Vacanze in Corsica, un approccio diverso per chi parla italiano


Ogni anno migliaia di turisti italiani (o che parlano l’italiano) visitano la Corsica. La quasi totalità di queste persone arriva nell’isola convinta di visitare una regione della Francia come un’altra, dove la cultura e la lingua sono semplicemente – e completamente – francesi.

Ignorano che la realtà è un po’ diversa. Ignorano l’esistenza stessa di una lingua còrsa, ed ignorano quanto sia simile a quella italiana. Cercano di sfoggiare il loro francese, per quanto arrugginito, e prestano la massima attenzione a pronunciare bene Bastià, Calvì e magari addirittura Ajaksiò.

Non si può fargliene una colpa: quasi tutte le guide turistiche, disponibili in Italia come in altri Paesi, dedicano al massimo poche righe alla lingua corsa, agli aspetti identitari e alla storia dell’isola.

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In sintesi la Corsica viene presentata come un’isola francese ricca di bella natura, paesaggi incantevoli, salumi, formaggi e vini rosé. Beh… diciamo che è un’immagine parecchio riduttiva. Ed è un gran peccato, soprattutto per gli italofoni, e gli italiani in particolare, la cui storia e la cui lingua sono così legate a quelle di Corsica.

Questo articolo vuole essere dunque un piccolo vademecum per il turista che parla italiano e si trova a visitare la Corsica. Un po’ di informazioni, piccoli suggerimenti e spunti per provare un approccio diverso all’isola e agli isolani, vivere il turismo in Corsica in un modo nuovo, che può risultare un esperimento divertente e utile per entrambe le parti.

1. La Corsica ha una sua identità, forte e radicata

bandieratestadimoroLe bandiere o gli adesivi con le teste di moro e le scritte sui muri in una lingua che non è certo francese sono solo i segni più esteriori di un senso di appartenenza forte e radicato.

L’isola vive da tempo tensioni autonomiste e indipendentiste, che sono sfociate anche in atti terroristici nel passato recente. Presenta una realtà politica e sociale complessa e, se capita di affrontare certi temi con la popolazione locale, è bene farlo con la dovuta delicatezza e attenzione. Uno dei passaggi politici epocali per l’isola è avvenuto poco tempo fa, nel dicembre 2015, quando una lista formata da partiti autonomisti e indipendentisti ha vinto le elezioni regionali per la prima volta nella storia, portando ai vertici rivendicazioni culturali, economiche e linguistiche.

2. La Corsica non è mai stata italiana, ma non è semplicemente francese

L’isola non ha mai fatto parte dello Stato italiano. Politicamente è stata sotto il controllo di Pisa fino alla fine del 1200 e di Genova fino al 1768 quando passò in mani francesi, usata come merce di scambio in un trattato tra Genova e la Francia, interessata a rafforzare il presidio militare nel Mediterraneo. In mezzo le parentesi brevi ma importanti del Regno di Corsica e della Repubblica Corsa fondata da Pasquale Paoli, “U babbu di a Patria”. Questa sua storia ha influenzato fortemente la cultura e la lingua dell’isola, dando un’impronta italica ancora oggi ben visibile. L’esercito dell’Italia fascista occupò l’isola durante la seconda guerra mondiale, scrivendo una brutta pagina di Storia e spingendo la maggior parte della popolazione a schierarsi apertamente a favore della Francia nella guerra contro l’Italia.

E’ importante distinguere dunque tra italianità in senso culturale e linguistico da significati invece politici.

3. Esiste una lingua còrsa

alinguahevivaSe notate delle scritte in una lingua che vi sembra molto simile all’italiano, o a uno dei dialetti regionali d’Italia, ebbene siete alla presenza della lingua corsa. Una lingua viva, anche se in difficoltà di fronte all’espansione del francese che da decenni la sta facendo progressivamente arretrare anche nell’uso domestico. Una lingua che i còrsi vogliono mantenere viva, e che l’Assemblea di Corsica, organo di governo della regione, ha votato per rendere co-ufficiale, una volta sciolta la questione di incostituzionalità con la Costituzione francese. Esistono riviste, trasmissioni radio e tv e manifestazioni culturali in questa lingua.

Se vi state chiedendo se è il caso di chiamarla proprio lingua o piuttosto dialetto… sappiate che per la Linguistica non esistono parametri “scientifici” per distinguere l’una dall’altro. Ma sappiate anche che sostanzialmente tutti i Corsi, oggi, si riferiscono ad essa come “lingua”, ed è quindi sensato fare lo stesso.

