Lingua còrsa, lingua viva

Studio sulle rappresentazioni linguistiche e identitarie della lingua corsa.
Pericoli e prospettive future, a cura di ILARIA GIANSANTE.

 

Cos’è un popolo? Un gruppo i cui componenti hanno caratteristiche comuni. La Corsica ha una storia che le permette di essere differente rispetto a tutti gli altri Paesi e quindi non di non rispettare i canoni comuni.
In cosa si identifica un còrso? Un còrso appartiene alla sua famiglia, al suo villaggio alla sua religione, alla sua isola; tutti elementi che il còrso stringe a sé come mezzo di protezione per paura di intrusioni provenienti dall’esterno.


La lingua è l’elemento fondamentale che identifica il popolo còrso. Questa lingua neolatina che ha subito l’influenza toscana prima e la contaminazione francese poi, presenta alcune differenze regionali. Fino al XIX il còrso era solo una lingua orale, le lingue ufficiali, le sole che venivano scritte erano l’italiano e, più tardi, il francese. Successivamente alle numerose sollecitazioni, nel 1974, viene riconosciuta come lingua regionale, ed è stato possibile insegnarla in un contesto scolastico pubblico. Tutto questo porta ad un abbozzo di una psicologia collettiva dai tratti peculiari. L’orgoglio di essere còrsi, la certezza che la Corsica viene al di sopra di tutto, che nulla di estraneo la possa comprendere, la fedeltà ad un sistema di valori in cui la solidarietà

è l’elemento fondamentale. Sono questi i punti chiave su cui si focalizza la mia ricerca.

Nell’aprile 2017 ho condotto uno studio sperimentale, avvalendomi del metodo innovativo di Analisi Combinata (metodo MAC) del professor Bruno Maurer dell’università Paul Valery i Montpellier 3, presso l’Università Pascal Paoli. Tale metodo ci permette di studiare in maniera soddisfacente le percezioni circa la lingua e l’identità che sono oggetto della ricerca anche avendo a disposizione una scarsa quantità di tempo e un campione dal numero ridotto. Qual’era lo scopo? Individuare quali fossero le rappresentazioni sociali della lingua e dell’identità còrsa. In generale le rappresentazioni sociali delle lingue e delle identità, hanno come
ancoraggio teorico la riflessione sulle rappresentazioni sociali, per la prima volta definite da Serge Moscovici (1989) come «sistemi cognitivi, con una loro logica e linguaggio attraverso i quali gli individui di una società costruiscono la realtà sociale». Esse costituiscono la chiave di volta per comprendere e osservare i comportamenti e le dinamiche relative al riconoscimento sociale di una lingua in un determinato contesto sociopolitico. Per questo motivo si ritiene che debbano essere considerate come indicatori essenziali e non secondari nell’ideazione e attuazione delle politiche linguistiche, non solo a livello sociale o culturale.

Consigliere, dal punto di vista socio linguistico, è stato il professor Romain Colonna, esperto di glottopolitica e docente di socio linguistica presso l’ateneo cortenese, il quale mi ha concesso un’intervista.
I temi centrali dell’intervista sono stati gli stereotipi e le congetture riguardanti la lingua còrsa. Il professore, autore di “ 50 argumenti in giru à la ricunniscenza di u corsu”, ha condiviso le sue preoccupazioni riguardanti il futuro di questa lingua riconosciuta come regionale e posta dall’Unesco nella lista delle lingue in pericolo,
con una trasmissione inter generazionale preoccupante che si avvicina pericolosamente al 2%.
Il lavoro svolto è il frutto di diverse fasi di analisi e ricerca in cui uno dei momenti fondamentali è l’inchiesta preliminare, fase in cui sono state raccolte le opinioni degli studenti dell’Università Pascal Paoli riguardo la lingua e l’identità còrsa in modo anonimo attraverso delle semplici domande alle quali dovevano rispondere per iscritto in un tempo di 10 minuti, facendo in modo di evitare qualsiasi tipo di condizionamento esterno che ostacolasse la riuscita di tale inchiesta.

Un’altra parte fondamentale di questa ricerca è stata la somministrazione e l’analisi dei questionari finali, redatti dopo l’analisi delle inchieste preliminari. Gli studenti che hanno accettato di sottoporsi all’inchiesta finale sono stati 22, 10 maschi e 12 femmine, di diverse nazionalità e origini, tra cui alcuni hanno espressamente sottolineato l’appartenenza còrsa. Ho analizzato in particolar modo i risultati dell’inchiesta mettendo a confronto i campioni maschili con quelli femminili attraverso lo studio dei grafici sviluppati dal
softwer di cui si avvale il metodo MAC. I risultati della mia inchiesta lasciano poco spazio al dubbio: anche se la funzione comunicativa della lingua si è affievolita nel corso degli anni, la sua funzione identitaria, come in un gioco di pesi e contrappesi, è aumentata, spiegando così, come mai “l’orgoglio corso” non abbia mai vacillato nel corso dei secoli. Il popolo corso ritiene che sia imperativo il bisogno di trasmettere la propria lingua
alle nuove generazioni, e vi associa anche la convinzione che tale lingua possa permettere alla popolazione di restare fedele alle proprie radici. Di primaria importanza rimane, presso il campione analizzato, l’avvenire dell’identità còrsa e la trasmissione del patrimonio identitario alla nuove generazioni.

Questa ricerca lascia ben sperare per l’avvenire della lingua còrsa, anche se la strada resta ancora perennemente in salita. La lingua còrsa è stata pienamente accettata al punto che tutte le sue parlate sono state riconosciute ufficialmente come lingue sia a livello della comunità còrsa sia a livello scientifico.
Tuttavia, se a livello politico territoriale vi è un pieno riconoscimento, a livello politico e giuridico francese il riconoscimento è avvenuto a metà. Il còrso, infatti, è stato riconosciuto come lingua regionale di Francia. Questo concetto di lingua regionale non è soddisfacente poiché pone la suddetta lingua al di sotto quella
nazionale in un rapporto verticale di subordinazione. A peggiorare le cose resta il fatto che ad oggi la lingua còrsa non è protetta da uno statuto giuridico. Credo sinceramente che l’inizio di un’identità culturale si abbia con la lingua, che crea un legame tra gli individui di una comunità, e, attraverso la quale la politica trova uno
strumento per il suo riconoscimento.

Secondo il sociolinguista francese Claude Hagège bisogna fare una forte differenziazione concettuale tra vivere ed esistere. Una lingua può esistere, ma senza vivere. Una lingua esiste quando la si può vedere. in Corsica questo concetto si esplicita nel bilinguismo nei cartelli stradali, le insegne dei negozi e addirittura nel
contesto politico. In ogni caso questa lingua non vive, non crea identità, non crea legami.
Un’opinione a riguardo potrebbe essere che il sovra investimento sulla parte identitaria, sul creare interazioni durevoli comunitarie, indebolisca la funzione comunicativa della lingua. Non si può assicurare l’avvenire di una lingua e di una cultura solo lavorando sulla salvaguardia dell’identità, ma una lingua ha bisogno soprattutto di evolversi in una società attiva in cui la trasmissione linguistica inter generazionale assume livelli molto più alti di quelli registrati nel presente e in cui le istituzioni scolastiche si impegnano più concretamente per garantire un insegnamento regolare della lingua. Il sociolinguista Jean la Ponce parla di una “lingua bandiera”, lingua come mezzo identitario e di riconoscimento collettivo, non sempre con funzione comunicativa. Una perfetta coesione tra comunicazione e identità.
Ed è questo quello che ci auspichiamo per la lingua còrsa.