La famiglia Colonna fa causa contro lo Stato. Le Monde svela le responsabilità del carcere

In un comunicato inviato all’AFP dall’avvocato Me Patrice Spinosi, la famiglia di Yvan Colonna annuncia che sta facendo causa contro lo Stato, presso il Tribunale amministrativo di Marsiglia.

Il militante còrso, condannato all’ergastolo per l’assassinio del prefetto Claude Erignac nel 1998, è stato aggredito lo scorso 2 marzo da un altro carcerato, prima di morire in ospedale il 21 marzo. Secondo i genitori, la moglie, il fratello e i due figli di Yvan Colonna “l’amministrazione penitenziaria è giuridicamente responsabile della sua morte”.

La decisione presa dalla famiglia di fare causa contro lo Stato arriva in un contesto di tensioni ancora altissime sull’isola. Manifestazioni e raduni diversi proseguono a Bastia, Ajaccio e altrove; numerosi atti di violenza tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine hanno avvelenato l’ambiante politico e sociale. Dopo la decisione del ministero dell’intero di bloccare le discussioni su una possibile autonomia per causa di queste violenze, la tensione è salita ancora un po’ di più. Come la diffidenza nei confronti dello Stato.

Un articolo pubblicato martedì dal quotidiano Le Monde viene a rinforzare la caduta della confidenza nell’amministrazione e sua capacità di fare luce sulla morte di Yvan Colonna. L’articolo in questione (riservato agli abbonati di Le Monde) si concentra sul profilo dell’aggressore, il jihadista Franck Elong Abé. Appoggiandosi su documenti officiali provenienti dall’amministrazione carcerale, Le Monde mette in evidenza “l’amnesia” della struttura e suoi dirigenti in confronti del passato violentissimo e disturbato dell’uomo che ha ucciso Yvan Colonna.

Incarcerato ad Arles da maggio 2020, Franck Elong Abé è stato descritto dall’ex-direttrice della prigione, Corinne Puglierini, come un uomo “rispettoso”, “cortese” o ancora “amabile” nel periodo che ha preceduto l’aggressione di Yvan Colonna. Eppure, il prigioniero si era già dimostrato instabile, violento: solo due mesi dopo suo arrivo ad Arles aveva aggredito un altro carcerato per un motivo futile (uso sbagliato di un tubo di gomma). Poi, il 10 dicembre 2020, Franck Elong Abé aveva distrutto lumi, proiettori e una cabina telefonica con un bastone. Ma questi eventi sono pochi rispetto al percorso carcerale dell’uomo prima del suo arrivo ad Arles. Dal 2015 e suo tentativo di sequestro di una infermiera nella prigione di Seclin, Franck Elong Abé è stato coinvolto in 29 fatti contravvenendo in un modo più o meno importante le regole penitenziarie. Ventinove.

Come Yvan Colonna, Franck Elong Abé era posto sotto lo status di DPS (détenu particulièrement signalé). Sappiamo che questo status ha impedito a Yvan Colonna la possibilità di essere trasferito in una prigione còrsa. Da parte sua, Franck Elong Abé ha potuto lavorare nella prigione come “auxi”, ausiliario, e quindi essere in capacità di muoversi assai liberamente. Minacce, violenze, rifiuto di parlare alle sorveglianti femminile per motivi religiosi, apologia del terrorismo dopo l’uccisione del professore Samuel Paty nel 2020: nonostante periodi di una certa tranquillità (che alcune sorvegliante hanno segnalato come “da vigilare”), il profilo di Franck Elong Abé e sempre stato quello di un uomo instabile, pericoloso. Rammentiamo che è stato arrestato in Afghanistan per terrorismo.

L’articolo del giornale Le Monde è schiacciante e pone la questione della presunta incapacità dell’amministrazione penitenziaria ad anticipare l’assalto che è costato la vita a Yvan Colonna. Si scopre inoltre che Yvan Colonna e Franck Elong Abé hanno avuto alcune discussioni nei mesi precedenti l’aggressione. Il jihadista si interessava a Colonna, è insistito per sapere un giorno l’anno scorso se il militante andava in palestra; questa domanda era stata inoltre aggiunta come osservazione nel suo documento DPS.

Nonostante la natura di Franck Elong Abé e i vari segni preoccupanti, lui ha potuto aggredire Yvan Colonna per ben otto minuti. Senza intervento, senza testimone, un giorno di manutenzione di una grande parte delle telecamere. Ha avuto tutto il tempo e la tranquillità per aggredire Yvan Colonna che è stato proprio lui, Franck Elong Abé, ad avvisare un sorvegliante che il militante còrso stava “avendo un malore”. Tutto questo getta profonde responsabilità sullo Stato. Che, comunque la si pensi sulla figura di Colonna e nonostante la sua grave condanna, sono responsabilità pesantissime per un Paese civile.

Fonti: AFP, Le Monde