Onde di danni sulla Serenissima

A pochi passi dalla Piazza San Marco e il ponte di Rialto, troviamo una libraria con un nome piuttosto ironico riguardo alla situazione attuale delle vie veneziane. «Acqua Alta» è senza dubbio uno dei negozi più famosi della città, è nata nel 2004 dall’idea di Luigi Frizzo.

Vero luogo turistico, è un piacere tanto per gli occhi, che la mente. Nessun ripiano, ma montagne di libri depositi sui tavoli. Per essere salvati dalle acque questi ultimi s’ammassano in vasche o barche. Simbolo della resistenza dei libri all’acqua alta, la gondola piena di volumi al centro del negozio, che di solito fa navigare i bibliofili sulle onde della letteratura, non è stato sufficiente per salvare i beni. Generalmente, al meno che la marea superi 1,10 m, il locale viene risparmiato. Questa volta, nessuno è riuscito a proteggere né i luoghi né i libri.

La laguna Veneta è la più grande del Mediterraneo. È composta da 118 isole separate. Le sue particolari condizioni morfologiche e geografiche creano un rischio più acuto di alluvione. L’espressione veneziana «acqua alta» indica il fenomeno dei picchi di marea particolarmente pronunciati del Mare Adriatico settentrionale, frequente in questo periodo dell’anno. Tuttavia, i fenomeni climatici come le maree lunari, rafforzate dai venti caldi e umidi del Nord Africa, favoriscono livelli più alti d’acqua.

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La città è quindi abituata ad avere “i piedi nell’acqua”, l’acqua alta fa parte del folclore veneziano, le inondazioni colpiscono solo il 10% del suolo principalmente il centro storico e Piazza San Marco. Tuttavia, martedì scorso alle 22 e 50, il livello dell’acqua ha raggiunto 1, 89 metri il secondo più alto dopo il disastro del novembre 1966 che era di 194 cm.

Ovviamente, la libreria non è l’unico danno da deplorare. L’acqua ha invaso l’intera città e i suoi edifici. Le scuole sono state chiuse dopo giovedì 14 novembre, lo stato di emergenza è stato decretato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il livello dell’acqua si è di nuovo innalzato ed il sindaco della città, Luigi Brugnaro, ha ordinato  l’immediata chiusura della Piazza San Marco: l’acqua ha raggiunto 1,54 metri, le passerelle solitamente disposte per circolare in caso di allagamento non state sufficienti per garantire la sicurezza dei passanti.

Classificata come patrimonio dell’umanità dall’Unesco, la città dei Dogi contiene un patrimonio molto importante che non è stato risparmiato. Chiese, musei, alberghi sono stati inghiottiti. La cripta e il presbiterio della Basilica di San Marco sono stati trasformati in veri e propri battisteri abissali. Il danno, che ammonta a «centinaia di milioni di euro», darà origine a valutazioni accurate ma, nel frattempo, un decreto «immediatamente» pagherà «5000 euro per gli individui e 20.000 euro per le imprese» secondo Giuseppe Conte.

Oltre al danno materiale, l’acqua alta ha preso una svolta eminentemente tragica con la morte di un veneziano di 78 anni che è stato fulminato nella sua casa allagata.

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Sebbene questa situazione sia piuttosto ricorrente, i rischi di alluvione sono aumentati nel contesto del cambiamento climatico. Lo sviluppo urbano a Venezia indebolisce la terra, guadagnando la depressione della città stessa. Per questo, il comune aveva attuato, negli anni ’70, misure per proteggere la città con «il progetto Mose». Sul modello dei Paesi Bassi, era stata immaginata la costruzione di paratoie mobili ai tre ingressi delle bocche del porto in grado di isolare temporaneamente la Laguna di Venezia dal Mar Adriatico durante gli eventi di alta marea. Mercoledì, il progetto si è trovato al centro di dibattiti nel quale è stata criticata la sua efficacia. Anche se fossero state in funzione, il Mose probabilmente non avrebbe bloccato l’ondazione. La fine del progetto, inizialmente prevista per il 2003, non è prevista fino al 2022.