O amichi, sò talianu… parlatemi corsu !

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Quattro giorni, alla fine di aprile. Quattro giorni in Corsica, con base a Bastia. Non era il mio primo viaggio in Corsica, ma il primo in cui, da quando ho iniziato a collaborare al progetto di Corsica Oggi dalla sponda italiana del Tirreno, ero particolarmente attento all’aspetto linguistico.

Il viaggio è stato interessante, e non solo per i luoghi bellissimi che ho scoperto e riscoperto – Bastia con le sue chiese, il porto e la cittadella, Corte, il Capo Corso – ma soprattutto per le persone con cui ho parlato e per il modo in cui ci ho parlato.

Con l’amico Andrea Meloni, anche lui collaboratore italiano di questo sito, abbiamo viaggiato e incontrato persone, accompagnati da Paul Colombani e da altri Corsi, redattori di Corsica Oggi, collaboratori o semplici amici. Abbiamo viaggiato anche da soli per le strade, abbiamo fatto colazione nei bar, mangiato nei ristoranti, abbiamo vissuto per qualche giorno la città e i villaggi in cui siamo passati.

La lingua còrsa ci ha dato subito il benvenuto appena sbarcati a Bastia, alle 8 del mattino, quando sotto i nostri occhi due militanti hanno appeso alla cancellata del porto uno striscione:

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A verità ùn si pò imprighjunà “. La verità non si può imprigionare.

Il corsu scritto è ben presente in città e ovunque nell’isola, lo si trova sui cartelli stradali, sui pannelli descrittivi di molti monumenti ed edifici, e appunto in molti striscioni rivendicativi…

Ma, per quanto riguarda la lingua parlata?

Ebbene, in quei quattro giorni, quante volte ho sentito parlare la lingua corsa tra Corsi? Due. Due sole volte. Ed entrambe le volte da persone anziane. In tutti gli altri casi la comunicazione avveniva in francese. Chiaramente tendere l’orecchio per la strada non ha molto valore scientifico, ma purtroppo i dati statistici ripresi nel libro “Cuufficialità” di Romain Colonna confermano questa impressione: la trasmissione in ambito familiare del còrso, che nel 1915 era del 98%, nel 2015 si fermava al 3%. Sono cifre che parlano chiaro. Oggi sempre meno ragazzi giovani hanno la possibilità si sentirla in casa – magari dai nonni –  e ancor meno di parlarla. Il còrso si impara a scuola, come fosse una lingua straniera. Ma una lingua straniera di solito ha dei Paesi in cui è parlata, delle nazioni dove si possono fare soggiorni linguistici, si può andare a Londra o negli Stati Uniti a parlare l’inglese, a Madrid a parlare spagnolo, in Italia per usare l’italiano, a Barcellona per il catalano. Chi amasse il napoletano può certamente sentirlo e praticarlo a Napoli e in tutto il suo circondario. Ma dopo aver imparato il còrso, i ragazzi còrsi, dove lo parleranno? O meglio, con chi?

compruincorsuvetrinaQuesta stessa domanda si ponevano i creatori di Compru in Corsu quando realizzarono il loro progetto, creare appunto uno spazio di commercianti corsofoni dove i Corsi potessero parlare la lingua nustrale. La rete c’è, e funziona. Ma gli stessi commercianti hanno ammesso di essere in gran parte dei militanti, che già parlavano còrso, e la partecipazione al circuito non ha portato loro molti clienti in più. Parla in corsu chi già lo parlava, o chi milita per la sua sopravvivenza. Un numero
di persone, purtroppo, molto ristretto.

parlemucorsustazionebastiaAvremmo voluto far colazione in qualche bar del circuito Compru in Corsu ma purtroppo l’unico nelle vicinanze in quel momento era chiuso. E un altro negozio del circuito, vicino a noi.. beh vendeva vernici e non avevamo necessità di dipingere muri 😛

Oltre a Compru in Corsu, anche altri adesivi segnalano posti dove il personale parla còrso, come ad esempio alla stazione del treno di Bastia. Quando ci siamo stati però, al banco non c’erano addetti.

Volete sapere in quali occasioni ho sentito dei Corsi fare dei discorsi lunghi e complessi tutti in lingua corsa? Quando parlavano con noi. Con noi due italiani.

Il motivo è semplice. Non capiamo e non parliamo il francese abbastanza bene per poter sostenere una conversazione. Insomma, la nostra ignoranza li “costringeva” ad usare il còrso 😉 Quando noi parliamo italiano con dei Corsi che ci parlano in còrso, la comunicazione avviene in modo quasi perfetto e assolutamente naturale. C’è da notare che sia io che Andrea proveniamo dal Nord Italia, e i nostri “dialetti” locali – milanese e genovese – hanno molta meno somiglianza con l’italiano standard rispetto alle parlate còrse, sia suprane che suttane. Quindi le nostre lingue locali non ci aiutano nella comprensione del còrso, ma è la lingua italiana – parlata da oltre 60 milioni di persone – a permetterci di capire i corsofoni e farci capire da loro.

