Lorenzo Di Stefano: Un interessante studio sui partiti comunisti di Corsica e Sardegna
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Lorenzo Di Stefano: Un interessante studio sui partiti comunisti di Corsica e Sardegna

Tra i libri che sono stati pubblicati nelle ultime settimane del 2023, quello di Lorenzo di Stefano ha un aspetto storico molto particolare. Scritto in italiano, il libro di Di Stefano conduce un interessante studio sui partiti comunisti sardi e corsi e sul loro rapporto con l’identità insulare. “Il PCI in Sardegna, il PCF in Corsica e l’identità insulare (1920-1991)”, questo è il titolo, un libro edito da “unicopli” edizioni nella collana “Tracce” che ha “l’ambizione di restituire al lettore la pluralità dei modi di fare e di leggere la storia, offrendo anzitutto spunti di analisi per aprire un dibattito sui percorsi della ricerca storica’.

Lorenzo Di Stefano laureato in scienze politiche presso l’Università delgli studi di Teramo, è dottore in storia contemporanea dell’università di Corsica. Fino alla pubblicazione di questo libro, non era stato condotto alcuno studio sui due partiti comunisti che hanno svolto un ruolo chiave a livello nazionale nei rispettivi paesi ma anche nelle due isole. Nonostante l’insenatura sia breve tra la Sardegna e la Corsica, Di Stefano intende sottolineare la distanza che esiste tra il PCI sardo e il PCF corso. Se il PCI è stato sciolto nel 1991 dopo 70 anni di esistenza, il PCF, nonostante la sua costante erosione, non è scomparso con l’Unione Sovietica. Il libro è strutturato in sei capitoli e diviso in tre parti cronologiche (1920-1943; 1944-1962; 1963-1991). In ciascune delle tre parti, il capitolo iniziale descrive il contesto organizzativo ed elettorale delle due organizzazioni communiste, al fine d’introdurre il capitolo successivo dedicato alle questioni legate all’identità insulare e all’autonomia regionale.

Se il Partito Comunista in Corsica ha beneficiato di figure eroiche tra i combattenti della resistenza di cui Jean Nicoli è la figura emblematica, il Partito Comunista Italiano ha ereditato personalità sarde come Antonio Gramsci, membro fondatore del PCI, o Enrico Berlinguer, che ne hanno segnato l’identità e plasmato la filosofia e il pensiero, ben oltre gli ambiti nazionali. Antonio Gramsci è considerato uno dei grandi teorici del pensiero comunista. Di Stefano, che ha consultato numerosi archivi in Corsica e Sardegna, e intervistato personalità di attualità, è interessato all’insediamento dei due partiti nelle rispettive isole. I PC sono localizzati principalmente in aree rurali a bassa densità abitativa, ma il PC sardo ha una presenza più urbana. Una prima svolta si ebbe in Corsica nel 1957 con l’attuazione del “piano d’azione regionale” e in Sardegna nel 1962 con “Il Piano di rinascita”. La caratteristica di questi due piani è l’attuazione di un’agricoltura intensiva e del turismo di massa in Corsica, e la creazione di poli industriali in Sardegna.

La sezione francese dell’Internazionale Comunista nacque in Corsica nel 1920 in seguito alla scissione con i socialisti al Congresso di Tour. “La Corse rouge” fu il primo giornale comunista corso e fu pubblicato a Parigi da Charles Cancellieri, Joseph Lorenzi e Sébastien Nicolai, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Sebastiano d’Alzeto. Ma l’insediamento dei comunisti in Corsica fu difficile perché si rifiutarono di inserirsi nel sistema dei clan. La loro denuncia del clanismo è ricorrente. Quanto al Partito Comunista Sardo, nacque nel gennaio del 1921, anche qui dalla scissione con i socialisti al Congresso di Livorno. In questi anni il PCI non partecipò alle elezioni e il fascismo italiano ne rimandò la partecipazione al dopoguerra. In Francia, invece, i comunisti erano presenti alle elezioni legislative dell’aprile 1928 dove ottennero poco più dell’11% con un milione di voti. Nel suo libro, Lorenzo Di Stefano esamina le conseguenze delle politiche nazionali su entrambe il partito in Sardegna e in Corsica. I fascisti attuarono un’intensa politica repressiva contro i comunisti, che portò alla frammentazione del partito in Sardegna e all’arresto di Gramsci l’8 novembre 1926. In Corsica negli anni ’30, il Partito Comunista si stabilì più solidamente nelle aree urbane, ad Ajaccio e soprattutto a Bastia, e nelle regioni che sono rimaste a lungo le sue roccaforti: Casinca, Sartinese e Nebbio. Ma a differenza del continente, le elezioni del 1936, che portarono al potere in Francia il Fronte Popolare, non ebbero lo stesso successo in Corsica. E anche se la base comunista si sta rafforzando e costituirà l’egemonia dei comunisti nella resistenza, il partito non sta facendo molti progressi. Sia la Corsica che la Sardegna furono liberate nel 1943 due anni prima della terraferma, tuttavia, a differenza della Corsica, la lotta armata in Sardegna era quasi inesistente. Ma i comunisti sardi e corsi combatterono in brigate internazionali. I sardi Velio Spano e Luigi Polano. I fratelli Vittori dalla Corsica che combatterono in Spagna e Charles Bonafedi che cadde con le armi in pugno nell’esercito jugoslavo.

