Martanum e Regisvilla: due porti etruschi dimenticati tra l’Etruria, la Corsica e la Sardegna

Etruschi: un popolo di origine incerta, forse autoctoni della Toscana o probabilmente venivano dall’Asia Minore secondo Erodoto. Qualcuno ha addirittura azzardato che siano imparentati con la leggendaria Atlantide, un’ipotesi affascinante ma al tempo stesso azzardata. Fatto sta che sono stati tra i popoli che hanno dominato l’Italia e parte del Mar Mediterraneo, erano anche degli eccellenti navigatori quasi alla pari di Fenici, Cartaginesi e Greci, gli altri grandi padroni del Mare Nostrum. Oltre alla penisola italiana stessa, arrivarono a conquistare la Corsica stessa, anche se per un periodo non troppo lungo. L’Etruria era costituita da una lega di dodici città stato, la Dodecalopoli, delle quali Veio era la più forte di tutte, ma anche Tarquinia e Vulci non erano da meno: la prima era dotata di ottime infrastrutture portuali, mentre la seconda aveva uno dei migliori sistemi di difesa militari di allora. Ma si sa, i popoli vanno e vengono su questa terra. Il declino dell’Etruria cominciò con il distaccamento di Roma dalla sua influenza e dall’espansione territoriale dei Galli e la perdita di Capua, la loro ricca colonia in Campania, per poi essere assimilati dai Romani e uscire così di scena dalla storia.

Eppure di loro ci resta molto: vasi, tombe, i resti delle loro città, acquedotti, il sistema ad arco per le porte e persino strumenti per curare carie e lavare i denti, paragonabili agli strumenti odierni, il che fa degli Etruschi il popolo più avanzato d’Europa dal punto di vista tecnologico. Un popolo glorioso ma sfortunato: se non fossero stati divisi in molte città stato sarebbero stati loro i padroni dell’Europa e non Roma, oggi non parleremmo italiano, francese, còrso o sardo, ma una o più lingue derivate dall’etrusco, forse il latino sarebbe giunto a noi non del tutto tradotto e abbastanza incomprensibile. Forse. Ma la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Voglio cogliere comunque l’occasione di portare alla ribalta la storia di due porti etruschi quasi del tutto ignorati e dimenticati, che in passato hanno avuto rapporti commerciali con gli altri popoli mediterranei e da cui partivano o arrivavano merci anche dalla vicina Corsica.

Nei pressi della foce del fiume Marta, lungo la riva, esisteva uno dei maggiori porti del Mar Mediterraneo, dalle dimensioni notevoli, da cui partivano e arrivavano le merci da tutta l’Europa mediterranea. Purtroppo del porto oggi ne resta ben poco e ormai è distante dal fiume, poiché il Marta ha cambiato percorso e la sua foce si è spostata più a sud di un paio di chilometri. Il fiume diede nome al porto, Martanum (o Maltanum). Molto probabilmente fu utilizzato anche dai Romani e potenziato, dotato di una vasca adibita a pescheria e raccoglieva le acque del Marta, creando così una foce artificiale. Poco più a sud ci sono altri resti, che probabilmente facevano parte dell’impianto portuale, sfortunatamente il resto è andato perso oppure è sommerso sott’acqua. Ed è triste vedere questo porto lasciato alla mercè del mare senza essere tutelato, a testimonianza del fatto che in Italia ci sono tanti resti archeologici che compongono il ricco patrimonio culturale e storico del Bel Paese ma non tutelati in maniera adeguata. Il sito si ritrova a ridosso del poligono militare e non sono poche le volte che i militari vi eseguono le loro esercitazioni a due passi da esso. Un vero e proprio scempio ed è un miracolo se i resti sono ancora lì, nonostante l’intemperia di mare e vento.

Più a nord, a circa 20 Km di distanza, sorgeva un altro porto di un’altra potente città stato Etrusca, nell’odierno stabilimento Le Murelle, a poca distanza da Montalto di Castro. Un vero e proprio ponte tra l’Etruria e le isole di Corsica e Sardegna. Vulci, ai tempi d’oro, era in contatto con tutto il mondo più evoluto di allora, esportava in tutto il Mar Mediterraneo i suoi tesori (buccheri, bronzo e vino) che partivano dal suo porto marittimo: Regisvilla. Noto anche col nome Regae, venne citato per la prima volta da Strabone. Il grande storico e geografo greco, afferma che a Regisvilla avrebbe regnato Maleos, il Re dei Pelasgi, che da lì poi sarebbe partito alla volta di Atene. Leggenda o no, è una testimonianza molto importante, perché ci indica dell’importanza e dell’arcaicità del luogo, molto strategico per quei tempi e ci dà un’idea dei contatti stabiliti tra gli Etruschi con i Greci. I preziosi carichi arrivavano nella florida città etrusca prevalentemente via mare ed erano raffinate ceramiche attiche, preziosi balsamari orientali, splendidi gioielli dalle forme più inconsuete, ornavano le case e le persone più influenti. Non mancavano le vie di comunicazione terrestri, però allora erano frammentarie ed erano infestate dai briganti. Di fatto il trasporto via mare era senz’altro la soluzione migliore per viaggiare e trasportare le merci. Il porto venne scoperto da G.M. De Rossi, un topografo che esaminò una fotografia aerea della zona, scattata dalla RAF nel 1943. Oltre a tracce visibili nell’area retrostante la linea di costa, notò che a poca distanza dalla riva le onde del mare si frangevano, il che lo portò alla conclusione che dovesse essere il molo frangiflutti del porto di Regivilla. Tra il 1977 e il 1980 vennero effettuati degli scavi archeologici che portarono alla luce delle strutture tardo-arcaiche, segno che la zona era già abitata prima degli Etruschi. Secondo E. Tortorici, Regisvillae poteva assicurare alle imbarcazioni medie una sosta momentanea, mentre per quelle più lunghe si doveva puntare alla foce del fiume Fiora.  Anche l’Associazione Subacquea Assopaguro, sita a Montalto di Castro, ha svolto alcune ricerche sul sistema portuale di Vulci. Sono state scoperte delle strutture sommerse ad andamento perpendicolare alla costa e poste a Sud Est della diga frangiflutti, costituite da muraglioni alti 1 /1,5 metri, costituiti da ciottoli fluviali cementati tra loro, posti a una profondità di circa 4,5 metri. È bene ricordare che la costa ha subìto delle variazioni, il Mediterraneo ha avuto periodici innalzamenti ed abbassamenti (basti pensare che nel VI-V sec. a.C. il livello marino si trovava circa 1,50 metri al di sotto di quello attuale, quindi la linea di costa era più avanzata di oggi) e oggi le strutture si trovano sommerse dal mare. È stato anche ipotizzato che si tratterebbe di formazioni naturali, residui del letto di un antico fiume oggi scomparso, ma è evidente che si tratta di costruzioni artificiali. Solo un’attenta analisi di carotaggio può stabilire se si tratta di formazioni naturali o dei resti di un porto marittimo, in caso della presenza di tracce di malta idraulica.

Due porti dimenticati, punto di contatto tra mercanti provenienti da ogni angolo del Mediterraneo, retaggio di un grande popolo dell’Età Antica. Parte del patrimonio italiano ma trascurato, come se non esistesse o non fosse mai esistito. Eppure sono lì, e fa arrabbiare vedere come siano ignorati e non tutelati come meriterebbero.

Articolo di Marco Bucci