L’italiano in Corsica era solo la lingua dei dominatori genovesi? Questi documenti mostrano il contrario

Documenti Corsi scritti in italiano. Fino a qui tutto normale, si sa che la lingua “amministrativa” in Corsica fu l’italiano, imposta dai dominatori genovesi. Era anche usata nella Repubblica di Paoli e nel Regno Anglo-Corso, certo, ma solo per atti ufficiali, non dal popolo. Oppure le cose non stanno proprio così?…

I documenti di cui parliamo in quest’articolo, sono stati scritti più di 60 anni dopo che la Corsica era diventata francese, quindi quando sia i Genovesi che gli Inglesi se ne erano andati da un pezzo, così come il generale Paoli. Alcuni di questi furono scritti addirittura dopo la sentenza della Corte costituzionale francese del 1859 che vietò l’uso ufficiale dell’italiano nell’isola (come le lingue diverse dal francese in tutta la Francia).

Nella Corsica dell’ottocento dunque, accanto al francese che cresceva e alla lingua corsa che iniziava ad essere scritta in libri di poesie e riviste, i Corsi scrivevano ancora in italiano. Per gli atti ufficiali, ma non solo. Lo dimostrano i testi che Eric Beretti, direttore scolastico e nostro collaboratore, ha gentilmente fornito a Corsica Oggi. Lo ringraziamo di cuore.

I primi sono alcuni documenti riguardanti il piccolo paese di Palasca (Cismonte).

Quello che vedete qui sotto è un buono datato 16 novembre 1834. Le prime righe dicono: “Io qui sottoscritto Don Pietro Saladini di Speloncato dichiaro di aver ricevuto dal sig. Marcello Giudicelli, proprietario domiciliato e dimorante in Palasca, la somma di franchi mille seicento…“. Dunque la ricevuta di un atto di pagamento tra privati.

 

Buono per franchi 1.600 risalente al 16 novembre 1834.

 

Il secondo è una delega della “sotto segnata Leoni Elisabetta, proprietaria, dimorante e domiciiata nell’Isola Rossa” ad essere rappresentata in occasione di un battesimo. La data è quella dell’8 maggio 1868. Esattamente 99 anni dopo la battaglia di Ponte Nuovo.

Elisabetta Leoni dell’Isola Rossa delega rappresentante come comare della nuova nata dei coniugi Leoni di Palasca l’8 marzo 1868.

 

Qui sopra, anche se poco leggibile, l’estratto dei registri di stato civile del comune di Palasca bilingue italo-francese, sull’atto di nascita del cavalier della Legion d’Onore Cesarione Leone Giacomo Filippo risalente al 1871 (anno in cui fu nominato cavaliere). Era nato proprio a Palasca nel 1831.

 

Siamo nel 1886 (l’isola appartiene alla Francia da 118 anni e l’italiano è vietato negli atti ufficiali da quasi trent’anni) quando viene scritta questa ricevuta di pagamento per lavori eseguiti nella chiesa di Palasca:

Pagamento di 2.332 franchi per lavori eseguiti nella chiesa di Palasca (Alta Corsica) il 19 luglio 1886.

 

La lingua italiana quindi non era usata solo per freddi atti ufficiali dello Stato, non era solo una lingua amministrativa, era la lingua scritta usata da Corsi, che nel quotidiano parlavano tra loro prevalentemente in una delle varianti della lingua corsa. Come già diceva Paul Colombani a proposito della sua Lettera dall’America.

Anche bambini e ragazzi imparavano in italiano. Ecco il quaderno di scuola del 1856 di un professore e di un suo studente:

E su questa pagina, sotto i disegni di le caporal e le géneral, lo studente ha scritto…

…io sono generale e tu sei caporale 😉

Lettere e documenti di questo tipo sono ancora sparsi in tutta l’isola, magari anche nella cantina dei tuoi nonni, o nella soffitta della tua casa nel paese natale. Se li trovi, fotografali e inviaceli dal modulo contatti o via email a: info @ corsicaoggi .com

Questi anni sono lontani, la Corsica di oggi è molto diversa. Tutti i Corsi ora sono francofoni di madrelingua e le parlate corse sono divenute lingua che vuole essere non più diglossica ma parlare di tutto e riconquistare un ruolo centrale nella società. Ma conoscere la propria storia – tutta la propria storia – è importante per capire il proprio presente. E, dice qualcuno, tenere a mente il passato è utile anche nel costruire il proprio avvenire.