250 anni fa il contestato Trattato di Versailles permise ai Francesi di sbarcare in Corsica

 

Il trattato di Versailles fu stipulato il 15 maggio 1768 a Versailles tra la Repubblica di Genova e la Francia, firmato dal plenipotenziario genovese, Agostino Paolo Domenico Sorba, e dal ministro francese, il duca Étienne François de Choiseul. In base al trattato la Repubblica di Genova offrì la Corsica come garanzia per i debiti contratti (pari a circa due milioni di lire genovesi) verso il re di Francia Luigi XV, che aveva inviato proprie truppe sull’isola a sostegno di Genova contro i Còrsi in rivolta.

La Corsica si trovava nell’orbita della Repubblica di Genova e poi sotto la sua diretta dominazione sin dal 1284. Durante il XVIII secolo Genova, ormai in piena decadenza, si trovava ad affrontare una lunga rivolta dei Còrsi, che mirava ad ottenere l’indipendenza della grande isola mediterranea. Ridotta a controllare solo alcune piazzeforti e porti, la Repubblica dovette assistere persino all’autoproclamazione di un avventuriero tedesco, Teodoro di Neuhoff, a re di Corsica; proclamazione realizzata con l’appoggio della corona britannica che nel mar Mediterraneo, già controllava Minorca e Gibilterra.

In Francia, dopo il disastro della battaglia di Rossbach e le numerose disfatte nelle colonie, Étienne François de Choiseul, successivamente alla testa della diplomazia e dei ministeri della guerra e della marina, cercava di finire rapidamente la guerra e frenare la caduta del potere francese su scala globale ed europea. Il trattato di Parigi (1763) confermò la sconfitta francese, con la perdita della Nuova Francia in Nord America e dei domini francesi in India a favore dei britannici, tranne Pondicherry, Karaikal, Yanam e Mahe.

Agendo come segretario di Stato agli affari esteri di Francia, Choiseul mirava ad occupare posizioni strategiche nel Mediterraneo per opporsi, in tal modo, alla crescente potenza britannica ed evitare quindi un accerchiamento anche a sud, dove la Corsica occupa una posizione strategicamente importante. Nello stesso tempo la situazione politica dell’isola era la più fragile nello scacchiere mediterraneo: essa era già oggetto delle mire inglesi e, conseguentemente, divenne un obbiettivo fondamentale e prezioso anche per il ministro francese.

Incapace di opporsi da sola alla rivolta còrsa, Genova, dopo aver ricevuto un sostegno non decisivo da parte delle truppe imperiali, si vide costretta ad appellarsi al re di Francia per ottenere truppe d’occupazione da inviare per reprimere la ribellione.

Choiseul astutamente vide in questo appello l’occasione che aspettava per occupare l’isola senza rischiare di scatenare un nuovo conflitto europeo che la Francia in quel momento non avrebbe potuto sostenere. Migliaia di soldati francesi, per conto del governo genovese ed a sue spese, furono così inviati a presidiare le principali fortezze dell’isola contro i Còrsi che le assediano.

Choiseul cercò di tenere le truppe rinchiuse a guardia dei porti e delle fortezze còrse piuttosto che impiegarle per attaccare e spazzare via la rivolta, atteggiandosi quasi a mediatore tra i Còrsi e Genova. Nel giro di pochi anni, in una situazione di stallo e senza aver nulla ottenuto, l’antica Repubblica si trovò indebitata verso il re di Francia per una cifra di due milioni di lire d’argento, al di là delle sue possibilità economiche.

Così Choiseul costrinse di fatto Genova a cedere ai Francesi il controllo dell’isola. Questo però non portò all’immediato controllo dell’isola da parte della Francia, poiché sarà necessaria una nuova e più corposa spedizione militare contro i Còrsi, nel maggio 1769 (l’8 e 9 maggio ricordiamo la battaglia di Ponte Nuovo).

Genova avrebbe continuato a versare sussidi per dieci anni, fino al 1778. La Francia aveva probabilmente valutato che dopo tale periodo, Genova sarebbe stata ridotta in una tale condizione di indigenza economica da accettare la cessione permanente dell’isola. Effettivamente la Serenissima repubblica non riuscì a ripagare la cifra pattuita con Luigi XV per la “pacificazione” dell’isola, entro i dieci anni previsti nei due articoli finali. La Francia dunque, dal 1778, considera l’isola parte integrante del suo territorio.

Ma in realtà nessun trattato di cessione definitiva della Corsica alla francia è mai stato firmato. Nel 1789, Genova, la cui economia è tornata florida, è in grado di restituire la cifra, e domanda la restituzione dell’isola di Corsica al nuovo governo francese. La richiesta, che arriva in pieno periodo rivoluzionario, viene male accolta dai Francesi, e non si concretizzerà mai. Il 30 novembre 1789 un decreto dichiara direttamente la Corsica parte integrante del territorio francese. Nel dicembre dello stesso anno la Repubblica di Genova protesta formalmente.

Nuove proteste ufficiali nel 1791. Nel 1793, infine, la repubblica francese promulga un decreto: “Tutti i trattati esistenti tra la Francia e Genova saranno fedelmente eseguiti.”

Ma questo, come sappiamo, non fu mai attuato.


Fonti: Wikipédie FR e Wikipedia IT

 

 

 

Andrea Meloni

Di origini sarde e calabresi ma genovese di nascita, laureato in scienze geografiche presso l'Università di Genova nel 2013 e socio della sezione Liguria dell'AIIG (associazione Italiana insegnanti di geografia), risiede nell'Appennino Ligure in val Borbera, una valle piemontese ma da sempre legata alla confinante Liguria e da agosto 2015 è redattore di Corsica Oggi. Collabora da marzo 2016 con la società cartografica geo4map di Novara, nata da una costola di DeAgostini e da giugno 2017 con il quotidiano genovese Il Secolo XIX. Adora viaggiare ed è innamorato della Corsica.