Una petizione diretta alla RAI: fate accedere al “Festival di Sanremo” artisti di lingua còrsa!

Nonostante la modifica dello Statuto avvenuta nel 2009 in favore delle lingue regionali, il “primato della lingua italiana al Festival di Sanremo non è ancora stato scalfito.

Sanremo è da oltre 70 anni uno dei principali eventi mediatici dello Stivale, con un seguito abbastanza nutrito anche all’estero – dove viene trasmesso in Eurovisione e via Radio – oltreché il riconoscimento più prestigioso, discusso e longevo per la Musica Leggera nel Bel Paese.

Il Festival della Canzone italiana viene ideato nel 1951 sviluppando un progetto che il giornalista Aldo Valleroni aveva realizzato qualche anno prima a Viareggio, in Toscana.

I brani in gara al festival vengono selezionati nei mesi precedenti da un’apposita commissione sulla base delle candidature pervenute, e il programma viene trasmesso “per intero” dalla RAI sui teleschermi di tutto il Paese.

Dal 1956 (ad eccezione di brevi periodi) il vincitore della Competizione ottiene il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest, un evento che coinvolge i migliori cantanti dell’Europa intera.

Negli anni le innovazioni per «rimanere al passo coi tempi» saranno continue: prima viene cambiata la location della Competizione – passando dai grandiosi spazi in stile liberty del Casinò di Sanremo al «più popolare» Teatro Ariston nel 1977 – poi vengono cambiate le regole di esibizione dal 1985, invitando tutti gli artisti in gara a cantare dal vivo, eliminando l’odiato playback.

Da ultimo, per la rassegna musicale del 2010 (Sessantesima edizione del Festival) ecco l’ultima grande modifica che tiene finalmente conto della variegata realtà culturale della Penisola: «Si considereranno appartenenti alla lingua nazionale, quali espressioni di cultura popolare, anche le canzoni in dialetto».

I brani che si possono ora esibire durante il Festival dei Fiori devono essere composti da autori italiani con testi in lingua italiana o in una lingua regionale e devono essere inediti, cioè mai eseguiti pubblicamente prima della competizione, pena la squalifica. Le canzoni vengono votate da giurie scelte (demoscopiche, addetti ai lavori, semplici consumatori, ecc.) e tramite voto popolare sotto forma di televoto, proclamando e premiando i tre brani più votati.

In una realtà come quella di Sanremo – da sempre monopolizzata di fatto dalla sola lingua italiana – la grande canzone Napoletana è l’unica «in lingua regionale» ad aver sempre avuto un spazio adeguato nella Manifestazione, anche prima del 2010: nel primo anno di Sanremo (1951) vennero presentati addirittura tre brani in lingua partenopea (Famme durmì, Mia Cara Napoli, Sorrentinella) vedendo negli anni una presenza costante di grandi artisti formatisi all’ombra del Vesuvio (Peppino di Capri, Renato Carosone, Nino D’Angelo, ecc.) secondo una tradizione “consolidata” che prosegue sino ai giorni nostri.

Massimo Morini (famoso cantante e regista Ligure) ha sempre scherzato su questo «innegabile “privilegio” accordato alla canzone Napoletana», portando sul palco del Festival di Sanremo alcune parole della sua lingua madre, il Genovese: durante una delle ultime Edizioni, mentre viene presentato sul palco, lo vediamo pronunciare sottovoce la parole belìn (organo maschile, in dialetto ligure).

Al di là di questa boutade folcloristica, ricordiamo chi è Massimo Morini: fondatore del gruppo musicale dei Buio Pesto (noto per le sue canzoni in lingua genovese), detiene ad oggi il record di 32 partecipazioni consecutive al Festival di Sanremo sia come direttore d’Orchestra che come direttore Tecnico, seguendo artisti del calibro di Lucio Dalla, Franco Battiato, Andrea Bocelli e figure internazionali come i Tokio Hotel, Christina Aguilera e Bruce Springsteen.

Nonostante calchi le scene di Sanremo da oltre tre decenni ricevendo nel 2020 un “premio alla Carriera” proprio dalla Regione LiguriaMorini non è mai risuscito a portare una canzone in Genovese al Festival, che pure viene ospitato nella sua regione da ben 71 anni.

