Scopriamo la Chiesa Santo Spiridione, gioiello del “paese greco” di Cargese

In questa nuova domenica che ci porta alla scoperta del patrimonio della Corsica (abbiamo parlato l’ultima volta degli “orii” di Munacia d’Auddè), rimaniamo nella parte Sud dell’isola per parlare un attimo dell’affascinante legame che unisce un pezzetto di Corsica a un altro in Grecia. Per evocare un capitolo singolo della nostra storia che si è evoluto dalla guerra alla pace e la fraternità. Simbolo di una storia come nessun’altra, la Chiesa Santo Spiridione offre agli curiosi una esperienza culturale unica in Corsica.

Quando ero piccolo, mio padre mi aveva parlato della popolazione di origine greche e della chiesa Santo Spiridione di Cargese. Lui non l’aveva mai vista, nelle sue parole emergeva un mischio di curiosità e di affascinamento che ti dava il sentimento che Cargese fosse un posto fuori di Corsica, fuori del nostro mondo. Senza nessun cattivo pensiero, solo considerazione pratiche. Allora, per tanta gente abitando nei piccoli paesi rurali dell’isola, già lontani dal primo negozio vivo, spostarsi fine a un luogo come Cargese chiedeva una grande organizzazione, tipo quella da cui parli spesso senza mai portarla a compimento. Nel mio caso, ho aspettato fine al 2020, aiutato (se posso dirlo così) dalla crisi sanitaria che mi ha dato la voglia alla prima occasione di sfuggire fuori di casa, per prendere machina e viaggiare fine a quel “paese greco” di Cargese per costatare, all’età di 38 anni allora, se quella chiesa Santo Spiridione era bella come me l’immaginava da piccolo.

Da quando mi aveva parlato mio padre di Cargese è sparito un sacco di tempo. Un periodo comunque utile, necessario, per informarmi un po’ su quel villaggio e la sua storia singola. Ho imparato come questa piccola comunità greca di circa 800 persone aveva fuggito dei villaggi di Vitylo e Oitylos (Peloponnese), sotto la minaccia dei Turchi. Dopo un longo e pericoloso viaggio sul mare Mediterraneo, i rifugiati avevano ottenuto dalla Repubblica di Genova, nel 1673, il diritto di stabilirsi in Corsica. Nella pieve di Paomia. Ho letto come dal loro arrivo si sono sviluppati questi luoghi, come sono riesciti a coesistere, in una relativa pace, con i còrsi. Almeno fine al 1729 e l’inizio delle rivolte còrse contro Genova: incapaci per la maggior parte di loro di prendere le armi contro una Repubblica che gli avevo dato una terra dove vivere, i greci di Paomia furono cacciati via dai còrsi e costretti a girarsi verso Ajaccio. Poi, a partire dal 1773 e l’attribuzione fatta dalla corona francese del luogo detto “Cargese” alla comunità greca, un nuovo capitolo si è aperto. Nonostante diversi episodi di fugga verso Ajaccio per colpa di tensione con i còrsi dei dintorni, è iniziato lì il radicamento di tradizioni che oggi ancora fanno parte della ricchezza della cultura còrsa.

Tra tutte le cose che fanno di Cargese un luogo diverso, unico; oltre ai cognomi, alle feste, alla fortuna di poter goderci tutto l’anno di una natura calorosa e vera, c’è ovviamente la chiesa Santo Spiridione. Molti, e noi còrsi primi a tutti gli altri, la chiamano a volte “chiesa ortodossa” di Cargese. Ma Santo Spiridione non è per niente una chiesa ortodossa, è specificamente una chiesa cattolica di rito greco. Troviamo all’inizio di questa antica libertà per la popolazione di seguitare una fede di rito orientale, la decisione fatta da Genova all’arrivo dei primi greci di Paomia, di autorizzarla purché rimanga sotto l’autorità del Papa. Quindi non c’è niente di anormale che sia il vescovo di Corsica che presiedei le ceremonie della Pasqua (avevamo parlato alcuni anni fa, sur Corsica Oggi, della Pasqua in Cargese, ndr).

Costruita dal 1854 al 1872, la chiesa Santo Spiridione di Cargese, oltre a essere l’unica di rito greco in Corsica, offre al visitatore una vista su un monumento particolarmente ben mantenuto. Sono tantissime, per causa purtroppo ordinaria di desertificazione dei paesi rurali, le chiese còrse cadute in disuso. In questa chiesa di Cargese, come nell’altra, latina, proprio di fronte, si prova la fede della gente, l’attaccamento a qualcosa che va oltre a essere “Oikos Theou”, la casa di Dio, come scritto sopra la porta. Ho vissuto questa visita come la scoperta di una terra diversa della mea, e allo stesso tempo insolitamente familiare; l’osservazione di un albero dalle radici vari e profondi che suo popolo mantenne con un grande impegno. E poi, più semplicemente, c’è quello stile neoclassico, orientale ovviamente, per cui non ho né competenza, né punto di riferimento, ma che ha colpito il semplice dilettante che sono.

Allora, quando verrete in Corsica, fatevi qualche passi in Cargese verso la Chiesa Santo Spiridione. Anche se venite di un paese dove si ammira uno splendore architetturale ad ogni passo, sono sicuro che, come me, apprezzerete la singolarità di questa “chiesa greca” e il sentimento di benessere cui ci invita.

Ecco qualche foto della chiesa, e anche di quella che gli sta di fronte, prese durante questa passeggiata del 28 luglio 2020.

 

About Guillaume Bereni

Di Felce (Castagniccia), è padre di 3 bimbi e lavora sia nell'azienda agricola di famiglia, che produce farina di castagne, sia come redattore freelance, per noi e per altre testate, scrivendo in lingua corsa, francese e italiana.

View all posts by Guillaume Bereni →