Lo studio di Di Stefano si concentra sull’identità insulare e sui due PC. Egli osserva che nel 1932, in un articolo, il PCF dichiarò che “l’imperialismo francese opprime il popolo corso ed è all’origine del banditismo, che è la forma iniziale di rivolta degli oppressi”. Ma i comunisti condannarono e combatterono contro le posizioni assunte dagli irredentisti corsi e le tesi dei giornali “A Muvra” e ” A Cispra”, difensori dell’autonomia.
In Italia, qualche tempo dopo la scissione di Livorno, la stampa comunista descrisse il Partito Sardo di Azzione in termini molto duri. L’idea di autonomia è stata rapidamente liquidata con pochissimo dibattito. Questa è nota come “illusione autonomista”. Di Stefano ripercorre le diverse tappe della riflessione identitaria sia in Sardegna che in Corsica con una linea comune; Distanza e opposizione ai partiti autonomisti. Tuttavia, in Italia, il segretario generale del Partito Comunista, Togliatti, difese una linea politica a favore dell’autonomia nel 1947. Questa posizione aumenterà l’influenza del Partito sull’isola. Nell’ultima parte, l’autore intraprende un’analisi dei PC dopo la liberazione dei territori corsi e sardi, i principali movimenti sociali che si sono svolti in questo periodo fino agli anni ’90. Le lotte a favore dei minatori della Sardegna e per il piano di rinascita, il movimento del 29 novembre in Corsica nel 1959, il grande sciopero del 1989, la vicenda dei fanghi rossi nel 1972, la situazione elettorale nelle due isole. Infine, Di Stefano descrive i rapporti conflittuali tra comunisti e nazionalisti isolani e il loro approccio alle lingue corsa e sarda. Nella sua conclusione, Di Stefano insiste sulla distanza tra i due PC. “Dal 1921 al 1983, non vi è alcun rapporto di collaborazione istituzionale tra il PCI Sardo e il PCF Corso”. “Negli anni della clandestinità, tuttavia, i contatti individuali tra i communisti sardi e corsi sono molteplici”. Ma l’occupazione italiana della Corsica aumentò questa distanza. Fu nella seconda metà degli anni ’80 che iniziò il disgelo e si svilupparono le prime relazioni ufficiali tra il PC sardo e la federazione del PC della Corsica del Sud.

Questo libro di Lorenzo Di Stefano fa luce sulla storia e l’evoluzione del PC nelle due isole sorelle. Una storia e un’evoluzione unite agli sviluppi economici, sociali e politici delle due nazioni italiana e francese, e alla loro stessa identità. L’una di natura rivoluzionaria e giacobina, l’altra erede di un’organizzazione istituzionale monarchica e frammentata, che ha fondato una repubblica di recente data. Questa situazione ha segnato le differenze tra i due PC insulari, in particolare sulle questioni identitarie.

Petruluigi Alessandri

Petru Luigi Alessandri

Giornalista radiofonico di RCFM, si occupa tra l'altro anche della trasmissione Mediterradio, che mette in contatto gli ascoltatori di Corsica, Sardegna, Sicilia, e occasionalmente Malta e altre terre mediterranee. Per Corsica Oggi scrive in lingua corsa o, in traduzione, in italiano.