Perché Ajaccio? Riflessioni periferiche sugli incidenti

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Gli ultimi eventi di Ajaccio hanno provocato molte reazioni sulla stampa francese e straniera e hanno evidenziato un malessere corso di tipo etnico-religioso. Slogan vergognosi come “Arabi Fora” o “On est chez nous” (siamo a casa nostra) si sono così ritrovati in prima pagina della maggior parte dei media nazionali e sulle homepage di siti di informazione di tutto il mondo. L’analisi fornita dalla stampa francese è spesso accusata in Corsica di essere faziosa e di non capire appieno le specificità locali che hanno determinato questi comportamenti. Il recente arrivo dei nazionalisti al potere e le polemiche seguite a quest’elezione (anche qui e qui) hanno evidenziato maggiormente il distacco tra un’isola in gravi difficoltà socioeconomiche e una classe politica parigina culturalmente incapace di concepire un repubblicanesimo diverso da quello francese di tipo giacobino. Questa incapacità parigina a capire la situazione isolana ha spesso portato a sovrapporre le manifestazioni degli ultimi giorni con il presunto “clima nazionalista” che si respirerebbe in Corsica e che sarebbe basato, secondo alcuni, sul rigetto del diverso e sulla chiusura a riccio di una cultura che non riescono a considerare “nazionale”. Queste considerazioni sono state smentite con forza dalla classe politica nazionalista, che ha ribadito l’estraneità della cultura politica corsa a questo tipo di manifestazioni e la lunga tradizione repubblicana e di accoglienza del popolo corso.

Al di là delle analisi politiche e mediatiche, e senza pretendere di poter inserire una situazione così complessa in un breve articolo, giova evidenziare alcuni fatti importanti per la comprensione, almeno parziale, di quello che sta accadendo ad Ajaccio. Innanzitutto, le conclusioni spesso affrettate sul presunto razzismo intrinseco della società corsa non devono far dimenticare che il principale responsabile di queste tensioni sono la ghettizzazione e la conseguente concentrazione etnica e religiosa verificatasi nelle periferie corse negli ultimi anni. Tuttavia, come specifica il giornale Le Monde, mentre nelle grandi periferie francesi, tutto questo è molto comune e affatto nuovo (basta ricordare gli incidenti avvenuti nel 2005, facendo anche entrare il termine “banlieue” nel lessico giornalistico italiano e non solo), in Corsica si tratta di un fenomeno abbastanza recente.

Ajaccio è una città di circa 100.000 abitanti, con un’ampia periferia e una numerosissima comunità di origine maghrebina, stanziata qui spesso e volentieri da più di due generazioni. Questo non ha mai impedito una convivenza pacifica e spesso più intelligente che con gli stessi “francesi del continente”, per una certa mentalità mediterranea comune, forse, e per una capacità tutta corsa ad imporre naturalmente regole anche laddove lo stato non può spingersi. Bisogna capire che in Corsica la delinquenza è sempre stata di lieve entità, quasi inesistente. Molto più potente era invece la malavita organizzata, grandi strutture di tipo mafioso che pur non avendo i propri interessi economici in Corsica, vi esercitava un controllo, anche mentale, piuttosto incisivo. La Corsica, insomma, ha sempre prodotto corsi, indipendentemente dalle origini o dalla religione dei suoi abitanti.

Questo equilibrio sembra essersi rotto negli ultimi anni. Senza scomodare l’estrema povertà, le condizioni di vita di molte persone in quei quartieri (Empereur, Cannes, Salines, e dei loro corrispettivi nell’altra città corsa, Bastia, in cui ci sono Lupino e Montesoro) si sono degradate. La malavita corsa sembra essere tornata, indebolita, nell’ultimo decennio, ed ha iniziato a “cercare di sopravvivere” facendo affari anche sull’isola (traffico di droga, armi…). Questa nuova presenza malavitosa in Corsica ha determinato nelle periferie corse, dinamiche simili a quelle già riscontrabili in quelle delle città francesi. Inoltre, la Corsica ha conosciuto un aumento esponenziale degli omicidi negli ultimi anni. Dal 2004 al 2012, sono stati secondo Corse Matin, 356 tra omicidi e tentativi, ovvero una media di 36 ogni anno. Un numero che, rapportato al totale della popolazione, piazza la Corsica tra le regioni europee in cui si uccide di più. Di tutti questi casi, sempre secondo il quotidiano isolano, solo uno è stato risolto dalla giustizia francese: si tratta del tentativo di uccisione ai danni di Alain Orsoni nel 2008, unico caso per il quale si è arrivati a condanne definitive.

Questo ci porta a parlare anche del disinteresse da parte delle autorità francesi. Generalmente molto dure nei confronti dei militanti nazionalisti, la giustizia francese incontra gravi difficoltà nel combattere i fenomeni mafiosi in Corsica. Questo lassismo ha portato allo sviluppo, proprio nelle periferie delle due grandi città corsa, di filiere di spaccio di droga abbastanza sviluppate, spesso affidate a giovani di origine maghrebina, che rappresentano anche la fascia di popolazione più povera e quindi influenzabile.

