Giornata della Memoria: dall’isola dei giusti una riflessione nel 77° della Liberazione di Auschwitz

Come ogni anno dal 2005, al 27 gennaio viene dedicata dall’UNESCO la Giornata della Memoria, omaggio a tutte le vittime dell’Olocausto. Una giornata per onorare le vittime e ribadire la necessità di combattere l’antisemitismo, il razzismo e tutte le altre forme di intolleranze.

“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo” ha scritto Ann Franck. 77 dopo la tragica scoperta fate dalle truppe sovietiche in Auschwitz, e allora che il tempo toglie anno dopo anno all’umanità la presenza così preziosa dei testimoni di quella crudeltà, c’è sempre più bisogno di mantenere viva la memoria.

Uno studio condotto in Francia e pubblicato nel 2020 dal Schoen Consulting aveva già rivelato informazioni preoccupante sulla non-conoscenza della Shoah da una parte della popolazione. 16% non aveva mai inteso parlato della Shoah (25% degli meno di 38 anni) e 10% aveva dichiarato che “il Olocausto è un mito” o che “il numero degli ebrei uccisi era esagerato”. Solo un paio di esempi in un paese dove gli atti antisemiti sono penosamente numerosi, in un mondo che ha visto nel 2021 gli stessi comportamenti esplodere (10 incidenti per giorno in media). Aggiungendo a tutto questo l’ambito politico pesante in Francia sulla questione dell’antisemitismo, con il candidato di estrema destra Eric Zemmour che ha dichiarato poco fa che “il Marechal Pétain ha salvato gli ebrei francesi” (rammentiamo che il Marechal governava la Francia collaborazionista), c’è più che mai bisogno di ricordare la memoria delle vittime della Shoah.

Non sappiamo se oggi in Corsica l’ignoranza (soprattutto quella dei giovani) in confronto dell’Olocausto è uguale a quella osservata negli studi condotti in Francia; non abbiamo trovato cifre o indicazioni precise. Vogliamo credere che non è così e in quella Giornata della Memoria, rammentiamo agli nostri giovani, agli nostri figli, a noi stessi che dalla Corsica non è stato denunciato un ebreo dopo quando il governo di Vichy aveva richiesto in agosto 1942 la deportazione degli “ebrei stranieri”. Non lo ricordiamo con finto orgoglio, ma perché vogliamo che il coraggio cui hanno dato prova còrsi di allora ci dà la voglia incrollabile di combattere ogni forma di intolleranze. Nonostante il pericolo, alcuni còrsi hanno accolto, aiutato, nascosto queste persone a rischio di deportazione. Anche il prefetto Paul Louis Emmanuel Balley ha fatto prova di coraggio e di onore, negando la presenza in Corsica di ebrei stranieri “oltre ad alcuni turisti”. Alla fine, solo una persona sarà mandata in deportazione dalla Corsica verso Sobibor, senza denuncia, per motivi ancora oscuri.

Nessuno ha mai vestito la stella gialla in Corsica. Siamo “l’isola dei giusti”. Più che orgogliosi questo fatto deve renderci consapevoli del nostro ruolo nella trasmissione della memoria delle sei milione di vittime della Shoah.

 

Immagine copertina da wikimedia