Sulla strada dei vini còrsi

Se parliamo della Corsica ci vengono in mente i suoi paesaggi mozzafiato, dalla Spiaggia di Nonza alla Scogliera di Bonifacio, passando per l’entroterra tra il silenzio dei boschi sulle montagne e l’intero Parco naturale regionale della Corsica, il suo patrimonio artistico e culturale, la cucina e tanti altri elementi che caratterizzano questa fantastica terra. Ma è anche la terra dei vini, una delle regioni vitivinicole più antiche, dove ancora oggi sono coltivati oltre 40 vitigni presenti sul territorio, soprattutto a bacca nera. Oggi, quindi, faremo un vero e proprio viaggio alla scoperta dei vini corsi, in un percorso di stampo geografico e geologico, oltre che enogastronomico.

Esemplari di Fillossera sulla radice di una vite

Le prime testimonianze delle viti selvatiche presenti sull’isola risalgono a 6000 anni fa, ma è nell’Età Antica che si comincia ad addomesticare e ad allevare la vite. Secondo la leggenda furono i Greci a portare la cultura del vino più di 2500 anni fa, su consiglio di Bacco, il dio del vino della mitologia greca. Le varie dominazioni straniere hanno condizionato la fisionomia dell’isola, in particolare quella romana: infatti ai Centurioni veniva dato l’incarico di portare un bastone di legno di vite noto come Vitis, detto Bacillum Viteum, simbolo della sua autorità; non solo, per ogni castrum fondato venivano piantate le viti per poter produrre il vino e poter così tenere a bada i legionari rendendo la vita da soldato meno dura. Ma è con i pisani e con i genovesi che l’isola si arricchisce di esperienze e tendenze vitivinicole, infatti si riscontrano tante e profonde analogie vitivinicole con la penisola italiana piuttosto che con la costa francese. I vini corsi sono stati celebrati e apprezzati in tutta Europa tra il 18° e il 19° secolo, prima dell’arrivo di un parassita che ha devastato il panorama vitivinicolo europeo: la fillossera, nota anche come la peste nera delle viti.

Per chi non lo sapesse si tratta di un parassita originario del continente americano, scoperta per la prima volta da C. H. Fitch e fu avvistata per la prima volta in Europa da J. O. Westwood nel 1863 sulle foglie e sulle radici di una vite presente nelle serre di Hammersmith presso Londra. Da allora si è diffusa in tutto il continente europeo, passando prima in Francia, Italia, Spagna e Portogallo. Questo insetto (nome scientifico Daktulosphaira vitifoliae) attacca le radici di conduzione provocando la formazione di lesioni profonde, dette tuberosità, che compromettono la funzionalità dell’apparato radicale e ne causano la morte, mentre le viti americane hanno sviluppato una resistenza genetica, anatomica e fisiologica che impedisce alle radicicole di attaccare le radici di conduzione. Questo evento ha causato una profonda crisi nel settore vitivinicolo nei due secoli scorsi e il progressivo abbandono dei vigneti. Finora l’unico modo per contrastare questo dannoso parassita è l’innesto della vite europea su quella americana: praticamente si prende la parte radicante americana, immune agli attacchi, e la parte superiore della vite europea, unendole insieme.

Fortunatamente dagli anni ’60 c’è stata una ripresa della produzione vitivinicola, grazie al rimpatrio di 17000 concittadini dalle ex colonie francesi, i quali puntarono su una produzione basata sulla quantità, anche se negli ultimi anni stiamo assistendo ad una produzione che punta anche sulla qualità. Produzione annuale che però non soddisfa né turisti né Corsi. Nel 2007, attraverso test del DNA, degli ampelografi scoperto che la Licronaxu Bianco e l’altra versione a bacca nera, il Licronaxu nero, che crescono sulla vicina isola di Sardegna, erano in realtà la vecchia varietà di Brustiano bianco, viti còrse credute estinte. Questa scoperta ha permesso per la reintroduzione del vitigno in Corsica, dove è spesso assemblato con il Vermentino, il Biancu Gentile e lo Scimiscià.

