Bonifacio, l’ultimo paese genovese di Corsica

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La lingua ligure oltre ad essere parlata in tutta la Liguria è parlata fuori regione (nelle rispettive varianti locali) roiasca nell’alta e media val Roia francese, nel basso Piemonte, nella variante monegasca nel Principato di Monaco, nella variante tabarchina in Sardegna e in Corsica a Bonifacio nella variante bonifacina.

La Corsica è stata patrimonio del Banco di San Giorgio di Genova dal 1453 al 1562, dato che i possedimenti si rivelarono antieconomici passarono sotto dominio diretto della Repubblica di Genova che li tenne fino al famoso Trattato di Versailles del 1768 quando passò sotto la Francia.

Ma Bonifacio ha una storia a se, infatti già conosciuta dai romani come Calcosalto venne abbandonata in seguito alle scorrerie dei pirati durante la caduta dell’Impero Romano e rifondata con il nome di Bonifacio in onore di Bonifacio II di Toscana, marchese di Toscana e tutore della Corsica che rifondò il villaggio con coloni provenienti dal grossetano e dalla lucchesia in seguito divenne possesso della Repubblica di Pisa e si aggiunseo anche coloni pisani.

Nel 1410 venne occupata dai genovesi e fu una piazzaforte genovese dell’isola assieme a Calvi, mentre il resto dell’isola doveva ancora essere occupato dalla Superba e nel 1420 riuscì a superare indenne cinque mesi d’assedio da parte del re d’Aragona Giovanni II. Nel 1490 i genovesi decisero l’espulsione di tutti i coloni toscani di Bonifacio per mettere completamente in sicurezza il villaggio e la fortezza colonizzandola con gli abitanti provenienti dalla Riviera Ligure di Ponente da cui nasce il dialetto bonifacino, un dialetto ligure coloniale che ha mantenuti arcaicismi ed è stato influenzato anche dal còrso e dal francese.

Nel 1768 il Magnifico Consiglio di Bonifacio chiese all’emissario di rimanere sotto Genova e non di passare sotto la Francia perchè Bonifacio “non apparteneva alla Corsica” anche per la sua fedeltà alla Superba (come anche la piazzaforte di Calvi) e mai aveva tradito la sua Patria, ma ormai il trattato era già stato fatto tra il doge e il re di Francia e anche Bonifacio passò sotto i francesi.

Il bonifacino fino al XIX secolo era parlato praticamante da tutta la popolazione, oggi invece si può trovare traccia dell’antico dialetto genovese nelle strade e nelle piazze e in qualche discorso tra gli anziani. Non avendo alcuno status di protezione regionale o nazionale è mantenuto in vita solo dall’associazione Digghe de scé (Digli di sì).

Bonifacio è un monito per tutti i liguri che il dialetto genovese non deve morire e deve essere salvato a tutti i costi come è in questo antico lembro di terra genovese dove la memoria si perde nei secoli e perdendo il bonifacino si perde una parte della storia e delle tradizioni locali sia liguri che còrse.

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Fonte: Il Secolo XIX

Andrea Meloni

Di origini sarde e calabresi ma genovese di nascita, laureato in scienze geografiche presso l'Università di Genova nel 2013 e socio della sezione Liguria dell'AIIG (associazione Italiana insegnanti di geografia), risiede nell'Appennino Ligure in val Borbera, una valle piemontese ma da sempre legata alla confinante Liguria e da agosto 2015 è redattore di Corsica Oggi. Collabora da marzo 2016 con la società cartografica geo4map di Novara, nata da una costola di DeAgostini e da giugno 2017 con il quotidiano genovese Il Secolo XIX. Adora viaggiare ed è innamorato della Corsica.

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A proposito di Andrea Meloni

Di origini sarde e calabresi ma genovese di nascita, laureato in scienze geografiche presso l'Università di Genova nel 2013 e socio della sezione Liguria dell'AIIG (associazione Italiana insegnanti di geografia), risiede nell'Appennino Ligure in val Borbera, una valle piemontese ma da sempre legata alla confinante Liguria e da agosto 2015 è redattore di Corsica Oggi. Collabora da marzo 2016 con la società cartografica geo4map di Novara, nata da una costola di DeAgostini e da giugno 2017 con il quotidiano genovese Il Secolo XIX. Adora viaggiare ed è innamorato della Corsica.

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