Parigi e l’Unesco in scena per la presentazione del ROF 2018

Il 13 novembre 1868 si spegneva a Parigi nella sua villa di Passy una delle più  grandi glorie musicali dell’epoca, Gioachino Rossini, “il cigno di Pesaro” come era stato soprannominato.

Il suo prestigio era immenso e il popolo di Parigi gli riservò un omaggio grandioso. La Chiesa della Maddalena si rivelò essere troppo piccola e fu necessario trasportare il feretro nella Chiesa della Trinità affinché i parigini potessero rendergli omaggio. Migliaia di persone seguirono fino al cimitero Père Lachaise colui che, con la sua musica geniale, aveva portato un po’ di felicità alla vita miserabile di molti di essi. C’erano tutte le celebrità parigine della musica: Auber, Ambroise Thomas che celebrò l’elogio funebre, Marietta Alboni, Adelina Patti, Tamburini, Guardoni, Krauss, Grossi, Nicolini…

l’orchestra del Conservatorio che interpretò numerosi estratti del compositore.

Nato un 29 di febbraio, morì un venerdì 13, che tradizionalmente per i francesi è un giorno in cui la fortuna può sorridere.

L’imperatore Napoleone III pagò le esequie e Rossini fu seppellito accanto a Chopin e Bellini prima di ricongiungersi alla sua terra natale 20 anni più tardi, nella chiesa di Santa Croce a Firenze, panthéon di altre glorie italiane.

 

.39 anni di ROF e di passioni

 

Il tempo è crudele e semina l’oblio. I ricordi si frantumano e le opere di Rossini furono cancellate poco a poco dai repertori, ad eccezione dell’immortale “Barbiere di Siviglia”, de “La Cenerentola”, del “Guglielmo Tell”, o dello “Stabat Mater”.

Giunto il ROF (Rossini Opera Festival) nel 1979, Pesaro decise dunque per una resurrezione, per un rinascimento della musica Rossiniana.

Questa città che si bagna nell’Adriatico e che ha avuto la fortuna di veder nascere uno dei più grandi compositori di tutti i tempi decise di farlo rivivere ogni estate nel mese di agosto.

Gli amanti dell’arte lirica riscoprirono così la bellezza, il genio di opere che erano ingiallite negli scaffali di qualche museo, biblioteca o casa borghese, persino in qualche convento.

La passione Rossiniana rinasceva, e ormai da tutto il mondo si viene a Pesaro per immergersi sia nel bel canto che nell’Adriatico, che offre chilometri di spiagge.

150 anni dopo la sua morte Rossini è più vivo che mai e la sua modernità non ha fatto una ruga. Gli artefici del ROF dopo 39 anni hanno fatto un lavoro certosino presentando la sua musica nella sua originalità.

E cosa c’è di più prestigioso del Palazzo dell’UNESCO a Parigi (tempio internazionale delle culture), per presentare il programma di questo ROF 2018, posto quindi sotto la commemorazione dei 150 anni della scomparsa di colui che fu il più italiano dei parigini, o viceversa.

Qui a pochi passi da Passy, dalla Chaussée d’Antin, dal teatro degli italiani, dai grandi viali abitati da Rossini, Ernesto Palacio il nuovo sovrintendente e già direttore artistico ha svelato il Cartellone del programma 2018.

Nuove produzioni e opere poco rappresentate costituiscono la struttura di questo ROF.

Un ROF commemorativo che si svolgerà senza Gianfranco Mariotti, il mitico Sovrintendente che il sindaco di Pesaro ha nominato “Papà del ROF”, e senza cui questo festival unico al mondo non sarebbe esistito.

Mariotti ha dato le dimissioni a settembre, ultimo colpito dal rigore della legge Madia che proibisce qualsiasi onere a partire da una determinata età nelle strutture che ricevono finanziamenti pubblici.

In apertura l’11 agosto “Ricciardo e Zoraide”, opera seria poco rappresentata che fu creata al teatro S. Carlo di Napoli il 3 dicembre 1818.

In occasione di questo inizio all’Adriatic Arena il giovane direttore Giacomo Sagripanti dirigerà l’orchestra nazionale della RAI, regia di Marshall Pynkoski.

Nei ruoli principali la soprano Pretty Yende e il tenore Juan Diego Flores, habitués di Pesaro. Seguirà il 12 agosto al teatro Rossini un’opera anch’essa poco rappresentata, “Adina”.

Una farsa in un atto creata il 22 giugno 1826 a Lisbona e che riprende il tema del “Ratto del serraglio” e di alcuni passaggi di “Sigismondo”.

Il direttore venezuelano Diego Matheuz dirigerà l’orchestra sinfonica Gioachino Rossini, e la regia ha la firma della pesarese Rosetta Cucchi, alla prima esperienza al ROF.

Infine, il famoso e realistico Pierluigi Pizzi, che l’anno scorso aveva offerto sulle sue scene una “Pietra del paragone” molto familiare, torna quest’anno con un “Barbiere di Siviglia” molto atteso, tenuto conto il favore di questo regista.

Yves Abel il direttore franco-canadese se ne assicura la direzione musicale con l’orchestra della RAI, e sono in programma due voci rossiniane di eccezione, Michele Pertusi e Pietro Spagnoli; é Davide Luciano, giovane baritono, che rappresenterà Figaro.

Cosa c’è di meglio dell’immortalità del “Barbiere” per concludere il ciclo di opere?

Ma questo ROF 2018 ha anche in programma dei concerti di Eleonora Buratto e Michele Pertusi, o il tradizionale “Voyage à Reims”.

La conclusione si avrà il 23 agosto con la “Petite Messe Solennelle” nella sua forma orchestrata che Rossini non udì mai.

Venne rappresentata al teatro italiano di Parigi, il 24 febbraio 1869, composta all’inizio nel 1863-64 da 12 voci, piano e armonio; Rossini la musicò nella primavera del 1867.

In occasione dei 150 anni dalla sua scomparsa il ROF cala il sipario con una preghiera di un compositore agnostico, quella del compositore della messa.

“Questa piccola composizione che è, ohimè, l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia. Buon Dio ecco terminata questa povera piccola messa… Ero nato per l’opera buffa, lo sai bene… Sii dunque benedetto e concedimi il Paradiso”.

di Pierre-louis Alessandri – traduzione di Ilaria Bertozzi

 

Petru Luigi Alessandri

Giornalista radiofonico di RCFM, si occupa tra l'altro anche della trasmissione Mediterradio, che mette in contatto gli ascoltatori di Corsica, Sardegna, Sicilia, e occasionalmente Malta e altre terre mediterranee. Per Corsica Oggi scrive in lingua corsa o, in traduzione, in italiano.