Vigneti sul litorale corso

 

Il clima della Corsica è generalmente di tipo mediterraneo, con estati calde e secche e inverni miti e piovosi lungo la fascia costiera, più freddi e nevosi sulle montagne dell’interno, in funzione dell’altitudine. Sulle montagne e nelle vallate sono presenti tanti microclimi, con dei venti freschi che mettono a dura prova la resistenza delle viti, le quali non vengono piantate a oltre 400 metri di altezza sull’isola. Il substrato pedologico corso è vario: sulla costa ovest abbiamo terreni ricchi di granito, dando ai vini una spiccata mineralità e una buona freschezza; a nord, dalle parti di Patrimonio, i terreni sono argillosi e calcarei e conferiscono ai vini note vegetali e carnosità; la costa orientale invece è costituita da sabbie marnose, sabbiose e alluvionali.

Come detto prima i vitigni più usati sono quelli a bacca nera, circa l’80% su una superficie di 6000 ettari, il vitigno nero più diffuso è il Nielluccio, ossia il Sangiovese, un vitigno originario della Toscana oltre ad essere uno dei vitigni italiani più diffusi al mondo (si stima che le aree coltivate col Sangiovese coprano l’11% della superficie viticola nazionale italiana), che dà origine a vini freschi, mediamente colorati, con una buona nota tannica e con una gradazione minima del 12% i rossi e Rosè un minimo di 11,5%. Si trova quasi esclusivamente in tutta la Corsica ed è particolarmente adatto a terreni ricchi di calcare, è il vitigno principale dietro i vini AOC coltivate intorno Patrimonio nel nord dell’isola. A sud la sua “roccaforte” è Porto-Vecchio, dove di solito viene miscelato. Secondo la normativa AOC a Patrimonio le uve devono essere raccolte per un rendimento che non deve superare i 50 ettolitri / ettaro. Per i Vin de Corse, che comprendono i vini di Porto-Vecchio, i requisiti di rendimento del raccolto sono più o meno gli stessi, con la sola differenza per i vini rossi che raggiungono un livello di alcol di almeno l’11,5%.

L’altro vitigno a bacca nera più diffuso è lo Sciacarello (o Sciaccarello) una varietà di uve da vino rosso italiano coltivato esclusivamente in Corsica, il suo nome deriva dal termine dialettale “sciaccarellu”, ossia “croccante”. Coltivato soprattutto nel sud-est dell’isola, dalle parti di Ajaccio e Sartene, dà origine a vini rosati e ad un vino rosso che non ha un grande colore ma è morbido, di grande bevibilità, avvolgente e molto profumato, che al naso si sentono note tostate, di pepe e caffè. È anche associato con i vini da Calvi, e nella regione di Sartène intorno Proprioano, l’uva viene mescolata normalmente e raramente viene trasformato in un vino varietale (ossia privo di denominazione o di origine). Probabilmente lo Sciacarello è una varietà di un vitigno ligure-toscano, la Pollera nera. Gli altri vitigni a bacca nera presenti sull’isola sono il Carignan, il Cinsaut, il Grenache, il Pinot Nero, il Merlot e infine il Cabernet Sauvignon.
Dei Vitigni a bacca bianca abbiamo il Vermentino (o meglio Vermentinu), soprannominato Malvoisie o “Malvasia della Corsica”, da cui si ottengono vini di gran corpo, con un elevato grado alcolico, secco e con sentori di mandorla e mela. Dall’ugni blanc si hanno piccole quantità di vini neutri e delicati, mentre dal moscato si ottengono vini aromatici, dolci e morbidi.

