hotel con un barile di polvere. Ritornò in Francia e fu immediatamente nominato dall’imperatore, un membro della consulta che doveva prendere possesso di Roma (1809). Era in questa città quando un esercito anglo-siciliano sbarcò in Calabria. Andò immediatamente a Napoli, dove il nemico stava minacciando, riprese i suoi precedenti doveri, ristabilì l’ordine, e morì improvvisamente avvelenato, si diceva, dopo una cena datagli dal genovese Maghella, Ministro della polizia (dicembre 1809).

Membro della Legion d’onore del 9 vendemmiaio anno XII.

conte Pietro Paolo Colonna Cesari della Rocca (Quenza, 29 ottobre 1748 – Quenza, 16 giugno 1829), capitano nel reggimento provinciale corso – Terzo Stato

Capitano e colonnello della gendarmeria a Porto Vecchio, fu eletto il 3 giugno 1789 dall’isola della Corsica, deputato del Terzo Stato agli Stati generali. Ha sostenuto la maggioranza dell’Assemblea. Quando fu decretato che le truppe presidiate nei dipartimenti di frontiera dovessero prestare il giuramento civico, alla presenza di commissari scelti tra i deputati, Colonna Cesari della Rocca fu nominato, il 22 giugno 1791, come uno di questi commissari, per ricevere il giuramento nei dipartimenti delle Ardenne, della Mosa e della Mosella.

Membro del Consiglio di Stato durante il Regno anglo-corso di Pasquale Paoli, Colonna Cesari della Rocca è incaricato dal viceré Sir Gilbert Elliot di istituire e organizzare l’esercito insulare, ma questo progetto ha ricevuto solo un inizio dell’esecuzione . Dopo la fine del periodo britannico e il ritorno dell’isola alla Francia (1796), fu costretto all’esilio. Da Firenze, ha promosso attività controrivoluzionarie a Porto Vecchio e in Alta Rocca, in particolare quella del 1800, condotta nel nome dello zar Paolo I di Russia, che fallì davanti a Sartena. Si trasferisce per diversi anni in varie parti d’Europa.

Nel 1805, Colonna Cesari della Rocca ricevette da Napoleone I una prima proposta per un ritorno a favore, con una promozione al grado di generale di brigata, che rifiutò. Gli è finalmente permesso di tornare in Corsica e ritirarsi nel suo villaggio natale di Quenza.

I suoi due figli, Rocco Francesco e Caius, serviranno nell’esercito imperiale. Il primo come colonnello di fanteria, partecipa alle campagne di Spagna e Russia e mantiene la sua posizione sotto la Restaurazione. Pietro Paolo Colonna di Cesari-Rocca morì nel suo paese natale nel 1829.

Lettera di Pasquale Paoli a Pietro Paolo Colonna di Cesari Rocca del 27 giugno 1793

« … Son venute le copie di due famosi decreti della Convenzione. Il primo, ch’è del 23 dello scorso maggio, è stato provocato da un sanguinario discorso, e mozione, e mozione del cittadino Barrère, deputato alla Convenzione. In virtù dell’articolo 4to, tutti li Corsi che sono stati dichiarati in istato di controrivoluzione dai commissari, sono condannati ad essere trasportati nelle carceri di Francia.
Questo decreto è accompagnato da una insidiosa adresse della Convenzione ai Corsi, nella quale si cerca d’insinuare ad essi di arrestarmi, et di mandarmi legato in Parigi. Nel secondo si sospende il decreto del 2 aprile finché mandono alla Convenzione il loro rapporto sulle cose di Corsica i due commissari che sono stati nominati per venire ad unirsi ai primi tre. Giudicate voi di queste belle cose. Le lettere di Livorno ci assiverano che il di 14 corrente la flotta nemica combinata era alle alture di Genova. Questa flotta inglese e spagnuola è composta di 95 vascelli di guerra. La spagnuola è di 35 e l’inglese di 60.
Questa è veramente tutta roba scelta. Ci sono 21 vascelli di linea, cioè, due di cento cannoni, tre di 98, quattordici di 74 e due di 64, quindici fregate, ed altri legni di diverse portate.
In questi due giorni passati, molti di questi vascelli sono stati in faccia a Bastia, e sono stati riconosciuti dal felucone uscito di quel porto per Inglesi e Spagnuoli. Dicesi che hanno passato la punta del capo Corso, navigando all’occidente. Forse ne vedrete anche in codesti mari. Hanno gettato lo spavento nei Presidi… »

