I riti funebri tradizionali nella regione del Fiumorbo

Il Fiumorbo è una regione nel sud del dipartimento dell’Alta Corsica che si estende dalle coste del mar Tirreno allo spartiacque che la divide dal dipartimento della Corsica del Sud, prende nome dal fiume omonimo che è lungo 45 km, la comunità dei comuni del Fiumorbo nata nel 1992 raggruppa i 13 comuni della regione e ha circa 12.000 abitanti, scopriamo dopo questo incipit le tradizioni di questo angolo di Corsica

 

É interessante di parlare degli usi della morte nel Fiumorbo fino a cinquanta anni fa…
Tutto questo era molto organizzato. La mia vecchia vicina me l’ho ha raccontato in modo cronologico.
Quando uno moriva, bisognava ad aprire le porte e le finestre perché l’anima del morto potesse andare via … e si coprivano sempre gli specchi con un panno bianco perché l’anima non rimanesseprigionera.
Dopo, si preparava il morto facendogli la toeletta, se era un uomo, gli facevano anche la barba poi era vestito. Se la defunta era giovane, era sempre vestita di bianco, una donna più vecchia era quasi sempre vestita di nero o con colori scuri.

Poi, si preparava il suo letto, le lenzuola, il copriletto e il cuscino erano bianchi.
Sotto le lenzuola, si metteva un tavolo perché il morto rimanesse stecchito e degno.
Forse, era un ricordo della tradizione più antica quando il morto era disposto su un tavolo. D’altronde, nel mio villaggio, si dice sempre : “ u mortu hè in tavula ”. Quest’espressione significa che il morto è pronto e disposto sul letto e la gente può venire a rendergli omaggio e presentare le condoglianze alla famiglia. La parentela e i vicini aiutavano, perché in Corsica, come in tutti i paesi del Mediterraneo, la morte era una cosa delle donne.
L’orologio fermato e il fuoco spento, si chiudevano le persiane delle finestre perché la camera sia più buia, si accendevano le candele in numero dispari per i morti e pari per i santi. Quindi, si poteva suonare la morte : due colpi di campane : due per una donna e tre per un uomo. Era l’ora per la gente di venire a visitare il morto.
La sera, c’era la veglia funebre. Le donne erano nella camera del morto. Erano tutte vestite di nero. Quando era tutto pronto, una voceratrice si presentava.
C’erano quelle che improvisavano benché non fossero della famiglia. Il voceru (nel Fiumorbo si dice: “ il bocciaru ” ) per una morte violente, e il ballato ( “ il baddatu ” ) per una morte naturale. Ho raccolto due e tre testi che aggiugerò alla fine dell’articolo.

Due giorni dopo (o anche tre giorni dopo), c’era la ceremonia religiosa. Sempre la mattina perché nel pomeriggio, non c’era la messa.

Janine mi ha detto che dopo la messa, la confraternita cantava la messa mentre tutti (tranne la famiglia) andavano a mangiare e tornavano nel pomeriggio per portare la salma al cimitero. Erano le vicine che preparavano il cibo perché il fuoco della casa del morto era spento.

Fino alla fine del diciottesimo secolo, i morti di San Gavino di Fiumorbo erano portati a Isolaccio di Fiumorbo e messi nell’arca (che era la fossa comune sotto il pavimento della chiesa). C’erano due botole, una per i bambini e le donne e l’altra per gli uomini.

Si vede sempre l’arca nella chiesa di Santa Lucia.

Fino alla metà del diciannovesimo secolo, il morto era messo a cavallo (come mostra il disegno qui sotto) poi più tardi portato a spalla da quando il cavallo era scappato nelle macchia con il suo “lugubre cavaliere”.

Le donne “addolorate ” ( madre, sposa, sorelle, figlie ) mettevano sulla testa, un fazzoletto di lana nera. Una vedova lo portava per sette anni.

Poi metteva il fazzoletto di seta.

Oggi, sono cambiate le cose anche nel Fiumorbo. La gente muore più spesso all’ospedale e non più a casa. Il corpo del morto è messo nel funerarium dell’ospedale oppure nel funerarium privato. Non si fa più la veglia perché la famiglia è stanca e non vuole essere disturbata, solo qualche famiglia nei paesi continua a perpetuare la tradizione cioè organizza una veglia in casa o in chiesa dove la veglia si sta trasformando in rosario.

Tutto deve andareveloce. Sarano sempre più numerosi quelli che nel futuro faranno la scelta di farsi cremare a Bastia. La morte non è più una cosa naturale come una nascita… bisogna non mostrarla.

E’ un peccato perché tutti quegli usi molto bene organizzati permettevano alla famiglia di fare il suo lutto. E riguardo all’ argomento, alla mia vicina  dispiace che quei riti della morte siano scomparsi. Mi faceva notare che oggi, la gente accetta sempre meno la morte e deve farsi aiutare dagli psicologi…

Oggi, in Corsica si fa come dappertutto : gli usi sono diventati moderni… anche nei paesi del Fiumorbo.

Qualche verso dei ballati ossia dei voceri di San Gavinu

 

Ghjornu di tutti li santi

M’avìanu invitatu à bìa,

Ch’avìa da fa l’amicizia

Samperu cun Natalìa,

Ma eiu n’ùn ci so andata

Chi lu core ùn mi battìa,

Era mortu assassinatu

Fraziu lu caru di Zìa….”

 

Un’altra per la cognata morta giovane:

 

O Marì la me cugnata,

Cusì di poca durata,

Sei  stata come a ghjacciola

Dipunt’à la spirìata,

O Marì la me cugnata

Sei fiurita è ùn sei granata…..”

(La “ghjacciola” di petto al sole dell’inverno… sembra più delicata della rosa del poeta Ronsard… così dice quello che mi ha detto la mia vecchia vicina che ne conosce tanti altri. )

Un vocero per un bandito Duminichellu Colombani pianto dalla moglie:

 

Era eiu la minora di la nostra famigliola,

ùn m’hanu mandata à le capre,m’hanu mandata à la scola,

O ma tu lu me Dumè m’hai fattu machjaghjola. 

Quand’elle la sintaranu le mio surelle in l’Aghjola

Pigliaranu la terzetta, lu fucile è la pistola,

Diciaranu Ahimè surella ci hai madatu à la malora. 

Fusse partuta la piena da l’altu di se muntagne,

Si fusse cansata tutta è avessi pigliatu  li Bagni

E po’avè lasciatu à te, O dumè li mio macagni. 

O Dumè lu me cirone di piombu matravirsatu

Da un colpu di fucile tiratu da l’assistatu

Annant’à lu to lignaghju lu to sangue ai varsatu…” 

 

Vorrei ringraziare la mia vicina Janine (novantadue anni) per avermi dato tante informazioni sull’argomento dei riti della morte nel Fiumorbo.

Il paese di San Gavino di Fiumorbo

 

Ringraziamo per l’articolo Livie-Marie Bartoli, studentessa dell’Università della Corsica di San Gavino di Fiumorbo.