Tra l’Italia e la Corsica, il legame si vede, si sente e si trasmette

L’idea di intervistare dei corsi sul loro rapporto alla Corsica e la loro visione dell’isola è nata da un’esperienza personale. Io, la Corsica non l’ho mai accettata. Non volevo conoscere la sua storia, visitare il suo territorio ma volevo soltanto fuggire ed è quello che ho fatto. Due anni fa, ho lasciato la mia isola per andare a vivere in Italia. Volevo scoprire il mondo oltre le mie montagne, conoscere la vita delle grandi città, vedere dove erano i miei limiti. E così ho fatto, però dopo due anni sono tornata. Il ritorno in Corsica è stato inaspettato ma soprattutto non desiderato, allora è nata l’idea di intervistare gli altri sul loro rapporto e la loro visione di questa terra, per (magari) riuscire a capire la mia.

Iniziamo questo percorso con Niculaiu Battini, studente di lingua corsa all’Università di Corsica. Niculaiu conosce tanto della Corsica, ma oltre a conoscerla, la ammira, la guarda con degli occhi brillanti e affascinati. Questa terra la vuole proteggere e vuole lottare per il suo bene fino alla fine.

Il suo amore per la Corsica è iniziato a Bustanicu, nella microregione del Boziu. Un “focu”, un “babbone” (nonno) delle storie e quei sogni della “veghja” (vigilia), così che è nata la volontà di mettere il cuore e il corpo al servizio dell’isola. Per lui, oggi la “lotta” si fa tra i banchi dell’Università, in una casa in paese oppure con l’impegno e il sostegno di progetti che mettono in rilievo la cultura corsa, ma il suo argomento preferito è quello dell’italianità della Corsica, quindi ci teneva a raccontarmela.

«Al mattino presto si vede la Corsica: sembra una nave carica di montagne, sospesa laggiù all’orizzonte.»

-Italo Calvino

Se guardiamo “a u levante” (lato est) – mi dice Niculaiu – possiamo vedere Roma o la Toscana. La punta del Capo Corso bacia Genova i giorni di cielo aperto. La Sardegna ci dà la mano come per dimostrare una fratellanza. Già qui, senza neanche parlare di fatti, di storia, di lingua, di tradizioni ma solo apprendo gli occhi un giorno di cielo scoperto a Genova, nuotando verso la Sardegna o guardando “a u levante” capiamo che il legame italo-corso è chiaramente visibile.”

“Un esempio visibile che però non tutti vogliono vedere: le mappe del meteo. Sia in Italia che in Francia, la Corsica non è mai al posto giusto, continua Niculaiu. Sulla mappa italiana la Corsica sparisce, su quella francese ci accontentiamo di un angolino in basso a destra (come se fossimo parte dei Dipartimenti d’Oltre Mare) oppure sotto a Nizza o Marsiglia. Un fatto che ci porterebbe a pensare che un paese non ci vuole più e che un altro non sa cosa fare con noi. Anche se oggi è così, la vicinanza geografica di questi due territori ha formato tanti giovani e incuriosito tante persone. I corsi sono andati a studiare in Italia, hanno viaggiato, creato rapporti di interessi e quindi fondato una cultura comune su cui oggi non possiamo più chiudere gli occhi “.

Una cultura comune che possiamo presentare con un elemento fondamentale: la lingua. Durante il nostro incontro, Niculaiu mi raccontava di aver trovato il documento di nascita del suo bisnonno poco tempo fa. “Nomi e Pronomi dei nati: Matteo Bottini nato il 22 Febrajo, nel 1840 in Alandu (paesino del Boziu)”. L’uso della “j” al posto della “i” potrebbe farci pensare al dialetto romano. Una strana coincidenza quando pensiamo che la Corsica apparteneva a Genova e che l’Italia non era ancora unita. La lingua italiana è comunque arrivata fino ai paesini, per dire quanto era centrale per la Corsica.

Oggi, quando Niculaiu mi parla in corso, un po’ sento ancora alcuni resti della musicalità italiana. Sì, l’Italia si sente anche nella lingua corsa, punto che divide i suoi locutori. Possiamo dire che il corso sia un dialetto italiano? Niccolò Tommaseo lo definisce come: “Lingua possente, e de’ più italiani dialetti d’Italia” e “Dialetto italiano più schietto e meno corrotto”. Definizioni che ci fanno capire la risposta. Anche perché nel parlato ritroviamo non solo la musicalità, ma anche il lessico, certe espressioni e anche alcuni gesti. Oltre al vedere e il sentire, in Corsica abbiamo l’Italia nel sangue, nella pelle e nel cuore. Fino ad ora ci siamo soffermati sugli aspetti più facili da riconoscere o da capire, basta guardare una mappa per capire la nostra vicinanza, basta ascoltare per sentire il nostro accento. Ma l’elemento che ci lega di più emozionalmente a questa terra è la nostra storia, sono le nostre tradizioni.