Abbiamo avuto il piacere di avere delle conversazioni miste italiano-còrso con diverse persone, gentilissime ed alcune anche illustri nel panorama culturale dell’isola.

Abbiamo conversato con Petru Mari, giornalista fondatore della trasmissione Mediterradio, che parla un còrso bellissimo e scorrevole. Paul Colombani ci ha fatto notare come, sapendo di avere a che fare con italiani, pur parlando sempre corsu senza usare italianismi, abbia però evitato eccessivi francesismi. Una competenza della lingua corsa tale da saperla adattare a chi non ha dimestichezza con il francese colloquiale che invece tutti i Corsi conoscono.

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Ma la conversazione con Petru, conviviale e accompagnata da buon cibo, buon vino e da una bibita Hely, è stata interessante non solo per la forma, ma anche per i contenuti. Si è discusso infatti della lingua corsa, la sua evoluzione nel tempo, e in generale del limite oltre il quale le trasformazioni di una lingua la trasformano in una lingua diversa. “La lingua dei giovani di oggi” diceva Petru “non è la stessa di quella dei nostri tempi, ed è normale, è giusto così”. Ma, replicava Paul Colombani, se le novità diventano troppe e tutte insieme “non è più la stessa lingua”. E’ in fondo il dibattito tra chi ancora, soprattutto persone di una certa età, ha parlato corsu in famiglia, e chi invece parla la lingua imparata a scuola, che alcuni linguisti definiscono “neocòrso”.

La comprensione di ciò che Petru Mari diceva era praticamente perfetta sia da parte mia che dell’amico Andrea. Ma certo, è un còrso del nord, per molti versi più “toscanizzato” e quindi più simile all’italiano standard. Più facile da capire per un italofono, in sostanza.

Ma, per verificare questa teoria, abbiamo avuto occasione di cimentarci anche con un Corso del sud, il simpaticissimo Damien Delgrossi, originario di Livìa, dalle parti di Sartena. Mentre sorseggiavamo un Cap Corse Mattei, lui stesso diceva che “controllava” un po’ il suo còrso sapendo che stava parlando con due italiani, ma certamente posso dire che la sua era una parlata decisamente diversa da quella di Petru. Eppure la comprensione era comunque praticamente totale.

Damien, frequentatore di varie parti d’Italia, ha notato somiglianze tra il còrso del sud e dialetti italiani meridionali, come ad esempio il calabrese. Riguardo all’intercomprensione, dice che partendo dal suo còrso, man mano che impara parole italiane, le usa per adattarlo: “ho capito che ‘aghju’ si dice ‘ho’.. allora bon, dico ‘ho’…”. In fondo è quanto ha fatto anche Gilles Simeoni nelle sue recenti trasferte in Sardegna, o nell’intervista al giornale italiano La Repubblica.

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Un altro incontro bello ed interessante è stato quello con Georges De Zerbi, professore, membro della confraternita religiosa con la quale si esibisce in splendidi canti, e scrittore, autore di bei romanzi in lingua còrsa come “L’ultima pagina” e “U rimitu di colle à Boziu”, di cui Corsica Oggi ha parlato in passato.

Con lui ed altri amici, nella bella chiesa di Santa Croce a Bastia, abbiamo conversato con piacere, anche in quel caso loro in còrso, noi in italiano.

Infine, una lunga conversazione mista l’abbiamo avuta con il carissimo amico Petru Luigi Alessandri, un giornalista radiofonico di RCFM, che si occupa di diverse trasmissioni tra cui Mediterradio e che per Corsica Oggi scrive spesso articoli, anche in còrso.

Un pezzetto della chiacchierata con Petru Luigi, o Pierre-Louis, o Pierluigi che lo si voglia chiamare, l’abbiamo anche filmato. La qualità audio purtroppo non è altissima, ma speriamo che riusciate comunque ad apprezzare la naturalezza con cui tutti quanti conversavamo. E anche il suo purissimo accento bastiese 😉

Ci sono tante dimostrazioni della facilità con cui chi parla còrso può capire e farsi capire da chi parla invece italiano. Con questo non voglio dire che chi milita perché i Corsi tornino a usare la “lingua nustrale” tra di loro sbagli, tutt’altro. Non voglio dire nemmeno che esso debba diventare solo una lingua per parlare con gli italiani, assolutamente. E non mi permetto di mancare di rispetto a chi ritiene invece che i ponti con la lingua italiana vadano (ulteriormente) abbattuti. Ma con quest’ultima tesi non sono d’accordo. E – questo sito ne è la dimostrazione – ci sono molti Italiani e, cosa più importante, molti Corsi che pensano che invece il rapporto tra le due lingua vada riallacciato, con beneficio per tutti.