A questi elementi si potrebbero aggiungere il clima di crisi economica e l’ingresso della Corsica (soprattutto di Ajaccio) nel pieno della società consumista, prima molto meno evidente (la periferia di Ajaccio è diventata un grande centro commerciale solo negli ultimi 10 anni, con la costruzione di numerosi negozi e una modernizzazione molto discutibile). Queste dinamiche hanno segnato la fine progressiva di quella coesione sociale che contrassegnava l’isola. Questa coesione determinava anche l’assenza di evidente povertà, appunto, per un meccanismo di solidarietà locale molto sviluppato.

Con queste premesse, si capisce ampiamente l’emozione provocata dal primo attacco ai pompieri mai perpetrato in Corsica. Mentre poliziotti e gendarmi sono raramente corsi, i pompieri sono per lo più ragazzi nati e cresciuti sull’isola. Un attacco del genere, nella vigilia di Natale, ha comprensibilmente destato stupore e rabbia, creando anche derive, principalmente ad opera di gruppetti di estrema destra (non di nazionalisti corsi) e di cittadini esasperati e manipolati da un’informazione che, in Francia, fa il gioco del Front National pensando di combatterlo. L’abisso culturale tra l’élite mediatica e politica parigina e una provincia che vive problemi di integrazione molto concreti ma dipende dall’intermediario parigino per la propria informazione, e l’incomprensione che ne deriva potrebbe essere uno dei principali motivi del successo del partito di Marine Le Pen nel paese.

Il rispetto dei valori repubblicani e la condanna degli atti violenti non ci devono certo esimere dall’analisi di una situazione complessa e molto più fluida di quanto qualche giornalista ci vorrebbe far credere.

Urelianu Colombani

Studente còrso di Storia, da alcuni anni vive e studia a Roma. E' uno degli autori della pagina Facebook "Pezzetti di Corsica in Italia" ed è entrato nella squadra di Corsica Oggi fin dagli inizi, diventando uno dei gestori del sito e dei suoi canali social.

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A proposito di Urelianu Colombani

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5 Comments on “Perché Ajaccio? Riflessioni periferiche sugli incidenti”

  1. Non condivido tutti i punti ma sicuramente questa è la più completa e corretta analisi tra quelle che ho letto in questi giorni.

  2. Gran bell’articolo,c’è anche una sintesi degli ultimi 10 anni di cambiamento della società in Corsica.

  3. Secondo me bisogna fare attenzione, Anche voler sempre tirare in ballo il Front National ed una non si sa qual bene identificata “estrema destra” mi sembra fuorviante. Il Front National, anche e soprattutto dopo gli attentati di Parigi, si è tirato fuori dai beceri rigurgiti islamofobi e sono note le posizioni tolleranti e rispettose delle tradizioni religiose di Marine Le Pen. Per non parlare delle posizioni riguardanti la guerra in Siria, dove socialisti e centro-destra hanno chiuso più di un occhio sui taglia gole dell’ISIS. La realtà è molto più complessa di quanto la si dipinge e sempre meno catalogabile nei vecchi e falsi schemi in cui siamo abituati a leggerla.

    Saluti,

    Sandro Righini
    Gruppo di Studio AVSER

    1. Il Front National, dopo gli attentati e durante la vergognosa campagna elettorale per le regionali (in cui non si è parlato per niente di regioni, ma solo di tematiche non inerenti, come sicurezza e immigrazione), ha radicalizzato ancora di più il suo discorso islamofobo, in difesa dei valori cristiani della Francia. Marion Le Pen in particolare, nipote di Marine, sta rispolverando molti dei discorsi del prozio, Jean-Marie, sulle radici cristiane di un paese che di cristiano ha ben poco oramai. Un errore catalogarli frettolosamente tra i “fascisti” con cui non hanno nulla in comune, ma negare che sono dei populisti che stanno facendo leva su un malcontento propinando un discorso di pancia, è pressoché impossibile, o non consente un’analisi completa di questo fenomeno.

      1. Nessuno nega che il Front National sia definibile come populista – il che non è detto poi che sia disprezzabile, come ci propinano da mane a sera i nostri “amati” mezzi di comunicazione. Ma se non è possibile comprendere il fenomeno senza questa componente, nemmo lo si può fare se non tiene bene a mente un altra cosa: il Front National critica, propone, forse sbaglia nel dare la sua ricetta, ma non è l’origine di questi problemi. E troppo spesso lo si vede invece sbandierato in prima pagina tra i capi di accusa. Ma chi ha governato in Francia fino ad oggi? Chi l’ha portata in questa situazione? Ed in nome di quale civiltà?

        Saluti,

        Sandro Righini

        Gruppo di Studio AVSER

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