Senza tornare all’epoca della Corsica italiana, troviamo dei fattori storici che ci dimostrano che anche staccate queste due realtà hanno continuato a mantenere un rapporto stretto. Partiamo sempre di qualcosa che ci è vicino, Matteo Battini, (bisnonno di Niculaiu) è andato a studiare a Pisa ed a Roma, questo vuol dire che anche dopo la vendita della Corsica alla Francia, i giovani andavano a studiare in Italia.

“Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Corsica non appartiene più ‘legalmente’ all’Italia ma non appartiene ancora ‘storicamente’ alla Francia, ci spiega Niculaiu, quindi si sono sviluppati due movimenti per difendere la lingua e la cultura corsa: il movimento nazionalista, che continua ad esistere ancora oggi anche cambiando le sue tecniche e facendo evolvere le sue esigenze, il giornale politico ‘A Muvra’ creato da Petru Rocca, nel 1920. Ma questo giornale vivrà soltanto 20 anni, sarà scritto in corso e in italiano, sarà consacrato a denunciare il sistema politico francese che causa dei problemi all’isola e rifiuta la presenza di una lingua corsa. Un rifiuto che abbiamo provato a scontrare anche con il «riacquistu» negli anni ‘70, ma che ci ha comunque portato alla perdita della fluidità della lingua corsa e un po’ alla situazione nella quale ci troviamo ultimamente.”

Nel 2014, un rapporto dell’Insee ci indicava che il 45% degli adulti certificavano di parlare corso, una percentuale che sarà sicuramente scesa dopo 5 anni. Per quanto riguarda i giovani non abbiamo risultati chiari, ma Niculaiu mi confessa di parlare corso tutti giorni con persone che «capiscono ma non parlano». I risultati sulla lingua sono abbastanza rilevanti di una cultura in crisi che ha bisogno di essere curata e valorizzata di nuovo per poter vivere ancora per tanti anni e molti secoli.

Quando abbiamo parlato di quest’argomento, la mia curiosità mi ha portata chiedere a Niculaiu «come mai la gente non parla più il corso?», mi risponde con un sorriso dicendo: “Sai, siamo un popolo di paesani. Prima vivevamo in famiglia nella stessa casa e tutte le sere attorno al fuoco il nonno o bisnonno ci raccontava delle storie in corso. Poi è arrivata la TV, internet e abbiamo smesso di vivere insieme puntando il dito alle famiglie che lo facevano. Abbiamo smesso di ascoltare le storie dei vecchi, le vigilie non si fanno più e quasi mi verrebbe da dire che non ci interessiamo neanche più.” Un sorriso che racconta la nostalgia di un tempo che non c’è più.

Queste vigilie rappresentavano tanto per Niculaiu, perché come vi ho raccontato all’inizio è iniziato qui il suo amore per la Corsica, ma rappresentavano anche tanto per l’isola e la sua cultura. Perché con la fine della vigilia perdiamo la pratica della lingua e con essa perdiamo le storie che facevano la storia, la storia è quel pizzico d’Italia che abbiamo nel sangue e che mi fanno pensare proprio ora che abbiamo bisogno di riprendere il nostro posto, aprire gli occhi e capire che tutto questo è quello che siamo e dobbiamo assolutamente salvare.

Se vogliamo salvare quello che fa di noi un popolo unico, possiamo ritrovare Niculaiu tutte le sere a Corte per parlare “u corsu” con professori benevoli e i suoi amici di “Praticalingua” che saranno sicuramente felicissimi di accoglierci.

Andréa Maroselli

Andréa è una studentessa di 20 anni, studia al terzo anno di laurea in lingue straniere inglese e italiano. Vive ad Ajaccio, ed è appassionata di letteratura, natura, moda e scrittura.

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A proposito di Andréa Maroselli

Andréa è una studentessa di 20 anni, studia al terzo anno di laurea in lingue straniere inglese e italiano. Vive ad Ajaccio, ed è appassionata di letteratura, natura, moda e scrittura.

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