Negoziazioni sull’autonomia: partiti nazionalisti divisi, nuova manifestazione in arrivo?

In questo momento che potrebbe diventare storico per la Corsica con il conseguimento di una soluzione politica concreta, l’equilibrio è fragile. Dopo due settimane di proteste e la dimostrazione dell’unità del popolo, le prime divisioni sono emerse tra i vari partiti nazionalisti dell’isola.

La recente visita del ministro dell’interno Gerald Darmanin lascia per ora i còrsi perplessi. Gli eletti nazionalisti ancora di più. Nonostante una presa di parola globalmente positiva del ministro per la sua conferenza stampa mercoledì scorso, c’è qua e là il sentimento che le cose prendono già la strada sbagliata. Non più tardi di giovedì, il Presidente Macron approfittava di una rappresentazione pubblica per evocare la Corsica e fissare dei limiti al progetto di autonomia (si è capito che non c’è un centimetro di spazio per la lingua còrsa). Suo ministro non era ancora andato via dell’isola. Si chiede allora cosa c’è in realtà dietro quel “ciclo di negoziazioni senza precedenti” vantato dal ministro Darmanin. Si cerca davvero una soluzione politica per la Corsica o si approfitta solamente del calendario elettorale per fare qualche promesse che non avrà nulla seguita?

Si deve procedere con cautela. Una cautela talmente osservata che, al termine della visita del ministro, i partiti nazionalisti sono più che mai divisi. Il documento che sintetizza l’incontro con il ministro e che fissa il primo ciclo di discussioni tra i rappresentanti còrsi e il governo francese è stato firmato solo da Gerald Darmanin e dal presidente dell’esecutivo di Corsica, Gilles Simeoni. I partiti Core in Fronte, Corsica Libera e il PNC hanno rifiutato la firma.

Per il PNC di Jean-Christophe Angelini “siamo politicamente al di sotto delle aspettative”. Il documento stabilisce “l’instaurazione di un processo di dialogo tra eletti e forze vive della Corsica e lo Stato, con l’obbiettivo di costruire una soluzione politica globale in risposta alle preoccupazione espresse”; per Jean-Christophe Angelini si aspettava invece “una riunione strategica per chiudere quindici giorni di rivolta e di mobilitazioni”. Aggiunge che ha “ricevuto un messaggio alle 16.30 chiedendo in fretta di firmare il documento prima delle 17.00”. Il capofila del PNC rimane comunque soddisfatto con l’ingaggio preso sulla questione del ravvicinamento dei prigionieri Alain Ferrandi e Pierre Alessandri.

Per i nazionalisti, come l’ho ha precisato Paul-Félix Benedetti (Core in Fronte), è l’assenza di alcuni elementi importantissimi. Sia lo statuto di residente o la nozione di popolo còrso. “Non sono state aperte discussioni su quel soggetto ed è stato soprattutto stipolato il principio intangibile di Corsica nella Repubblica e il rifiuto di creare dui categorie di cittadini” dice Benedetti. Se l’eletto riconosce il carattere nuovo di quel tipo di dialogo con lo Stato, non vuole “un’autonomia al ribasso”.

Da parte sua Corsica Libera si dichiara pronto a partecipare all’elaborazione di una soluzione politica. Il partito rimane comunque attento in confronti di dichiarazioni d’autonomia che per ora non hanno un contenuto chiaro. Corsica Libera ribalta che progetta l’autonomia come “un evoluzione verso l’indipendenza nazionale, che necessita la devoluzione del potere legislativo […] sulle competenze in termine di lingua (co-ufficialità), accesso al fondiario e al lavoro (cittadinanza còrsa), e fiscalità (statuto fiscale e sociale)”.

Il clima è dunque instabile tra i partiti nazionalisti còrsi. Un clima marzolino, insomma. In tal contesto di insoddisfazione, una possibile manifestazione regionale si sta preparando. Questa volta si svolgerà ad Ajaccio, possibilmente questa domenica.

Fonte: Corse-Matin

About Guillaume Bereni

Di Felce (Castagniccia), è padre di 3 bimbi e lavora sia nell'azienda agricola di famiglia, che produce farina di castagne, sia come redattore freelance, per noi e per altre testate, scrivendo in lingua corsa, francese e italiana.

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