Produzione annuale dei vini còrsi al 2003, fonte INSEE

 

In Corsica sono presenti nove AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), distribuite così:

Coteaux d’Ajaccio
Calvi
Cap Corse
Figari
Patrimonio
Porto Vecchio
Sartène
Vin de Corse
Muscat de Cap Corse

(Dati C.I.V.-Corse 1999)

Distribuzione geografica dei vini

Partendo dalla parte settentrionale dell’isola incontriamo l’AOC Vin de Corse Coteaux du Cap Corse, un vino prodotto nell’omonima penisola Capo Corso (Capicorsu in còrso, Cap Corse in francese), nel dipartimento della Haute Corse. Precedentemente era distribuito in un’area più ampia, ora questo vigneto è ridotto alla sola zona di Rogliano in aggiunta a pochi altri vigneti sparsi su pendii estremamente ripidi, coltivati a terrazze. Secondo alcune fonti storiche nel 1860 c’erano tra i 1500 e i 4000 ettari di vigneti, gran parte di essi vigneti andata perduta nel 20°secolo. Oggi, ci sono pochi vigneti presenti sulla costa e nuovi vigneti di fronte alle isole Finocchiarola.

I vigneti coprono i comuni di Barrettali Brando, Cagnano, Canarie, Centuri Ersa Luri, Meria Morsiglia, Nonza, Ogliastro, Olcani, Olmeta di Capocorso, Pietracorbara, Pino, Rogliano, San Martino- di-Lota, Santa-Maria-di-Lota, Sisco, Tomino e Ville di Pietrabugno. I vini bianchi sono ottenuti principalmente dal Vermentino (Malvasia della Corsica) assemblato col Biancu Gentile, la Codivarta, il Genovese e Ugni Blanc (Rossola), mentre per i vini rossi e rosati abbiamo il Grenache, il Nielluccio e lo Sciaccarello assemblato con l’Aleatico, ma non mancano il Barbarossa, il Carcajolo nero, il Carignan, il Cinsault, il Mourvedre, il Syrah e il Vermentino, da quest’ultimo è possibile ottenere i vini rosati unendo il mosto rosso e il mosto bianco.

La produzione annuale non supera i 35 ettari e produce solo 965 hl /anno, di questi 505 i vini bianchi, 315 i rosati e 145 i rossi. La natura dei terreni scisti argillosi e le caratteristiche climatiche sia oceaniche che montane, in aggiunta alla la forte irradiamento solare, rendono possibile lo sviluppo di questi vini bianchi ottenuti dal Vermentino della famiglia della Malvasia. Il colore va dal giallo verdolino brillante al giallo dorato, al naso si presenta con una grande finezza e con note floreali fresche, dal gusto secco, morbido ed elegante. I vini bianchi si abbinano bene a piatti a base di pesce, in particolare a molluschi e crostacei, i rossi con carne di cacciagione e in particolare al cervo, mentre i rosè con carni bianche grigliate. Da segnalare la Fiera del Vino a Luri “Fiera di u Vinu” che si svolge ogni anno

In questa regione è presente anche l’AOC Muscat du Cap Corse, prodotto nelle 17 comunità presenti sull’estremità nord dell’isola: Barbaggio, Barrettali, Cagnano, Centuri, Ersa, Farinole, Luri, Meria, Morsiglia, Oletta, Patrimonio, Pietracorbara, Poggio d’Oletta, Rogliano, Saint-Florent (sulla riva destra di Aliso), Sisco e Tomino. Si tratta di un Vin Doeux Naturel (vino dolce naturale) dotato di buone doti di fragranza freschezza gustativa, ottenuto dal Moscato Bianco, un vitigno originario della Grecia oltre ad essere uno dei più diffusi al mondo, basti pensare che viene coltivato anche in Argentina, in Australia e persino in Germania. Ottimo da abbinare a dolci e formaggi erborinati. AOC riconosciuta molto recentemente, il 19 novembre 1997, la produzione annuale è di circa 2815 hl.

