Corsica da amare – Parte 4

Chi l’avrebbe detto che da quel primo Luglio la nostra vita sarebbe cambiata, chi poteva immaginare che un viaggio organizzato per caso potesse cambiare il mio destino e quello delle mie amiche.

Al porto di Vado Ligure a Savona eravamo in attesa per l’ imbarco. L’ adrenalina che da sempre mi pervade prima di ogni partenza, questa volta era ancora più evidente agli occhi delle mie amiche. Inspiegabilmente continuavo a parlare in maniera frenetica, al punto che mi chiesero se con Luca andasse tutto bene.

Non avevo voglia di dare spiegazioni e non volevo rovinare quel momento che per tutte era motivo di gioia e spensieratezza, quindi glissai sull’ argomento.

Barbara era come al solito un po’ tesa, soffriva di mal di mare e continuava a porre domande sul meteo. Noi la prendevamo in giro facendo battute esilaranti . La prima notte di navigazione durante una nostra vacanza in crociera, non aveva chiuso occhio, temeva di finire come il Titanic…<<Eh magari !>> dicevamo noi! <<Ti piacerebbe… con quel figo di Leonardo Di Caprio>>.

Una volta sistemate in cabina, decidemmo di andare a mangiare qualcosa al Self Service della nave.

<<Ragazze un brindisi a noi e al nostro viaggio, anche se per me è lavoro e per voi vacanza!>>

Cristina alzando il bicchiere e con un sorrisino malizioso disse:

<< fate finta di niente… guardate un po’ al tavolo vicino, quei cinque>>

<<Cavolo Cri come al solito hai l’occhio fino>> disse Barbara sorseggiando il poco vino bianco che l’ avevamo costretta a bere, nonostante fosse astemia.

Io e Laura non vedevamo nulla perché eravamo girate di schiena, non potevamo fare altro che guardare le facce di Barbara e Cristina e ascoltare i loro commenti.

Cristina:<<Caspita ci guardano>>

Barbara:<<Secondo me non sono italiani, guarda come sono vestiti… fate finta di niente e giratevi un attimo>>

<<Ragazze mi avete incuriosito…ora vado in bagno così passo davanti a loro, vieni anche tu Anna?>> disse Laura che moriva dalla voglia di vederli.

<<No è troppo sporca, vai tu poi mi racconti>> risposi io.

Pur non voltandomi, li sentivo parlare e mi sembrava di riconoscere l’accento.

Quando Laura ritornò al tavolo<< Caspita incominciamo bene, niente male, mi hanno guardata>>

Erano tutte gasatissime…e Cristina addirittura elargiva sorrisi e sguardi al tavolo dei cinque.

<<Mi incuriosite, sono stranieri e sicuramente non inglesi e neanche tedeschi e l’accento ha qualcosa di familiare>>

<< Anna saranno mica..??>> Barbara mi guardò e ci capimmo al volo…scoppiammo a ridere.

Versai dell’ altro vino a tutte e proposi un altro brindisi: in quel mentre Cristina, con il bicchiere in mano, si rivolse al tavolo vicino e sorridendo disse <<Cin-cin!>>

A quel punto anche loro risposero al brindisi e fu così che io e Laura ci girammo. In effetti avevano ragione, per niente male. Uno di loro si rivolse a Laura e disse: <<Where do you come from?>> Lei ridendo mi disse: <<Anna, ..traduci >>.

Ben lieta di intraprendere la conversazione realizzai subito che le nostre supposizioni, mie e di Barbara erano una certezza: i bei cinque venivamo dalla Svezia. Scaturì un momento di ilarità generale, e pur non capendo la lingua gli svedesi ci guardavano divertiti e curiosi.

Cristina disse indicando me: <<lei ha avuto un fidanzato Svedese>>

<<Si ma tanti anni fa, è stato un flirt, nulla di che>> replicai io imbarazzata. Dopo le varie presentazioni, provai a ricordarmi le poche frasi che avevo imparato in Svedese e mi cimentai con la lingua vichinga.

<<Hej hur mar du?>> ciao come stai?

<<Jag are en Italiensk flicka>>sono una ragazza italiana.

Ero fiera di ricordare ancora qualche parola in quella lingua così difficile e con una modulazione di suoni buffa. I vichinghi rispondevano entusiasti al mio improbabile svedese, ma scoppiarono in una fragorosa risata, quando pronunciai:

<<Vill du älska mig?>>significava amore mio ti amo…e non ci trovavo niente da ridere.

Poi Peter, uno dei ragazzi, mi spiegò che in realtà il significato era un altro “Voglio fare l’amore con te”.

Che figuraccia!

Ed io che avevo spesso ripetuto ai pochi Svedesi incontrare negli anni sempre la stessa frase, pensando che il significato fosse un semplice “amore mio ti amo”,…ecco perchè mi guardavano con una espressione alquanto incredula. Il mio vecchio flirt svedese…mi aveva presa in giro. Grazie a questo momento rompemmo il ghiaccio. Divertiti dalla breve conversazione, ci invitarono al bar a bere qualcosa. Erano diretti nella regione della Balagna, dove avrebbero raggiunto altri amici Svedesi. Facevano parte di un gruppo amante del trekking ed avevano in programma il GR 20.

