Il diritto di non essere nazionalista: quei còrsi discreti ma che non devono essere ignorati

“Lo chiedo una volta di più: ho il diritto di non essere nazionalista?”. Queste parole sono quelle di Laurent Marcangeli, sindaco di Ajaccio e capofila del primo partito di opposizione nell’Assemblea di Corsica, in un’intervista rilasciata a Corse Matin. Quella domanda l’aveva già fatta durante la sessione dell’Assemblea di Corsica del 31 marzo. Dopo un mese di numerose manifestazioni, scontri violenti tra gruppi di giovani e forze dell’ordine sullo fondo di un discorso nazionalista onnipresente, sembra difficile esprimersi oggi in Corsica contro ciò che può apparire come l’unica opinione giusta.

“Collaborazionista” e insulti sui muri del palazzo Fesch contro Laurent Marcangeli. Il sindaco di Ajaccio ha pagato caro la sua ostilità al proseguimento delle manifestazioni seguite alla morte di Yvan Colonna, la sua posizione contro l’idea che un còrso è nazionalista oppure non è còrso. In un certo modo, Laurent Marcangeli incarna la voce della “popolazione silenziosa”. Quella che per vari motivi e in gradi diversi non appoggia il sostegno a Yvan Colonna, o non condivide l’idea di un’autonomia per l’isola, o entrambe le cose. Eppure, il sindaco di Ajaccio non è totalmente contro l’evoluzione dell’istituzione per la Corsica; nemmeno è stato di quelli uomini politici francesi che parlano di Yvan Colonna solo come l’assassinio del prefetto Erignac. Nonostante il suo status di avversario della maggioranza nazionalista all’Assemblea di Corsica, Laurent Marcangeli si era pronunciato in favore del riavvicinamento di Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, i due altri membri del “commando Erignac” sempre incarcerati. Eppure, è diventato il simbolo politico di una corrente di pensiero che non ha “diritto alla patria”.

Il caso del sindaco di Ajaccio pone quindi la questione dello spazio lasciato a quelli che non appoggiano la rivolta. Ci sarebbe oggi una paura di andare contro l’opinione espressa da un mese per strada? Se non c’è paura, c’è sicuramente un malessere. Per capirlo bisogna ammettere che, a torto o a ragione, il rapporto di tanti còrsi con “la corsità” non è bianco o nero, nazionalista o pro-francese, per uno e necessariamente contro l’altro. Oggi si osservano migliaia di persone per strada ad ogni manifestazione per Yvan Colonna, come si sono visti migliaia per condannare l’assassinio del prefetto Erignac nel 1998. 50 sfumature di attaccamento alla propria terra che coesistono e sono allo stesso tempo una specificità importante della cultura isolana e il suo più grande pericolo nella prospettiva di una frattura tra le varie sensibilità.

Se i partiti nazionalisti hanno vinto le elezioni territoriali del 2015, 2017 e 2021, non tutti gli elettori  hanno ovviamente espresso lo stesso con quel voto. Si può obiettivamente essere per l’autonomia senza pensare oggi all’indipendenza; si può chiedere verità sulla morte di Yvan Colonna, condividere il dolore della sua famiglia, senza considerare l’uomo come un eroe della patria. In tal senso, la dimostrazione di forza operata dai manifestanti, le violenze e il sostegno pubblico degli eletti nazionalisti mette in posizione inconfortabile una parte di una popolazione che non si considera meno còrsa che l’altra. La voce di questa parte della popolazione e per ora schiva, ma sia alla televisione o nei giornali regionali esprime poco a poco la sua stanchezza in confronto di manifestazioni che complicano la loro vita, danneggiano commerci e attività. Una rivolta che lascia troppo spazio alla violenza e rischia così di perdere il suo scopo originale.

Questa voce è importante e potrebbe avere un peso significativo per l’avvenire dei rapporti tra eletti còrsi e governo. Prima perché un elettore su tre non ha votato per un partito nazionalista alle ultime elezioni. Poi è importante prendere in conto il tasso di astensione di circa il 40% osservato durante queste elezioni. Difficile dire qual è il profilo elettorale di tutte queste persone, ma in ogni caso non si può negare la ovvia parte di non-nazionalisti che sta ospitando. Se il dialogo tra la Corsica e lo Stato (ultimamente rinviato per causa di incidenti tra manifestanti e polizia) viene a portare su una decisione sottomessa al referendum, non c’è dubbio, il panorama elettorale sarà diverso rispetto a quello di una elezione dei rappresentanti regionali. Con rischio di schiaffo come la Corsica ne ha fatto tante volte l’esperienza.

Convincere, unire: è quel lavoro difficilissimo che ha portato il partito di Gilles Simeoni alla maggioranza e che sicuramente dovrà essere rinnovato per evitare una frattura profonda tra i còrsi. Sarebbe la peggiore delle cose per l’avvenire della soluzione politica, a un empo vicinissima e troppo facile da lasciarsi sfuggire.

Fonti: Corse-Matin

About Guillaume Bereni

Di Felce (Castagniccia), è padre di 3 bimbi e lavora sia nell'azienda agricola di famiglia, che produce farina di castagne, sia come redattore freelance, per noi e per altre testate, scrivendo in lingua corsa, francese e italiana.

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