4. Pronunciare i nomi delle città

cartellistradalibilinguiA nessuno verrebbe in mente di visitare Courmayeur in Valle d’Aosta e pronunciarla “co-ur-ma-iè-ur”. La si legge alla francese, perché è un toponimo francese di una città italiana. Allo stesso modo, i nomi delle città e delle località di Corsica non sono francesi, e nemmeno corsi. Sono toponimi italiani. Questo perché il toscano, ossia il moderno italiano, è stata per secoli la lingua amministrativa, colta e religiosa dell’isola.
Quindi Bastia va pronunciata Bastìa, con l’accento sulla i, Càlvi con l’accento sulla a, e Ajaccio si pronuncia proprio Aiàccio, e così via. Gli stessi còrsi quando parlano francese pronunciano i nomi delle città nella forma originale, “francesizzando” solo Bastia e Ajaccio, le due città maggiori. Le eccezioni sono pochissime: L’Ile Rousse (Isola Rossa), Saint Florent (San Fiorenzo) e Sartène (Sartena) e poche altre hanno visto la francesizzazione del toponimo originale. Ricordate quindi di pronunciare correttamente i nomi dei luoghi, ai Corsi non può fare che piacere.

Per quanto riguarda invece i nomi dei luoghi in lingua corsa, li troverete scritti sui cartelli stradali, generalmente sotto i nomi ufficiali. Su alcuni cartelli capita di vedere il nome ufficiale cancellato, da chi erroneamente lo crede un nome francese o comunque straniero, imposto sull’originale còrso.

5. Pronunciare i cognomi delle persone

Chi pensasse di fare un gran piacere al signor Colombani rivolgendosi a lui come monsieur Colombanì si troverebbe di fronte all’effetto opposto. I cognomi còrsi che vi suonano come italiani… beh possiamo dire che in effetti lo sono. E come tali vanno pronunciati. Anche se si sta parlando in francese; a maggior ragione se si parla italiano.

Potrete notare che molte persone hanno nomi francesi e cognomi italiani, come ad esempio Pascal Marchetti, o Paul Colombani. Ma, soprattutto tra i più giovani, sono diffusi anche nomi còrsi come Stefanu, Paulu, Lesia o Urelianu.

6. Perché non provare una conversazione mista italiano-còrso?

Compru-In-Corsu-icona-300x300L’unica lingua ufficiale in Corsica, da lungo tempo, è il francese. L’inglese, ormai lingua internazionale anche del turismo, è capito, ma forse qui è meno conosciuto rispetto ad altre località d’Europa.

L’italiano è studiato in molte scuole medie e superiori, ed è conosciuto da molti. Potete provare a chiedere gentilmente se chi è di fronte a voi parla la vostra lingua.

Ma vi suggeriamo anche un altro esperimento, più originale: provare una conversazione mista italiano-còrso.

Le due lingue sono molto simili, anche se non identiche. Per alcuni italiani il còrso può presentare somiglianze ancor maggiori con la parlata della propria città, a seconda della regione da cui si proviene.

Per prima cosa dovete individuare chi parla la lingua còrsa. Purtroppo negli ultimi 20 anni il numero di abitanti in grado di parlare correntemente la lingua si è gradualmente ridotto e non è quindi automatico che la persona che avete di fronte sia in grado di farlo. Un sito web e la relativa app può essere molto utile in questo senso: si chiama Compru In Corsu, letteralmente “Compro in Còrso”. Visitando il sito o installando gratuitamente l’applicazione sul vostro telefono, potrete cercare negozi, bar, ristoranti, dove è certificato che i dipendenti parlino còrso. All’esterno dovreste anche vedere un logo con scritto “Quì si parla corsu!” L’interfaccia non è al momento disponibile in italiano, ma in còrso e francese.

Chiedete prima alla persona se potete “parlà talianu” e farvi rispondere “in corsu”. In caso di risposta affermativa, parlate scandendo bene le parole e non troppo velocemente e… buona conversazione 😉

In genere l’intercomprensione tra le due lingue è molto elevata. Volete prima sentire come suona il còrso? In questo articolo, un italiano racconta le sue conversazioni miste durante un viaggio nell’isola, e un video ce ne fa ascoltare una: quella con l’amico Pierre-Louis Alessandri della radio RCFM di Bastia.

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Siamo giunti alla fine di queste righe, che vogliono essere solo un piccolo spunto per i tanti italiani che visitano l’isola. Qualche indicazione che ognuno deciderà come utilizzare. E forse potrà essere utile per riuscire a vedere, dietro la bellezza dell’isola di Corsica, la bellezza della sua storia e della sua gente.


