Sardegna e Corsica alleate contro le servitù militari

L’Assemblea di Corsica aveva approvato lo scorso dicembre una mozione per chiedere uno studio sul peso economico della presenza della base militare di Solenzara. Il 23 febbraio il Consiglio regionale sardo ha promosso un documento analogo, presentato alla stampa alla presenza anche di una delegazione di Corsica Libera e di alcuni partiti indipendentisti sardi, tra cui Irs, Progres e Torra.

Di certo si sa che in Sardegna si trova il 65 per cento delle servitù militari italiane, in totale trentamila ettari di territorio impegnati e 80 chilometri di coste non accessibili alle attività turistiche. Ma quanto ricava da tutto questo lo Stato italiano e quanto costa all’isola?

L’ordine del giorno impegna il presidente della Regione a identificare “un soggetto terzo, internazionalmente autorevole, ufficialmente riconosciuto e di alto prestigio scientifico, al quale commissionare una valutazione indipendente sul peso delle basi militari in Sardegna negli ultimi 50 anni in termini di costi reali, benefici, impatto sociale e ambientale ed eventuale mancato sviluppo economico”.

“Vogliamo sapere da governo e ministero della Difesa – ha spiegato il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau – a quanto ammontano i ricavi dello Stato derivanti dall’affitto dei poligoni ad eserciti di tutto il mondo”. Il documento, con le firme di 32 consiglieri di tutto l’arco assembleare tranne Fdi e approvato all’unanimità dall’Aula, chiede anche al governatore di riunire la consulta Sardo-Corsa, nata nel 2016 e mai più riunita dopo l’avvio, e di “intraprendere un percorso comune sulla presenza delle basi militari in Sardegna e in Corsica”.

“Le due Isole non devono diventare le portaerei del Mediterraneo – ha precisato Petru Antone Tomasi, rappresentante di Corsica libera -, ci sono anche i rischi sanitari non trascurabili”. Per il consigliere Francesco Agus (Progressisti) “tutto ci si poteva aspettare da una giunta sardista, tranne che non si occupasse di servitù militari”.


Fonte: ANSA – Copertina:  wikimedia

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