Il Trattato del Quirinale, occasione concreta per una Corsica trilingue

 

Alla luce dell’iniziativa degna di nota, rappresentata dalla recente interpellanza parlamentare promossa dal deputato autonomista còrso Michel Castellani presso l’Assemblea Nazionale di Francia, concernente la possibile esclusione della Corsica dal Trattato del Quirinale, mi chiedo che destino sia stato riservato all’ordine del giorno formulato da Hyacinthe Vanni, che sarebbe dovuto essere discusso nel corso della precedente legislatura dell’Assemblea di Corsica, riguardante l’iniziativa inerente alla richiesta di una precisa collocazione dell’isola nello spazio di influenza socio-economico e culturale della Penisola Italiana.

Il predetto ordine del giorno, opportunamente riproposto, sarebbe potuto essere oggetto di discussione durante l’attuale iter di legislatura assembleare, dato il lasso temporale sufficiente intercorso tra l’insediamento della nuova maggioranza politica regionale uscita dalle urne in occasione dell’ultima tornata elettorale, che ha visto trionfare il partito autonomista guidato da Gilles Simeoni, e la firma del Trattato del Quirinale.

Ad ogni buon conto, il lodevole intento di Castellani funge di certo da pungolo, da efficace stimolo rispetto a quella che è l’azione politica del governo di Parigi verso la Corsica, nei confronti della quale sta mostrando timide aperture riguardo alla questione dell’autonomia amministrativa.

È pur vero che l’isola non trova menzione nel testo del Trattato, in cui si parla di soli confini terrestri e non marittimi, tuttavia le dichiarazioni della sottosegretaria francese all’Europa, Laurence Boone, invitano, a mio modesto avviso, ad un cauto ottimismo in merito ad un possibile, quanto concreto coinvolgimento della Corsica nel quadro di una complessiva cooperazione delle due nazioni contraenti, Francia e Italia, come previsto dallo storico accordo bilaterale siglato al Quirinale da Emmanuel Macron e da Mario Draghi, rendendo, dunque, la stessa Corsica partecipe dei benefici soprattutto in termini di un fattivo riavvicinamento culturale dell’Isola all’Italia.

Nello specifico la prospettiva contemplata dal Trattato, che prevede la formazione di parlanti bilingui italo-francesi nelle aree di frontiera, gioverebbe in misura notevole al contesto sociolinguistico dell’isola, conferendo nuovo slancio, nonché vigore, allo storico legame tra lingua còrsa e lingua italiana, che si ricorda essere stata idioma tetto per secoli delle parlate vive di Corsica, ufficialmente riconosciute, in ambito accademico, come appartenenti al raggruppamento linguistico italo-romanzo. Si inaugurerebbe, quindi, un trilinguismo di fatto che favorirebbe, senza dubbio, il ripristino di un ruolo connaturato alla Corsica, quale ponte naturale tra due grandi culture, quella francese e quella italiana. Ne trarrebbe vantaggio, in particolare, il comparto dell’istruzione pubblica grazie all’introduzione, nella didattica, accanto al Francese quale lingua nazionale, considerata dai Còrsi lingua del pane, e al Còrso nel ruolo di lingua del cuore, dell’Italiano in funzione di lingua della memoria presso le istituzioni scolastiche insulari di ogni ordine e grado.

Auspicabile si rivela la prospettiva relativa ad un ritorno delle nuove generazioni isolane al sodalizio italo-còrso, che, in passato, ha naturalmente scandito il destino insulare e che si spera possa in futuro incentivare il riappropriarsi da parte della gente di Corsica di quel segmento di cultura smarrito a causa della crudeltà degli eventi storici, che hanno indegnamente ridotto la realtà còrsa a merce di scambio, immolandola sull’altare di un bieco commercio di territori e popoli, di cui vittima illustre fu anche Venezia.

Si concretizzerebbe, dunque, il progetto di restituzione della componente linguistica di pretto stampo italico tanto sospirato da Salvatore Viale prima e da Pascal Marchetti, Paul Colombani e Olivier Durand in tempi recenti in nome di quell’italianismo còrso mai sopito, ma sempre prodigo di proposte utili a salvare ciò che resta della lingua còrsa, che volge inesorabilmente al crepuscolo, essendo oramai in preda ad un’inesorabile glottofagia.

Mi è sì caro, in proposito, menzionare le significative parole pronunciate da Michel Castellani durante il suo intervento in sede parlamentare: “vedo l’Italia ogni mattina dalla mia finestra”, che evocano il naturale e poetico richiamo che l’uno e l’altro territorio, uniti dallo stesso mare, il Tirreno, reciprocamente sentono per effetto di quella prossimità geografica che, nel corso della storia, si è tradotta in fratellanza culturale.


Giuseppe Vitolo

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Linguista, ricercatore, esperto in dialettologia, ha scritto per Corsica Oggi diversi articoli sul ruolo della lingua italiana quale lingua della memoria in Corsica, ed esplorato ipotesi su possibili modi di favorire un suo ritorno nell'isola accanto al francese e alla lingua corsa.

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