Una bottiglia di vino rosso AOC Coteaux-du-cap-corse

 

Bottiglia di AOC Muscat du Cap Corse

 

Il Rappu si può dire la punta di diamante di queste zone, visto che si tratta di una rara specialità prodotta in quantità piccolissime dall’Aleatico e dal Grenache. Tradizionalmente veniva elaborato da ogni famiglia per celebrare le grandi occasioni e a volte come ricostituente gradevole. Il Rappu si ottiene da uve appassite e si fa fermentare in presenza dei raspi, direttamente sulla vite o in cassette, processo poi interrotto con l’introduzione di Acquavite quando il residuo zuccherino raggiunge i 100g/l. L’invecchiamento va dai tre ai cinque anni e si ottiene un vino dal colore rosso granato tendente al mogano, al naso si sentono profumi di frutta cotta e confettura, ciliegia sotto spirito e speziature, in bocca si avverte una gradevole morbidezza e un finale poco amarognolo.

Calice di Vin Rappu

 

Nella zona di Bastia si produce l’AOC Patrimonio, la prima dell’isola e una delle migliori, riconosciuta nel 13 marzo del 1968. Il vitigno principale è il Nielluccio, considerato dai produttori autoctono, viene coltivato su suoli calcarei e argillosi. I vitigni vengono protetti dai venti a nord dalle montagne circostanti, mentre il vento asciuga le bacche in caso di pioggia, mentre nei periodi di siccità estiva viene compensata dall’umidità marittima, garantendo così delle annate sane; ma abbiamo anche il vermentino per quanto riguarda i vini bianchi. L’aria fresca notturna, poi, fino ai 1000 metri garantisce un ottimo clima equilibrato. I vigneti sono diffusi in sette aree: Patrimonio stessa, Barbeggio, Saint-Florent, Farinole, Oletta, Poggio d’Oletta e Santo Pietro di Tenda, per un’area complessiva di 409 ettari. Ogni anno si producono 16 685 ettolitri, di questi 8410 sono rossi, 5700 rosati e 2575 bianchi.
Al naso il vino presenta un profumo declinato su note fruttate di marasca e leggere note vegetali, mentre in bocca si ha un attacco gustativo che gioca sulle durezze e una buona propensione all’invecchiamento. È previsto anche il Vermentino con sentori di erbe aromatiche, di buona struttura e sapidità che evolve nel giro di due anni. Infine abbiamo il rosé, assemblato con tre vitigni (Nielluccio, Grenache e Syrah) che al naso richiama piccoli frutti rossi e la melagrana, mentre in bocca è fresco e piacevole, ottimo da abbinare ai ravioli al Brocciu.

 

Vigne AOC Patrimonio nei pressi di Saint-Florent

 

Nella zona nord-occidentale di Balagne, nei pressi dell’omonima cittadina di Calvi, viene prodotto l’AOC Calvi, creata nel 1976, un vino già apprezzato da Seneca. Si estende su una superficie di 276 ettari, per una produzione annuale di circa 8500 ettolitri (4155 per i rossi, 970 i bianchi e 3375 i rosè), i vigneti utilizzati sono lo Sciacarello, il Nielluccio e il Vermentino, in passato coltivati lungo terreni scoscesi mentre oggi sono più diffusi lungo la piana alluvionale del torrente Figarella, coprendo di fatto i territori dei comuni di Belgodère, da Calenzana a Calvi e Ile Rousse  Algajola, Aregno Avapessa, Belgodère, Calenzana, Calvi Cateri Corbara, Costa, Feliceto, Galéria L’Ile-Rousse Lama, Lavatoggio Lumio, Manso, Moncale, Montegrosso, Monticello, Muro, Nessa, Novella, Occhiatana, Palasca, Pietralba, Pigna, Sant’Antonino, Santa Reparata di Balagna, Speloncato, Urtaca, Ville-di-Paraso e Zilia. Gli altri vitigni usati per i vini rossi e rosati sono il Grenache, il Cinsault, il Mourvèdre, il Barbossa, il Syrah e il Carignan, mentre per il bianco sono l’Ugni Blanc e Vermentino. Il tutto su un’area di 276 ettari.
I vini rossi vengono serviti a temperatura di servizio che va dai 14 e i 16 gradi, quelli affinati per 3-4 anni sono noti con la denominazione “Calvi rosso Sciacarella “, mentre quelli affinati 6-7 anni vengono chiamati “Calvi rosso Nielluciu “, si abbinano bene con piatti a base di carne selvaggina; i vini rosati vengono invece serviti a temperatura servizio tra 8 e 10 gradi e si abbinano bene con carni bianche, carni grigliate e con i salumi (charcuterie) come ad esempio Charcuteries allemandes (salumi tedeschi), prosciutto crudo e salame; infine abbiamo i vini bianchi, anch’essi serviti a temperatura ambiente tra 8 e 10 gradi, si adattano bene con piatti a base di pesce come ad esempio frutti di mare, crostacei e  coquillages.

