Violenze domestiche: viaggio nell’inferno

Il numero di cento femminicidi è ormai già stato superato in Francia. In 10 anni, 8 femminicidi  sono stati commessi in Corsica. In occasione dell’incontro sulle violenze domestiche, tenutosi il 3 settembre, ritorniamo su un fenomeno troppo spesso ignorato.

Una triste realtà quella che vede commettere dei femminicidi al giorno d’oggi : gelosia, rottura, raptus di follia o ancora delitto passionale, rifiuto o liti familiari le cause della morte di donne vittime di omicidio per mano dei loro mariti, compagni o ex.

La grandezza delle cifre potrebbe causare uno shock :  sono 43 600 le donne e le giovani uccise, nel 2012, nel mondo intero per mano di uomini a cui erano legate.

In Francia ogni anno vengono registrati più di un centinaio di femminicidi, e 100 è la cifra che è stata raggiunta sabato 30 agosto, a Cagnes Sur Mer, quando Salomé, 21 anni, è stata uccisa in strada dal suo compagno per poi essere abbandonata in fondo di  una via.
E il due settembre, una donna di 92 anni è stata colpita a morte con pugni e bastonate a Réalmont, nei pressi di Tolosa. Suo marito, di 94 anni, è stato prima messo sotto sorveglianza, poi ricoverato in psichiatria. Se l’ipotesi verrà confermata, sarebbe il femminicidio n° 101.

120 donne muoiono ogni giorno nel mondo, uccise da un loro conoscente.

Le modalità si ripetono sempre tra loro: colpite a morte, strangolate, uccise a colpi d’arma da fuoco o a coltellate, colpite con delle pietre, gettate da ponti, sotto treni o ricoperte di benzina, certi delitti oltrepassano l’immaginabile. Ad aggiungersi alle vittime di tutto questo: i bambini. Nel 2015, 36 sono stati uccisi insieme alla loro madre, e dei parenti prossimi alla vittima muoiono ogni anno, vittime a loro volta.

In questo viaggio nel terrore, non è stato tenuto conto delle donne che si sono suicidate, durante o dopo dei maltrattementi, una cifra che è molto difficile da valutare.

Le violenze domestiche sono una valle di lacrime di cui coloro che sono riuscite a sopravvivere decidono di parlare.

Il sito pubblica un video in cui intervengono delle donne: “il primo colpo che ho ricevuto, è stato perché ero rientrata con cinque minuti di ritardo. E la violenza sessuale coniugale esiste: ci costringiamo ad avere rapporti con quelle persone per convincerle che non le stiamo ingannando, e per evitare di subire ancora percosse. C’è stata la prima violenza, che mi ha completamente annientata, e mi sono interrogata spesso su cosa sia successo da quel giorno. Ho avuto la fortuna di sopravvivere, sono rimasta per 24 ore senza parlare, sotto shock. ”
“Violences conjugales : voyage au bout de l’enfer”
Intervengono : – Carina, Association Savannah ; Clara (col viso coperto), Association Savannah. Equipe : Marie Cristiani ; Stéphane Agostini ; Caroline Ceccaldi ; Anastasia Mordin.

“Ho studiato, lavorato come capo d’impresa, ho sempre fatto sport di combattimento…con la sicurezza che avevo di me non avrei mai pensato che questo sarebbe potuto succedere a me. Misono ritrovata vittima di un narcisista, di colui che ti fa credere di non essere capace a fare nulla senza di lui”.

Delle parole che spiegano la discesa verso l’inferno delle violenze, gli abusi che piano piano si fanno avanti e che riguardano ogni età e provenienza, sia le città che le periferie.
Bisogna combattere contro lo stereotipo che il maschile debba essere più forte, l’unica soluzione che potrebbe portare ordine in tutto ciò è affermare l’uguaglianza tra uomo e donna.

Uscire dall’indifferenza

 

Le leggi, esistono. Ma quando la protezione giudiziaria e tutela immediata per mano delle  forze dell’ordine, dal momento in cui una donna decide di sporgere denuncia?

Oltrepassare la soglia di un commissariato è già una vittoria. Bisogna però essere accompagnate, sostenute, protette, poiché è da quel momento che la donna corre il rischio maggiore, dal momento che la rottura avanza. E rischia la morte, per mano di colui che vede scappare la propria preda.

In Corsica, la morte di Julie Douib, il 3 marzo scorso, uccisa a colpi d’arma da fuoco dal padre dei suoi figli, a qualche giorno dalla giornata internazionale della donna, ha scosso l’opinione pubblica, oltrepassando i confini dell’isola.

Uscire dall’indifferenza, per ognuno, è forse immischiarsi in qualcosa che non ci riguarda. Ma quando è troppo tardi, alcuni potrebbero non riprendersi.

Pierre Poli, sindaco d’Eccica-Suarella, afferma: “Ciò che è successo a Savannah mi ha fatto entrare nel vivo del fenomeno. Mi sono impegnato a fianco di Mylène (madre di Savannah e presidente dell’associazione che oggi porta il suo nome)  e ho cercato di andare anche più lontano, perché è necessario: non è un problema che si risolve rapidamente, la politica deve fare i suoi passi. Abbiamo deciso di presentare una mozione per chiedere la creazione di un osservatorio regionale sulla violenza contro le donne, e soprattutto bisogna uscire dall’indifferenza. Non bisogna nascondersi dietro la porta se si sentono delle grida, bisogna sensibilizzare tutti: ci sono delle donne, dei bambini che soffrono, intere famiglie vengono distrutte.”

Johanna, Savannah, Patricia, Rosette, Beata, Kadijah, Jennifer, Julie, sono i nomi delle otto donne uccise in Corsica in questi dieci anni.

Fonte: France 3 Via Stella (03/09/2019, Marie Cristiani)