Per gli italiani che stanno leggendo questo articolo: se quest’estate vi capita di andare in Corsica, provate a chiedere a qualcuno – l’albergatore, il ristoratore, il negoziante Compru in Corsu – se può parlarvi corsu e voi rispondere in talianu. Se poi il Corso è un vostro amico, se ci siete in confidenza e se gli va, beh… provate a registrare o filmare qualche minuto della conversazione. Pensiamo sia importante documentare quello che per secoli è stato un modo di fare diffuso e normalissimo nell’isola e che forse sarebbe una buona cosa tornasse ad essere.

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Con il massimo rispetto, e da osservatore esterno, rimango un po’ stupito quando vedo che questa opportunità a volte viene semplicemente ignorata. L’ultima sera prima della partenza Andrea ed io eravamo a cena in un ristorante, accanto a noi due tavoli, uno occupato da una coppia di italiani che non comprendeva bene il menù scritto in francese. Nell’altro tavolo, una signora còrsa che interviene in loro aiuto, traducendo in quello che mi sembrava italiano con qualche parola còrsa. Mi permetto di chiederle se ha studiato l’italiano, perché lo parla piuttosto bene e ha tradotto per loro il menù. “Sono professora di corsu” mi dice. Poi mi parla degli studenti del collège, dice che sono stati in gita scolastica in Italia; “gli studenti di còrso?” chiedo, “no no di italiano! In Italia si va per parlare l’italiano”. Provo ad accennarle il discorso dell’intercomprensione, che lei stessa ha appena dimostrato pochi minuti prima e ancora adesso conversando con me. “Beh è chiaro che si capisce, sono tutte lingue latine!”, mi risponde. Annuisco e sorrido, mentre dentro di me mi chiedo se la cosa sarebbe andata nello stesso modo se io e gli altri commensali italiani fossimo stati invece spagnoli, portoghesi o romeni.

Che parlare còrso con un italiano non sia uguale a farlo con chi parla altre lingue romanze a me pare un fatto ovvio, una semplice verità. Forse solo una verità che a qualcuno non interessa e a qualcun’altro conviene tenere nascosta. Il giorno dopo, camminando lungo la cancellata del porto per imbarcarmi, ripenso a quello striscione…

A verità ùn si pò imprighjunà “.

 


Articolo di Giorgio Cantoni.
Un grazie sentito a Paul, ad Andrea, a Matteu, Stéphane, Lucie, Petru e sua moglie, Niccolò, Faustina, Damien, Georges, Petru Luigi, Patrizia, a tutti gli altri amici che ho conosciuto e a quelli che non ho potuto incontrare.

Immagine di copertina: Giovabella.com – Altre foto: Andrea Meloni e Giorgio Cantoni

Giorgio Cantoni

Nato nell'82 da genitori originari della città lombarda di Crema, di cui conosce e ama il dialetto, è appassionato di linguistica e di informatica. Vive vicino a Milano, dove lavora nel mondo della comunicazione digitale. Si è innamorato della Corsica e della sua cultura nel 2008, e sette anni dopo è stato tra i fondatori di Corsica Oggi.

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A proposito di Giorgio Cantoni

Nato nell'82 da genitori originari della città lombarda di Crema, di cui conosce e ama il dialetto, è appassionato di linguistica e di informatica. Vive vicino a Milano, dove lavora nel mondo della comunicazione digitale. Si è innamorato della Corsica e della sua cultura nel 2008, e sette anni dopo è stato tra i fondatori di Corsica Oggi.

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2 Comments on “O amichi, sò talianu… parlatemi corsu !”

  1. Su questo argomento si è detto tanto ed il contrario di tutto.Oramai è chiaro almeno teoricamente il legame della lingua corsa con l’italiano.Sarebbe ora di dirlo con chiarezza e viverlo serenamente,questo gioverebbe alla lingua corsa e non solo alla lingua.Io personalmente se dovessi visitare la Corsica cercherei alberghi, locali,programmazioni teatrali, strutture religiose, che accolgano in lingua corsa e perchè no, in italiano anche,penso che si avrebbero vantaggi su vari fronti.Purtroppo una ricchezza storica di questa terra è stata dilapidata,oggi avrebbe potuto essere una terra trilingue.

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