Affinamento di AOC Calvi in Cantina

 

L’AOC Ajaccio, riconosciuta ufficialmente il 3 Aprile del 1984, è quella più estesa della costa occidentale, situata in un posizione elevata che contribuisce a rinfrescare il clima. Il terreno è granitico, mantenendo di fatto le basse le rese dei vigneti, ottenendo così dei vini discreti. Il vitigno principale è lo Sciacarello, ma si usano anche altri vitigni per poter assemblare i vini: Vermentino (malvasia dalla Corsica), Biancu Gentile, Codivarta, Genovese e Ugni Blanc (Rossola) per i vini bianchi; Barbarossa, Nielluccio, Sciaccarello, Vermentino (malvasia dalla Corsica), Aleatico, Carcajolo Nero, Carignan, Cinsault, Grenache e Minustello per quanto riguarda i rossi e i rosati.
Area di produzione è distribuita nei comuni di Afa, Ajaccio, Alata, Albitreccia, Ambiegna, Appietto, Arbori, Arro, Bastelicaccia, Calcatoggio, cannella, Carbuccia Cargèse, Casaglione, Casalabriva, Cauro, Coggia, Cognocoli-Monticchi, Coti-Chiavari, Cuttoli-Corticchiato, Eccica-Suarella, Grosseto-Prugna, Ocana Peri, Piana, Pietrosella, Pila-Canale, Saint-André-d’Orcino Sari d’Orcino, Sarrola-Carcopino, Serra-di-Ferro, Tavaco, Valle-di- Mezzana, Vero, Vico e Villanova, per un totale di 242 ettari.
La produzione annuale è di circa 12490 ettolitri, di questi 5085 i vini rossi, 4850 i bianchi e 2555 i rosati. I vini rossi si presentano con un rosso rubino mediamente intenso, al naso si sentono note erbacee di maquis e macchia mediterranea, di buona struttura e tannini un pò vegetali, ottimi da abbinare con carni rosse alla griglia, piccola selvaggine, pollame, arrosti e con il Brocciu; i vini bianchi invece si presentano freschi e fragranti, da abbinare a frutti di mare e pesce alla griglia; infine i rosati, che hanno note di ciliegio e garofano, che si sposano bene con salumi e piatti a base di pesce.

Una bottiglia AOC Ajaccio rossa

 

 

Il nostro viaggio alla scoperta dei vini della Corsica giunge infine nelle regioni meridionali dell’isola, dove si trovano le AOC Vin de Corse Figari, Porto Vecchio e Sartène.

Nei pressi dello Stretto di Bonifacio crescono i vigneti ritenuti i più antichi dell’isola, attestata almeno dal V° secolo a.C., su una superficie di circa 130 ettari, caratterizzata da terreni granitici. Il vento che si precipita attraverso il Golfo di Figari è molto favorevole ai vitigni, in particolare a quelli rossi.
I vigneti sono diffusi nei comuni di Figari, Monacia-d’Aullène e Pianottoli-Caldarello. Qui crescono bene il Grenache e lo Sciacarello che danno origine a vini semplici e piuttosto rustici, ma troviamo anche il Nielluccio, il Barbarossa, carcajolo nero, il Carignan, il Cinsault, il Mourvèdre e il Syrah. I vitigni bianchi sono il Vermentino assemblato anche con il Biancu, il Gentile, la Codivarta, il Genovese e Ugni Blanc. La produzione annuale è di 4935 hl, di questi 2835 di vino rosso, 1495 di rosè e 605 di vino bianco. Al naso i rosati si presentano con note di caprifoglio, rosa selvatica, bruyère e pepe, i bianchi hanno profumi che richiamano a biancospino, mandorle e frutta tropicale, per quanto riguarda i rossi invece ci sono richiami a Frutti rossi, frutti neri e sottobosco.

