L’italiano in Corsica quale lingua della memoria storico-letteraria

 

Sono un italiano amante e sostenitore della lingua e della cultura còrse. Ritengo sia fondamentale recuperare la memoria degli antichi legami tra Corsica e Italia, profondamente compromessi dalla parentesi fascista, causa, per lungo tempo, di pregiudizi ancora non del tutto assopiti da parte dei còrsi nei confronti degli italiani. Occorre, d’altro canto, evidenziare la quasi totale indifferenza, nonché l’assenza della benché minima cognizione, nell’immaginario di una considerevole percentuale di italiani, relativa all’esistenza in Corsica di una lingua autoctona diversa da quella ufficiale, il francese, ritenuto come unico idioma parlato sull’isola o tutt’al più affiancato da un dialetto francese. Dunque, questo clima di diffidenza sul versante còrso e di indifferenza e di deficit di conoscenza della realtà insulare su quello italiano ha, senza dubbio, contribuito a tenere distanti i due  contesti culturali, quantunque oltremodo affini. E’ auspicabile, quindi, senza indulgere a sterile retorica, una riscoperta delle comuni radici culturali che funga da base su cui impiantare rinnovati rapporti di cooperazione orientati verso il recupero delle storiche relazioni di fratellanza nel rispetto assoluto dell’identità linguistica dell’isola.

Il còrso è una lingua; essa come tale, nel corso degli anni, ha ottenuto il riconoscimento di idioma regionale e aspira legittimamente a diventare lingua ufficiale accanto al francese. Ma, essendo opinione comune quella secondo la quale il còrso è lingua polinomica, tuttavia la polinomia stessa le impone di rafforzare tale status, evitando di ignorare una componente fondamentale della sua evoluzione, l’italiano, con cui il còrso potrebbe stabilire non un rapporto di subalternità, ma di parità, utilizzandolo, insieme al francese, come mezzo di arricchimento linguistico. La lingua còrsa può e deve rappresentare non solo un vessillo identitario, bensì anche un vantaggioso strumento, sul piano didattico, di acquisizione, per gli studenti còrsi, del corretto uso delle altre due lingue di riferimento del retaggio culturale dell’isola, il francese e l’italiano, stimolando in loro la capacità di individuare, isolare, e dunque distinguere e porre a confronto, in particolare, le strutture morfosintattiche ed il lessico del còrso con gli altri due sistemi linguistici summenzionati. E’ anche in ragione del suo ruolo di tramite che il còrso assurge a dignità di lingua, a prescindere dal fattore legato all’attuale scarsa consistenza numerica dei suoi parlanti o al grado di importanza della sua letteratura. Inoltre il còrso è lingua, perché è diventata la massima espressione della profonda e radicata coscienza identitaria dei còrsi e dunque oggetto di una netta presa di distanza rispetto all’italiano, con cui, un tempo, era in rapporto di satellizzazione.

