Sotta: scoperti resti neolitici, tra cui un insediamento eccezionalmente ben conservato, a sud di Punta Campana
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Sotta: scoperti resti neolitici, tra cui un insediamento eccezionalmente ben conservato, a sud di Punta Campana

I resti di un insediamento risalente al IV millennio a.C. e quelli, un po’ più recenti, di un’occupazione del III millennio a.C. La scoperta è stata fatta da un’équipe di archeologi dell’Inrap durante gli scavi preventivi effettuati sulle pendici meridionali di Punta Campana, a Sotta.

L’impressionante scoperta risale allo scorso anno. A sud di Punta Campana, nel comune di Sotta, era previsto un progetto di costruzione di undici ville. In questo contesto, una diagnosi del sito è stata ordinata dal Drac, la Direzione regionale degli affari culturali della Corsica, ed è stata effettuata nei mesi di aprile e maggio 2022.

L’operazione ha confermato la presenza di un sito neolitico sulle pendici meridionali del sito. Uno scavo preventivo, effettuato dal novembre 2022 al marzo 2023, ha permesso di delimitarne il perimetro, coprendo un’area di circa 2.200 m² . Ilavori sono riportati sul sito dell’Inrap, l’Istituto nazionale per la ricerca archeologica preventiva, che si occupa delle operazioni.

In Francia, il Neolitico si riferisce alle prime società contadine, caratterizzate dall’abbandono dello stile di vita nomade e dall’inizio dell’uso della ceramica per la produzione di vasellame, nonché dalla levigatura di strumenti in pietra, come le asce. Si colloca tra il 6000 e il 2200 a.C.

Scoperto un insediamento del IV millennio a.C

Durante lo scavo, gli archeologi hanno portato alla luce un insediamento del tardo neolitico (Basian), seguito da un’occupazione risalente al tardo neolitico, l’ultimo periodo prima dell’età del bronzo.

Per quanto riguarda i resti dell’occupazione del Tardo Neolitico, datata all’inizio del IV millennio a.C., l’Inrap sottolinea che gliarcheologi hanno scoperto frammenti di strutture e livelli, conservati in un bacino, che sembrano appartenere a“una struttura in pietra multilobata all’interno della quale è stata documentata un’officina di taglio dell’ossidiana (scarti di taglio, nuclei, supporti lamellari più o meno frammentati, lamelle e altri oggetti finiti)” .

Resti di strutture eccezionalmente ben conservate di un’occupazione del III millennio a.C

“L’occupazione del bacino ha probabilmente subito una forte erosione prima che si affermassel’occupazione terrestre“, cioè il Neolitico Finale. Questa seconda occupazione risale al III millennio a.C., spiega l’Inrap, ed è caratterizzata“da terrazze costruite scavando il substrato e costruendo muri di rinforzo aggrappati ai vari caos rocciosi presenti nel sito. Su queste terrazze sono stati scavati livelli di occupazione e attività

Nel corso di queste ricerche è stato individuato un “bastione”, interamente conservato, sostenuto da un imponente muro di terrazzamento costruito con grandi blocchi di granito. “Al di sotto di questo muro, una prima struttura a forma di arco circolare, molto ben conservata con rivestimenti alti da 0,7 a 0,8 m, fornisce molte informazioni sugli elementi architettonici che erano in opera“, osserva l’Istituto nazionale di ricerca archeologica preventiva, che si rallegra di aver trovato, nel corso degli scavi, diversi vasi di stoccaggio o basi di vasi.

Un altro ritrovamento è stato quello dei resti di una collezione di mobili visibilmente abbondante e variegata, con la presenza di un certo numero di elementi metallici in rame“relativamente insoliti per questo tipo di contesto in cui si presume generalmente – si trova per difetto – che gli oggetti e i rifiuti siano quasi sistematicamente rifusi perché i depositi di materia prima sono così lontani (Haute-Corse, Sardegna, ecc.)

Così, oltre agli oggetti finiti, cioè, elenca l’Inrap, le“canne a due punte di varie dimensioni, spatola, anello, “zebulon“…, sonostati rinvenuti molti“piccoli elementi legati alle attività di fusione (e probabilmente non alla fusione) (stampi per lingotti, gocce e colature di rame, “scorie”, lingotti e/o frammenti di lastre di rame)

“Le serie legate a queste attività e a questi oggetti dovranno essere restaurate e studiate a fondo per determinare la composizione e l’origine delle leghe“, si legge nel rapporto di ricerca.

Le altre categorie di oggetti rinvenuti comprendono punte di freccia, lucidatrici, pesi, alcune asce lucidate e ciottoli. Elementi che traducono“la presenza di attività intense e/o di lunga durata riguardanti tutti gli aspetti della vita quotidiana e dell’economia delle società neolitiche“, si legge.

Una diagnosi e una ricerca che permettono ai ricercatori di indicare, con i resti ritrovati come prova, che un’occupazione dell’Età del Bronzo si trova quindi nelle vicinanze del sito, oltre che“nell’area di scavo“.“È innegabile che la sommità di Punta Campana, che domina il sito e tutta l’area circostante, sia stata strutturata e occupata durante l’Età del Bronzo e poi l’Età delFerro“, si legge nel rapporto.

18 siti archeologici in Corsica

Oltre al sito di Punta Campana a Sotta, l’Inrap sta realizzando o ha realizzato altri 18 siti archeologici in Corsica, tutti elencati in una mappa.

Tra questi, la scoperta di un gruppo di chiese e di una necropoli – i resti più recenti risalgono all’inizio del Secondo Medioevo – nel 2009 a Propriano; i resti di due abitazioni domestiche scoperti alla periferia di Bastia nel 2020; gli scavi effettuati nel 2021 nella sala inferiore della torre di Caldanu, a Lumio.