Bottiglie di vino rosè AOC Figari

A Porto Vecchio si ottengono vini rossi ben predisposti per l’invecchiamento e con note fruttte e di sottobosco, mentre i vini bianchi sono freschi e fruttati, da degustare in uno dei piccoli ristoranti presenti sulla vielle ville, abbinati con Terrina alle castagne i rossi e méli-mélo de roches con pesce di scoglio rosolato in padella. I vigneti coprono i comuni di Bonifacio, Conca, Lecci, Porto-Vecchio, San-Gavino-di-Carbini, Sari-Solenzara Sotta e Zonza, su dei terreni molto favorevoli per la vite: calcare nella zona sud, granito con rocce arenarie, calcari marnosi. I vini bianchi sono ricavati principalmente dal Vermentino assemblato col Biancu Gentil, la Codivarta, il Genovese e Ugni Blanc; mentre i vini rossi e rosati si ottengono principalmente dal Grenache, il Nielluccio e lo Sciaccarello (50% come minimo), quest’ultimo assemblato dall’Aleatico, non mancano il Barbarossa, il Carcajolo nero, il Carignan, il Cinsault, il Mourvedre, il Syrah, il Morrastel (10% max) e infine il Vermentino usato per ottenere dei vini rosati. La produzione annuale è di circa 3430 hl, di questi 1405 sono di vino rosso, 655 di vino bianco e 1370 di rosé.

Enoteca a Porto Vecchio, dove gustare un Vermentino fresco e fruttato, al momento dell’aperitivo

 

Enoteca a Porto Vecchio, dove gustare un Vermentino fresco e fruttato, al momento dell’aperitivo

Nei pressi di Sarténe i vini rossi hanno spiccate note fruttate che richiamano ai frutti di bosco e dalla buona struttura, mentre i bianchi hanno note odorose sottili di Biancospino, mandorle, frutta tropicale e sono fini. Riconosciuta ufficialmente il 2 aprile 1976, è separata dalla AOC Ajaccio dal fiume Taravo (ad eccezione di un piccolo trabocco a monte) e termina in prossimità del Leone di Roccapina. Le viti sono piantate sulle pendici del dell’Ortolo o Rizzanese.
L’area di coltivazione dei vitigni è distribuita nei comuni di Arbellara, Belvedere-Campomoro, Bilia, Fozzano, Granace, Grossa, Giuncheto, Loreto-di-Tallano, Mela Olmeto, Olmiccia, Propriano, Santa-Lucia-di-Tallano, Sartène, Sollacaro e Viggianello, per un totale di 163 ettari. La produzione annuale è di 6505 hl, 3665 di vino rosso, 905 i bianchi e 1935 i rosati.
I vini bianchi sono ricavati principalmente dal Vermentino assemblato col Biancu Gentile, la Codivarta, il Genovese e Ugni Blanc; mentre per i vini rossi e rosati abbiamo il Grenache, il Nielluccio, lo Sciaccarello assemblato con l’Aleatico, il Barbarossa, il Carcajolo nero, il Carignan, il Cinsault, il Mourvedre, il Syrah e il Vermentino.
I vini devono soddisfare le seguenti condizioni:

  • Essi devono, da un lato, provenire da mosti rispettivamente che hanno residui zuccherini non inferiori a 207 g per litro per i vini rossi e 195 grammi per litro per i vini bianchi e rosati; dall’altro, dopo la fermentazione, devono essere presenti gradazioni alcoliche non inferiore a 11,5° per i rossi e 11° per bianchi e rosati.
  • La resa di base è fissato a 50 ettolitri per ettaro di vigna.
  • La densità d’impianto per ettaro non deve essere inferiore a 3000 piedi.
  • I vini devono essere vinificati in conformità degli usi locali, è quindi vietato l’uso di presse continue.