La lingua italiana, dunque, deve essere oggi considerata lingua della memoria storica dell’isola e da rivalutare esclusivamente come tale, poiché sarebbe anacronistico ripristinarla come lingua-guida del còrso. Ma essendo la lingua còrsa ritenuta codice polinomico, il contributo dell’italiano, se introdotto nuovamente come materia obbligatoria accanto al francese e al còrso nelle scuole di ogni ordine e grado della Corsica, potrebbe essere fondamentale ai fini del rafforzamento e del consolidamento della polinomia, affinché il còrso stesso acquisisca sempre più la fisionomia di ‘lingua ponte’ tra due grandi culture, quella francese e quella italiana, in perfetta sintonia con i principi di comunione tra i popoli, di pacifica convivenza e di fervida cooperazione culturale promossi dall’Europa unita. Dunque, sarebbe auspicabile far assurgere il còrso ad elevato esempio di lingua di dialogo e comunione fra etnie. Proprio in quest’ottica, come accennato in precedenza, il còrso, nel ruolo di lingua materna, può rappresentare, anche in campo didattico, una risorsa ed in quanto tale utile, attraverso l’acquisizione di adeguate conoscenze sulla sua struttura interna, al fine di elevare la qualità dell’apprendimento linguistico tramite metodologie comparative che consentano ai docenti delle scuole di Corsica di invitare i propri allievi a riflettere sulle affinità e le differenze esistenti tra il còrso e le altre due lingue di riferimento della storia culturale isolana. Se il còrso è una lingua e ciò rappresenta ormai un dato incontrovertibile, occorre, al contempo, prendere atto dei limiti che tale idioma presenta in relazione alla questione della neologia, ossia della creazione di termini nuovi volti ad esprimere concetti nuovi. Il còrso, attualmente, è infarcito di prestiti dal francese, accanto ai quali risultano numerose anche le acquisizioni dall’italiano, spesso taciute o non riconosciute come tali, in coerenza col soggiacente intento di distanziare progressivamente il còrso dall’italiano. Durand nella sua pregevole opera La lingua còrsa, in merito a quest’ultimo dato, adduce una serie di esempi riguardanti lessemi presi a prestito dalla lingua italiana, adattati foneticamente in còrso: appuntamentu per rendez-vous, aereu, che sembra oggi impiegato nel còrso radiofonico in luogo del francesismo aviò. Dunque è innegabile che la lingua italiana, pur se tacitamente, continua a conservare un suo ruolo nel repertorio linguistico dei còrsi. E proprio partendo da questo dato, occorre prendere in considerazione la possibilità di restituire dignità all’italiano, accanto al còrso ed al francese, con l’obiettivo di sostenere l’idioma insulare, altrimenti destinato ad un inesorabile oblio: il còrso, con il ripristino dell’italiano come lingua della memoria storico-letteraria, avrebbe l’opportunità di avvalersi del conforto di un idioma molto simile ad esso sotto il profilo fonologico, morfosintattico, lessicale ed ortografico, in virtù degli storici legami culturali tra Corsica e Toscana, poiché avrebbe a disposizione una fonte inesauribile sul piano terminologico e fraseologico, che gli consentirebbe di evolversi nel rispetto della sua fisionomia linguistica originaria. Durand afferma che un buon numero di studenti còrsi opta, oggigiorno, per lo studio della lingua italiana come idioma straniero, quantunque, analizzando i fatti storici, quest’ultima lingua non meriterebbe siffatta qualifica. Ma la realtà còrsa odierna si schiera contro il ricongiungimento della propria lingua materna con l’antico parente peninsulare auspicato da Durand, che considera salutare il riappropriarsi, da parte dei còrsi, dell’italofonia, conferendo, dunque, all’italiano lo status di lingua regionale della Corsica e relegando, di conseguenza, il còrso al ruolo di varietà regionale con la prospettiva di avvalersi di sostegno politico e scolastico. Durand aggiunge che questo tipo di soluzione, adottato da tempo nel Canton Ticino, in Alsazia e nelle vallate franco-provenzali dell’Italia nord-occidentale, non ha arrecato alcun danno alle parlate dialettali locali, che anzi hanno conservato intatta la loro vitalità.

Colui che scrive, da cittadino italiano, non può che simpatizzare per la posizione di Olivier Durand, come anche per quella di Marchetti, che fino a parte degli anni Ottanta si schierò in favore di un còrso del tutto svincolato dalla lingua italiana, per poi denunciare, nel 1989, in un suo importante lavoro intitolato La corsophonie, il fallimento dei diversi tentativi di tutela dei dialetti còrsi, esprimendo, di contro, la necessità del riaggancio all’italiano. Diversamente, la gran parte dei còrsi caldeggia, senz’altro, la posizione del Geronimi, che pur essendo cosciente della condizione di degrado linguistico in cui versa la Corsica, respinge l’idea secondo la quale la lingua italiana dovrebbe essere la “stampella del còrso”. La tesi del Geronimi è comprensibile: il còrso, per quanto sia in serie difficoltà, a causa della progressiva diminuzione dei suoi parlanti, rimane sempre la massima espressione dell’identità insulare; dunque risulta incontestabile il rifiuto mostrato, ancora oggi, da una parte cospicua dell’opinione pubblica còrsa verso la volontà di subordinare il suo principale vessillo identitario ad una lingua oramai uscita di scena, ma che fino a buona parte dell’Ottocento fu, senza dubbio, ‘idioma guida’ del còrso. Ciò che rende difficile l’accettazione incondizionata del ripristino dell’uso della lingua italiana è il concetto di insularità della Corsica, aspetto questo che accentua lo spirito identitario e incentiva un spiccato senso di indipendenza anche sul piano culturale, differenziando questa terra da altre ugualmente abitate da minoranze etniche, ma geograficamente confinanti con i territori di provenienza della loro cultura d’origine. Pur tuttavia è auspicabile che in futuro l’isola non rinunci a quella che è da considerare la lingua della sua memoria storica, che il popolo còrso ha il dovere di non smarrire, perché se ciò accadesse, i còrsi oltre a rinnegare il proprio passato, condannerebbero ad un immeritato oblio il padre della patria còrsa, Pasquale Paoli, che redasse, tra i vari suoi scritti, il proprio testamento morale in tosco-italiano. Colombani sottolinea, altresì, l’importanza dello studio della lingua italiana ai fini di un compiuto sviluppo nell’ambito delle relazioni interregionali, in particolare tra Corsica, Toscana, Liguria e Sardegna, e nei settori economico e culturale, auspicando l’introduzione di un modello di politica linguistica già sperimentato per l’italiano presso l’”Académie” di Grenoble, quello proprio delle “Classi mediterranee”. In tal senso si rivelerebbe, a mio parere, una proposta rivoluzionaria, quella formulata, a ragion veduta, da Olivier Durand e che condivido appieno: sperimentare l’attivazione di istituti scolastici trilingui, nei quali tenere parte delle lezioni in lingua còrsa, parte in lingua francese e parte in lingua italiana. Un simile progetto didattico conferirebbe una maggiore forza al còrso come lingua d’insegnamento in ambito scolastico, mentre all’italiano la giusta rilevanza in qualità di idioma della tradizione storico-letteraria della Corsica, affinché la comunità còrsa odierna non disperda la memoria del proprio passato linguistico.