7 Comments on “Vacanze in Corsica, un approccio diverso per chi parla italiano”

  1. Non so chi abbia scritto ste cose qui , ma il corso lingua italiana proprio no, non centra proprio nulla.( Aiacciu , isula, Bonifaziu non mi sembrano parole italiane ) il corso nel sud dell’isola è molto simile se non uguale al dialetto gallurese che non è italiano ma Sardo….nel nord molte parole sono derivate dal dialetto Genovese . la frase Compru Corsu non è italiano ma Gallurese.

    1. U Gallurese hè un dialettu derivatu da u Corsu (una parte di a populazione di u sud di l’isula s’era stallata in Gallura è aveva tandu creatu una cummunità cursòfona).
      A lingua corsa, quant’è a lingua tuscana, siciliana oppuru calabrese, face parte di sta famiglia di lingue chì mostrenu a fratellanza è l’unità chì ci duverebbe esse frà sti populi fratelli, invece d’imparà à i nostri zitelli in scola chì simu francesi dapoi sempre è chì i nostri anziani fussinu tutti gallesi.
      Hè stata italiana a Corsica da l’epuca rumana fin’à u 1769. Passendu per u periodu di l’indipendenza di Genova è di a creazione di a Republica corsa da u 1755 à u 1769 (Bisogn’à rammintà chì Pasquale Paoli fù moltu legatu à l’italianità di a Corsica).
      L’italianità, ùn hè solu u fattu d’appartene à quella nazione italiana ricunnisciuta oghje cù u so statu è u so guvernu, ghjè dinò un sintimu d’appartanenza à un populu, à una cultura cumuna è à una famiglia idiomatica bella chjara.

    2. Sergio, ti è cascato il mondo addosso? se il Corso appartiene alle lingue “Italoromanze” per la proprietà transitiva vi appartengono anche il Gallurese ed il Sassarese (oltre al tabarchino ed all’arborense) ed in parte anche il logudorese, i cui influssi linguistici talvolta sono stati acquisiti dagli stessi galluresi oltre che da Pisani, Genovesi, Catalani, Piemontesi ed infine dall’Italiano vero e proprio.

      1. Lu saldu (illa varietai logudoresa e campidanesa) è una linga chi no faci palti di l’anca italoromanza, ma è un gruppu indipendenti. Comu dici inveci Caccavellu, lu gadduresu è natu da lu còssu ma, cu’ lu tempu, li gadduresi ani sviluppatu una linga noa chi si pò dì morfologicamenti còssa ma sintatticamenti salda. Comu lu sassaresu, è dunca una linga còssu-salda.

        1. ti cussizzo de leggere su chi ana iscrittu Wagner e poi Toso supra su logudoresu e su sardu in generale…

          1. Creo chi assumancu calicuna cosa ja nd’isca in contu de sardu. 🙂 Wagner ja l’isco (ma tene contu chi aiat fattu sos istudios suos chene sos trastos sientifigos de como), Toso (chi dìat a esser un’espertu de limba ligure prus chi de sardu: fentomados sos liberos suos in subra de su tabarchinu) mi l’apo a legher da chi mi l’as suggeridu. Su fattu chi, fortzis, Toso e una pariga de atteros naran chi sa limba sarda siat parte de sa familia italoromanza, assumancu sigundu a Giovan Battista Pellegrini chi isse puru aiat propostu custa cosa, est sotziopolitiga (si no propiu politiga) e no limbistiga: pro no la tirare a longu, nachi est una limba de ponner in s’universu italianu ca sa Sardigna faghet parte de s’Italia, chi nd’est acontzende sos orientamentos limbistigos (torro a narrer chi custa est s’opinione de Pellegrini, no nd’isco de Toso). Atteros (comente Isaia Ascoli e Koryakov, ma bi nd’at paritzos), no nche ponen su sardu in ie, narende chi est unu grupu autonomu. B’at de cunsiderare chi classificare sas limbas romanzas est semper istadu unu casinu nieddu, in ue dontzunu narat sa sua tra chie la cheret cotta e chie la cheret crua. Nemmancu sa familia “italo-romanza” est una cosa chi reconnoschen tottus, antzis. In contu de galluresu, dae puru un’abbaidada a sos istudios de Mauro Maxia: no b’at duda chi siat de origine corsicana, ma in sa sintassi pigat belle tottu dae su sardu.

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