Questi vini non possono essere messe in commercio con la denominazione AOC senza un certificato rilasciato dall’Istituto Nazionale delle denominazioni d’origine.

Vitigni nei pressi di Sartène.

 

Infine, the last but not the least, ci ritroviamo la generica AOC Vin de Corse che include tutte le zone viticole senza riferimenti precisi a determinati territori, concentrate soprattutto nella costa orientale dell’isola. I vini vengono consumati soprattutto d’estate e proposti ai turisti in suggestivi ristoranti a strapiombo su mare, i bianchi vengono abbinati con pesce alla griglia e frutti di mare crudi, i rosati sono più strutturati e si sposano mene con Bouillabaisse e Bourride, uno stufato di pesce, mentre i rossi speziati si accompagnano bene con lepre e agnello al forno.

Vitigni presso la Réserve du Président à Tallone

Marco Bucci

Romano classe 1986, Judoka specializzato in contro-tecniche e tecniche con l'uso prevalente della gamba (Ashi-waza). Sono un appassionato di Geografia, Geopolitica, lingue stranire, Storia, cucina, Judo, Rugby, Nuoto e di tutti gli altri sport. Mi sono laureto in Geografia con una tesi riguardante Newcastle come limes geo-linguistico, il mio percorso di studi, al di fuori del curriculum ambientale, si concentra anche su Geopolitica, Geografia dell'alimentazione e Geografia delle lingue. Recentemente ho anche ottenuto le qualifiche di rappresentante e Sommelier, quello dei vini è un mondo che mi ha sempre affascinato e recentemente sto mettendo in pratica le mie abilità da Sommelier giorno dopo giorno, cogliendo l'occasione di distribuire il vino nei ristoranti e nelle enoteche di Roma, sperando in futuro di portare i prodotti del Made in Italy al di fuori dei nostri confini nazionali, puntando in mercati dove il prodotto italiano va molto di moda come ad esempio Regno Unito o la Russia, il mondo arabo per quanto riguarda l'acqua. Proprio per questo ho deciso di imparare due lingue del futuro, Arabo e Russo, fondamentali se un domani dovrò comunicare con potenziali clienti di nazioni in forte crescita. Nel tempo libero mi piace leggere, dipingere, cucinare, fare Judo e Nuoto, scattare le foto, studiare le lingue.

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A proposito di Marco Bucci

Romano classe 1986, Judoka specializzato in contro-tecniche e tecniche con l'uso prevalente della gamba (Ashi-waza). Sono un appassionato di Geografia, Geopolitica, lingue stranire, Storia, cucina, Judo, Rugby, Nuoto e di tutti gli altri sport. Mi sono laureto in Geografia con una tesi riguardante Newcastle come limes geo-linguistico, il mio percorso di studi, al di fuori del curriculum ambientale, si concentra anche su Geopolitica, Geografia dell'alimentazione e Geografia delle lingue. Recentemente ho anche ottenuto le qualifiche di rappresentante e Sommelier, quello dei vini è un mondo che mi ha sempre affascinato e recentemente sto mettendo in pratica le mie abilità da Sommelier giorno dopo giorno, cogliendo l'occasione di distribuire il vino nei ristoranti e nelle enoteche di Roma, sperando in futuro di portare i prodotti del Made in Italy al di fuori dei nostri confini nazionali, puntando in mercati dove il prodotto italiano va molto di moda come ad esempio Regno Unito o la Russia, il mondo arabo per quanto riguarda l'acqua. Proprio per questo ho deciso di imparare due lingue del futuro, Arabo e Russo, fondamentali se un domani dovrò comunicare con potenziali clienti di nazioni in forte crescita. Nel tempo libero mi piace leggere, dipingere, cucinare, fare Judo e Nuoto, scattare le foto, studiare le lingue.

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