In questo contesto, appare particolarmente interessante e provocatoria una petizione lanciata sulla Piattaforma AVAAZ.org che propone l’Ammissione di canzoni in lingua còrsa a Sanremo:

«Chiediamo che anche cantanti di lingua còrsa, così come di altre terre storicamente italofone, possano essere ammessi al Festival della Canzone italiana di Sanremo; festival che ha sempre visto in concorso canzoni in dialetto (o lingua locale, che dir si voglia) della Penisola.

Per questo motivo, essendo il Còrso anche molto comprensibile per un italiano, quasi simile – per dirla con il grande linguista Niccolò Tommaseo “il più puro dei dialetti d’Italia” – riteniamo che esso rientri a pieno titolo nella famiglia delle Lingue italiche, quindi ammissibile come lingua musicale a Sanremo.

Tale riconoscimento, inoltre, contribuirebbe a rinsaldare antichi legami storico-culturali e di amicizia tra le due sponde del Tirreno»

Riportiamo anche la versione in lingua còrsa della Petizione :

«Dumandemu chì ancu i cantadori di lingua corsa, è ancu di altre terre storicamente taliane, ponu esse ammessi à u Festivale di a Canzona taliana di Sanremo; festivale chi hà sempre vistu in cuncurrenza canti in dialettu (o in lingua lucale, s’è vo vulete) di a Penisula.

Per quessa, essendu u Corsu ancu assai comprensibile per un talianu, quasi simule – in e parolle di u grande linguista Niccolò Tommaseo “u più puru di i dialetti d’Italia” – cridemu ch’ellu cade pienamente in a famiglia di e Lingue italiche, dunque ammissibile cum’è lingua musicale di Sanremo.

Inoltre, sta ricunniscenza aiutarìa a rinfurzà i ligami antichi storicu-culturali è l’amicizia trà e duie sponde di u Tirrenu»

Nonostante le «poche attenzioni» che la Competizione di Sanremo ha riservato finora alla lingua della sua regione (la Liguria) questa “petizione comunitaria” non infastidisce per nulla gli abitanti di Genova e della Riviera ligure, che anzi l’hanno appoggiata apertamente: caricata in Rete il 7 aprile 2020, la Petizione di Francesco R. viene dopo pochi mesi rilanciata e diffusa in tutta la Regione Liguria da due siti d’informazione genovesi nel Gennaio 2021: la pagina web Prima LARIVIERA e poi il sito Riviera24.it dove l’articolista Alice Spagnolo rimarca che la petizione «[…] al momento ha superato di poco le 200 firme [ed] è ovviamente scritta anche in còrso – molto simile, vista la vicinanza e i rapporti storici con la Repubblica di Genova, al dialetto ligure».

Al momento in cui scriviamo (Giugno 2022) la petizione ha raggiunto la quota 514 firme e si pone come obiettivo di arrivare «ad almeno 750»: sorvolando sulle piccole “inesattezze” presenti nel testo, dovute all’origine “spontanea e popolare” di questa singolare Petizione – e pur non sapendo se la “reale natura” di questo enunciato sia scherzosa o seria – invitiamo comunque i lettori di CO (come già fatto un anno mezzo fa) ad appoggiare la richiesta di Francesco R. in un’ottica di maggiore attenzione non solo verso gli idiomi regionali presenti entro i confini dello Stato italiano, ma anche verso tutte quelle realtà locali che da secoli (pur “esterne” ai confini della Repubblica italiana) coltivano un forte legame culturale e storico con la Penisola, degne dunque di essere rappresentate nel principale Festival della Canzone Italiana.

About Alessio Vic Stretti

Laureato in "Conservazione dei Beni Culturali" presso l'Università di Genova, il suo amore per la Corsica nasce nel 2005, dopo aver girato ogni angolo dell'isola in cerca dei suoi tesori naturali e artistici. La sua poesia in lingua corsa «Una preghèra da Genuva à l'isula bella» (presentata al concorso “Tropea, onde mediterranee” del 2009) e la sua Tesi di Laurea «L'architettura in Corsica e le regioni tirreniche fra l'Alto Medioevo e il XIV secolo» (2007) appaiono sulla rivista online A Viva Voce diretta da Paul Colombani.

View all posts by Alessio Vic Stretti →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.