Il GR20, chiamato anche “Fra li monti” in lingua corsa, è un percorso escursionistico che attraversa la montagna corsa da Calenzana a Conca. E’ il piu famoso dei sentieri di trekking in Europa.

La conversazione si fece sempre di più allegra e confidenziale. Cristina aveva messo gli occhi addosso a Larsen, un vero nordico: capelli biondi, occhi verdi, un sorriso “Durbans” e un fisico notevole, mentre Laura cercava di comunicare come meglio poteva tra qualche parola di inglese e l’aiuto dei gesti che da sempre contraddistinguono l’ italiano.

Improvvisamente la nave incominciò a ballare sempre più. Barbara mi guardò terrorizzata, mentre Cristina e Laura, talmente prese dalla conversazione ,non diedero molta importanza a tutto quel movimento ondulatorio. Cercavo di tranquillizzare Barbara …ma più passava il tempo e più la situazione degenerava.

Arrivò il cameriere con qualche drink che gli svedesi avevano ordinato, ma mentre li stava posando sul nostro tavolino, la nave virò bruscamente e perse l’ equilibrio facendo cadere tutto addosso a Cristina e Larsen. Anche le poltroncine dove eravamo sedute cominciavano a spostarsi da una parte all’ altra e in quel momento passò qualche ufficiale cercando di tranquillizzare i passeggeri.

Cristina e Larsen zuppi di alcool andarono a cambiarsi, cercarono di raggiungere in qualche modo, barcollando le loro cabine.

Ad un tratto un pezzo di pannello attaccato al soffitto si staccò e cadde a terra, fortunatamente nessuno si trovava sotto, ma a quel punto Barbara terrorizzata mi disse:

<<Sto male, ho bisogno di un bagno>>

Laura cominciò con la sua solita risata isterica, tipica di quando si sente imbarazzata e c ‘è qualcosa che non va.

Mi sentivo nauseata e terribilmente in colpa, per Barbara che molto probabilmente stava vomitando in bagno e per Cristina che non sapevo neanche se fosse riuscita a raggiungere la cabina. Nel frattempo gli svedesi facevano finta di niente, cercando di mantenere il controllo della situazione, ma avevano smesso di parlare. Uno di loro, il più robusto, si era sdraiato su un divanetto e gli altri ci guardavano facendo finta di non accorgersi di quello che avveniva intorno a noi.

Gli altri passeggeri erano sempre più terrorizzati: una donna di mezza età attaccata a un pilastro piangeva e nello stesso tempo imprecava contro il marito; molti erano sdraiati sui divani; il barman cercava di mettere al riparo bottiglie e bicchieri, ma la situazione non era facile.

<<Andiamo a cercare Barbara e andiamo in cabina>>dissi a Laura.

Ci alzammo e salutammo gli svedesi…e nel frattempo anche loro si alzarono con noi.

<<Sto male Anna>>disse Laura terminando il suo riso nervoso.

Rimanere in piedi era veramente difficile. Finalmente recuperammo Barbara nei bagni che subito disse, con aria terrorizzata: <<lo sapevo, non dovevamo venire in Corsica>>

Laura : <<andiamo in cabina se riusciamo ad arrivarci, mi sento malissimo>>

Si avvicinarono due degli svedesi che come noi cercavano di raggiungere la cabina, e uno di loro chiese a Laura il numero di cellulare. Ma si può, in un momento del genere, dove l’ unico pensiero è quello di arrivare a terra…

Laura barcollando da una parte all’ altra della nave : <<sto male…sto male>>

Con la mano davanti alla bocca e piegata in due cercava di andare a passo veloce, ma non si riusciva e finì col vomitare davanti allo svedese che guardandola schifato, accelerò il passo.

<<Bell’ idea la Corsica, non dovevamo darti retta>> disse Laura a stento.

<<L’ avevo detto io >>replicò Barbara distrutta

Un vero disastro, mi sentivo terribilmente in colpa e preoccupata. Rientrammo a stento in cabina, ma Cristina non c’era, dove era finita?

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Immagine di copertina: illustrazione di Stefano Libanati


Fulvia Ottonello

Grande appassionata di viaggi! Vive a Genova, da sempre lavora nel settore turistico, dove ha maturato diverse esperienze; dalla Hostess su navi da Crociera in America e Isole dei Caraibi a assistente turistica in Spagna a impiegata in agenzia di viaggio con mansione di vendita e programmazione. Oggi è responsabile di prodotto e contract manager per un Tour Operator genovese sulla destinazione Corsica, isola che conosce e ama da più di 15 anni e che considera la sua seconda casa.

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A proposito di Fulvia Ottonello

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