Genova ricorda Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse

di Donato Mulargia

“Un magistrato può anche morire, pur di rispettare la legge”.

Il giudice Francesco Coco era un uomo delle Istituzioni, integerrimo, innamorato della sua famiglia e della sua terra: la Sardegna. Un servitore fedelissimo dello Stato.

Era l’8 giugno del 1976, intorno alle 13.30, Francesco Coco esce dal Palazzo di Giustizia di Genova assieme all’addetto alla sua tutela, Giovanni Saponara, per andare a casa. Si infila nella 132 blu guidata da Antioco Deiana, un appuntato dei carabinieri, anche lui sardo (di Ardauli) come Coco, che per la prima volta effettua quel servizio perché il suo autista aveva chiesto un permesso il giorno prima. Un gruppo di terroristi attende il Procuratore generale all’imbocco della salita di S. Brigida, una stradina angusta della città antica che il procuratore tornando a casa deve percorrere a piedi. Sono tre, armati di pistole e di una mitraglietta con silenziatore. Coco scende dall’auto, il brigadiere di pubblica sicurezza Giuseppe Saponara lo segue d’appresso, insieme si avviano per la salita; i terroristi sparano da pochi passi, alle spalle, Coco e il brigadiere muoiono all’istante. L’appuntato dei Carabinieri Antioco Deiana è rimasto in macchina, al volante, ma prima che possa fare un solo gesto due persone lo freddano.

Coco fu il primo magistrato ucciso dalle Brigate Rosse nella stagione del terrorismo. L’assassinio fu la prova lampante del livello organizzativo di attentati a cui era arrivata la banda armata più potente d’Italia.

Francesco Coco era nato a Terralba, vicino a Oristano, il 12 dicembre 1908. Aveva iniziato come Pretore onorario in città, poi a Seneghe e successivamente promosso e trasferito al Tribunale di Nuoro come Sostituto Procuratore del Re. A guerra finita fu trasferito alla Corte d’Appello di Cagliari come procuratore generale; è di questi anni del secondo dopoguerra la violenta ripresa del fenomeno del banditismo in Sardegna. Ha inizio quel quinquennio nero caratterizzato da molte sanguinose rapine sulle strade dell’isola. Per le sue alte doti di giurista e uomo di legge, Coco venne chiamato a far parte della Commissione d’indagine parlamentare sul banditismo in Sardegna. Il salto più importante nella sua brillante carriera Francesco Coco lo compii nel 1959 quando venne promosso e trasferito a Roma con il grado di consigliere di Cassazione.

Francesco Coco nel 1969 (circa)

Negli anni ’60 arrivò in Liguria come procuratore a Genova e, dopo una breve parentesi a Cagliari, nel 1974 diventò Procuratore Generale della Repubblica. Il suo nome rimbalzò nel dibattito politico, nella primavera del 1974, durante il sequestro di Mario Sossi, organizzato dalle stesse Brigate Rosse, rapito da una ventina di terroristi la sera del 18 aprile a Genova. Sossi era stato pubblico ministero nel processo che aveva portato alla condanna dei membri del “Gruppo XII Ottobre”, organizzazione di estrema sinistra che a partire dalla fine degli anni Sessanta aveva compiuto diversi reati.

Le Brigate Rosse chiesero, in cambio del rilascio del pubblico ministero, al Governo italiano di rilasciare proprio il gruppo XXII ottobre rinchiuso in carcere per i reati di omicidio, attentati dinamitardi e vari tentati omicidi. La Corte d’Assise d’appello di Genova, il 20 maggio, concede la libertà provvisoria per gli otto detenuti, a patto che venisse liberato Sossi e fosse stabilita la sua incolumità.

Mario Sossi viene riconsegnato e sottoposto ad una visita medica. Le analisi verificheranno la presenza di due fratture. Questo è sufficiente per invalidare la “trattativa”, nella quale si pretendono “ottime condizioni fisiche” da parte dello Stato. Francesco Coco, allora, impugna la sentenza e ricorre in Cassazione. La sua richiesta è accolta. Mario Sossi è libero e i detenuti rimangono in carcere.

Il Pubblico Ministero Mario Sossi durante il suo sequestro.
Mario Sossi dopo la liberazione.

Una scelta che Coco pagherà con la vita l’8 giugno 1976, tre settimane dopo l’apertura (a Torino) del processo ai capi storici delle Brigate rosse, responsabili del sequestro Sossi.

A distanza di 43 anni non è ancora chiaro chi abbia ucciso Coco. Sulla composizione del commando resta un alone di mistero. Una conferma processuale non c’è mai stata. Ricordarsi di questo Magistrato integerrimo e coraggioso vuol dire ricordarsi di un’idea dello Stato visto come servizio, come dovere e come civiltà sulla quale poggiare i valori della convivenza e della giustizia.

Genova ha ricordato la sua figura assieme ai suoi uomini della scorta, proprio in quella salita in cui avvenne il barbaro attentato. Alla cerimonia hanno partecipato le massime autorità civili, militari e religiose. A seguire, le autorità si sono trasferite al Liceo D’Oria per la premiazione degli studenti, nell’ambito di un concorso sullo svolgimento del tema sul Terrorismo.