Il corallo rosso del Mediterraneo è un tesoro sempre più raro

I suoi rami sono ancora di color aranciato, ma bagnandoli appena ecco il loro colore rosso che ha donato loro al contempo fama e sfortuna: sfruttato al massimo dalla gioielleria, il corallo rosso tipico del Mediterraneo, il Corallium rubrum, è diventato una specie rara.

Se le specie che colonizzano le coste corse se la cavano meglio, è perché la caccia al corallo è stata fortemente limitata. Dopo il dibattito agli inizi degli anni 80, la pesca a strascico è stata vietata e solamente i sommozzatori possono cogliere del corallo a non meno di 50 metri  di profondità.

“Prima del 1982,  gli scogli venivano decimati da delle ruspe di mare, barche equipaggiate da delle croci di Sant’Andrea, ovvero croci di una tonnellata che trascinano ben 40 metri di catene e che distruggono al loro passaggio tutto l’ecosistema”, spiega Jean Philippe Giordano, coralliere a Bonifacio.

Un vero e proprio disastro per tutti quegli organismi privati di fotosintesi, seppelliti sotto il fango e la sabbia e rivoltati dalle croci.

Un’attività pericolosa

In seguito al divieto di queste pratiche distruttive e alla creazione di riserve ove la pesca è vietata, il corallo rosso sembrerebbe ripartire col piede giusto. Jean Philippe Giordano si immerge tutti i giorni, da maggio a novembre, al largo della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio e dice di “trovare delle belle sorprese” quando torna sulle stesse zone, regolarmente: “possiamo pescare solamente dei coralli con almeno 7 millimetri di diametro alla base, e ciò ci permette di non intaccare le colonie più giovani”, precisa.

Con una crescita molto lenta, di circa un millimetro alla base e di un centimetro nei rami per anno, il corallo rosso impiega così anni per raggiungere le misure richieste per trasformarsi in un gioiello prezioso.  E i pescatori coscienziosi non se ne lamentano: « non abbiamo delle quote minime di pesca ma siamo limitati dalla risorsa e dalle nostra capacità fisiche: mi immergo circa 35 minuti tra i 50 e i 90 metri di profondità per portare su circa un chilo di corallo”, spiega il coralliere. Solo sette autorizzazioni di pesca al corallo sono state rilasciate quest’anno in Corsica. L’attività, pericolosa, richiede parecchio investimento in materiale e non attira più tanta gente.

“Non abbiamo un seguito molto attento della situazione del corallo rosso perché l’attività di coralliere  non è in espansione”, afferma  Jean-Michel Culioli, direttore scientifico della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio. Tuttavia, osserva come il corallo potrebbe soffrire a causa del riscaldamento dell’acqua del Mediterraneo: “ le colonie ancora presenti a 30 o 40 metri di profondità soffrono del riscaldamento climatico: registriamo una più elevata  mortalità a queste profondità”

Il corallo rosso potrebbe dunque essere costretto a migrare più in profondità per trovare un clima più fresco, oltre i 50 metri, dove l’acqua ha una temperatura compresa tra i 12 e i 15 gradi.

Raro e protetto in Corsica, il corallo non è tuttavia protetto nel resto del Mare Nostrum: l’Algeria, le cui acque ospitano quasi la metà dei coralli del Mediterraneo, ha riautorizzato la pesca al corallo, vietata nel 2001.  “ Ci sono più di 700 imbarcazioni al largo dell’Algeria che pescano tonnellate di corallo senza preoccuparsi di proteggere le risorse”, lamenta Jean-Philippe Giordano. “Questo corallo, che stuzzica l’appetito dei bracconieri, arriva in massa sul mercato e fa abbassare il prezzo della materia prima. Senza contare la minaccia che questa pesca intensiva fa pesare sulla sopravvivenza del corallo, indispensabile all’equilibrio dell’ecosistema marino”

Mentre il 2018 è stato dichiarato anno internazionale per le colonie di corallo dall’Icri (Initiative internationale pour les récifs coralliens), le prospettive per il corallo rosso del Mediterraneo sono dunque in contrasto : «  le riserve naturali sono utili ma il corallo che cresce qui non popolerà tutto il Mediterraneo. I corallieri devono essere coscienti che possono tirarsi la zappa sui loro stessi piedi », ricorda Jean-Philippe Giordano.

Il 9 aprile scorso è stato pubblicato dalla Direction InterRégionale de la Mer Méditerranée l’elenco dei nove pescatori di corallo autorizzati della Corsica nominato dal Prefetto della Corsica, il documento è disponibile in PDF.

Articolo di Chiara Poli

Fonte: Corse Matin