In conclusione ci si augura, esulando da ragionamenti di parte, che potrebbero dare adito ad equivoci immotivati, data la nazionalità italiana dell’autore di questo articolo, che la Corsica si riavvicini all’Italia, recuperando la propria memoria storica, senza la quale il popolo còrso sarebbe destinato a rinunciare o meglio a rinnegare una componente fondamentale della sua matrice culturale, la lingua italiana, a mio modesto parere, non da intendere come fantasma da esorcizzare, come fardello insopportabile di cui disfarsi, bensì quale risorsa fruibile dalla comunità còrsa ai fini di una crescita complessiva del suo livello culturale, orientata verso un’effettiva riscoperta del proprio retaggio linguistico. Esiste piena concordanza di pensiero e di azione tra lo scrivente e studiosi còrsi militanti del calibro di Olivier Durand, Paul Colombani e Pascal Marchetti, che si dissociano dal pregiudizio e dal conseguente rifiuto dell’italiano, visto da molti come ostacolo alla piena autonomia del còrso. E’ auspicabile, dunque, che l’italiano ricompaia sull’isola non più nella veste di ‘lingua guida’ del còrso, ruolo che un tempo ricopriva, ma che allo stato attuale risulta improponibile, per via dell’emergere di una spiccata coscienza identitaria, bensì come vera e propria lingua che nulla ha ormai da spartire con la lingua italiana. Per converso si spera che l’italiano venga nuovamente adottato in Corsica come lingua della tradizione storica, al pari di quanto è avvenuto, ad esempio, in Valle d’Aosta, dove il francese lega culturalmente da secoli questa regione italiana di confine alla Francia. Ma è altrettanto auspicabile che sia l’Italia a riavvicinarsi alla Corsica, attraverso un maggiore interesse verso la sua cultura, dunque non solo verso le sue splendide spiagge e le sue suggestive montagne ammantate di lussureggiante vegetazione. Deve quindi esaurirsi questo clima di reciproca indifferenza sul piano culturale, promuovendo un autentico rilancio delle relazioni tra questi due lembi del mediterraneo, di cui il giornale online Corsica Oggi, lanciato dall’italiano Cantoni e dal còrso Colombani, può rappresentare un fulgido esempio di raccordo. Un ulteriore atto concreto, in tal senso, potrebbe derivare dall’istituzione di una cattedra universitaria di “Lingua e Cultura Còrse” in territorio italiano, idea lanciata da Olivier Durand e che trova in me pieno consenso. Tale iniziativa consentirebbe di far conoscere in maniera approfondita la realtà còrsa attraverso gli usi, i costumi e anche e soprattutto mediante l’idioma indigeno, la cui esistenza è quasi del tutto ignorata in Italia.

GIUSEPPE VITOLO
Dottore di ricerca in Linguistica italiana

Giuseppe Vitolo

Linguista, ricercatore, esperto in dialettologia, ha scritto per Corsica Oggi diversi articoli sul ruolo della lingua italiana quale lingua della memoria in Corsica, ed esplorato ipotesi su possibili modi di favorire un suo ritorno nell'isola accanto al francese e alla lingua corsa.

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A proposito di Giuseppe Vitolo

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One Comment on “L’italiano in Corsica quale lingua della memoria storico-letteraria”

  1. Trovo questa riflessione lucida chiara e coerente con la realtà sia storica che linguistica della Corsica.Sta alla classe dirigenziale promuovere lo sviluppo di una rinnovata coscienza comune che possa riscoprire tali valori anche sul piano pratico.Io come tanti non possiamo fare altro che appoggiare queste iniziative motivate da sani e validi ideali sperando in un riappropriarsi di ciò che si è perso provocando inesorabilmente un impoverimento, a mio giudizio,nell’ambito della memoria storica con conseguenze negative sul piano degli interessi volti ad accrescere e tutelare il patrimonio etnico-antropologico.

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