SEI DEPUTATI SUPPLENTI:

  • abate Giuseppe Maria Falcucci [Joseph-Marie Falcucci] (nato a Rogliano), vicario generale di Marana e deputato della giurisdizione di Capo Corso – Clero [Primo Stato]
  • Francesco Gaffori [François de Gaffori] (Corte, 14 agosto 1744 – Corte, febbraio 1796),  maresciallo di Campo, Cavaliere di Saint-Louis ed elettore della giurisdizione di Corte- Nobiltà [Secondo Stato]. Era figlio di Gian Pietro Gaffori, capo della resistenza corsa contro i genovesi dal 1745 al suo assassinio del 1753. 
  • Paolo Battista di Cattaneo [Paul-Baptiste de Cattaneo]  (nato a Calvi), deputato elettore della giurisdizione di Calvi – Nobiltà [Secondo Stato].
  • Lorenzo Giubega [Laurent Giubega] (Calvi, 1733 – Calvi, 1793), cancelliere in capo e cancelliere della Corsica – Nobiltà [Secondo Stato]. Nato da una famiglia originaria di Genova, combatté a fianco di Pasquale Paoli contro i francesi, poi dopo la battaglia di Ponte Nuovo l’8 maggio 1769 si sottomise ai nuovi dominatori. Era il padrino di Napoleone che lo ricordò nelle sue Memorie. 
  • Bartolomeo Arena [Bathélemy Arena] (San Fiorenzo, 17 agosto 1765 – Montenero vicino Livorno, 19 aprile 1832), avvocato e deputato elettore della giurisdizione di Calvi – Terzo Stato. Nacque in una famiglia nemica di quella del Bonaparte. Procuratore generale presso l’Ile-Rousse, fu eletto dalla Corsica all’Assemblea legislativa, poi al Concilio dei Cinquecento, e tentò, si dice, di pugnalare Bonaparte il 18 brumaio, nel momento in cui espulse i rappresentanti della Camera delle Sessioni. Incluso in un elenco di deportati, in seguito fuggì e morì a Livorno nel 1829. Negò sempre i fatti che gli venivano attribuiti.
  • Angelo Maria Chiappe [Ange Marie Chiappe] (Sartena, 29 ottobre 1760 – Parigi, 18 luglio 1826), controllore di atti, deputato della città di Sartena – Terzo Stato. Nato in una famiglia di origine genovese, si oppose il 7 novembre 1795 alla condanna di alcuni deputati accusati di aver partecipato all’insurrezione monarchica del 13 vendemmiaio dell’anno IV.Senza aver sostenuto il colpo di stato di Bonaparte, fu nominato dal Primo Console, Console negli Stati Uniti, a Göteborg (Svezia) e a Cartagena (Spagna). Il 10 dicembre 1811 fu nominato sotto-prefetto di Alba, nel nuovo dipartimento dello Stura nell’odierno Piemonte. Con la Restaurazione nel 1814, lasciò la vita pubblica e tornò a Parigi per vivere il resto della sua vita. Era Cavaliere dell’Ordine Reale della Stella Polare di Svezia e Norvegia.

1.145 deputati degli Stati Generali dei 1.154 entrarono a far parte della nuova Assemblea nazionale costituente esistente dal 20 giugno 1789 al 30 settembre 1791 . Nessuno dei deputati dell’Assemblea nazionale costituente entrò a far parte della nuova Assemblea nazionale legislativa operativa dal 1° ottobre 1791, infatti un decreto votato il 16 maggio 1791, per iniziativa dell’avvocato e deputato dell’Artois Maximilien de Robespierre, aveva sancito la loro non rieleggibilità.

Fonte:  Cronaca di a Corsica