Francesco Domenico Falcucci: il linguista capocorsino che sfiorò l’elezione a sindaco di Livorno

Nato il 4 settembre 1835 nella frazione di Magna Soprana di Rogliano nella penisola di Capo Corso a 40 km da Bastia da una famiglia benestante di antica origine toscana, nel 1841 la famiglia si trasferì a Livorno. A Livorno studiò con maestri privati e all’Istituto San Sebastiano, poi si iscrisse alla facoltà di diritto dell’Università di Pisa e continuò gli studi a Siena dove si laureò in giurisprudenza.

Nonostante avesse studiato giurisprudenza si appassionò allo studio delle lingue, infatti oltre al francese e all’italiano studiò latino, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese. A Livorno si avvicinò agli ideali del risorgimento, di idee moderatamente liberali e cavouriane fu oppositore di Mazzini.

Nel 1860 scrisse alcuni articoli patriottici su Il Romito, e nell’ottobre dello stesso anno si arruolò nel III battaglione della Guardia nazionale toscana e il 24 novembre arringò la popolazione dopo il discorso l’ex Presidente del consiglio sardo Massimo d’Azeglio. Poi conobbe e divenne un caro amico del Tommaseo e fu suo amico fino alla morte. Dopo il 1860 visse prima a Livorno e poi si trasferì a Firenze.

Nel 1868 si candidò alle elezioni comunali livornesi, ma venne sconfitto ma entrò nella commissione per gli esami per le scuole comunali; cominciò quindi in quel periodo vari relazioni e articoli sulla scuola pubblica e sulla vicinanza del còrso al vernacolo toscano.

Nel 1875 cominciò la lotta politica e fu contrario al livornese Pietro Bastogi, che aveva già ricoperto di ministro delle finanze del Regno nel 1861, ma senza successo tornò a Rogliano. Rimase in Corsica fino al 1881 e poi tornò a Livorno, ma diventato cieco e quasi paralitico nel 1888 venne riportato dalla figlia Anna nel suo paese natale dove continuò con il suo aiuto gli studi dove si dedicò a scrivere il Vocabolario dei dialettigeografia e costumi della Corsica che purtroppo non venne completato. Nel 1901 la figlia lo portò a Laerru, un paese a 50 km da Sassari dato che aveva sposato il medico condotto che poteva seguirlo, ma il Falcucci morì in Sardegna il 10 settembre 1902 e il libro venne pubblicato postumo e incompleto solo nel 1915 dalla Società Storica Sarda di Cagliari.

I suoi scritti furono ceduti dalla nipote all’Università di Pavia, mentre i circa 2.000 volumi tutti annotati vennero affidati dal fratello Eugenio entrarono a far parte del patrimonio della Biblioteca comunale labronica.

L’importanza del Falcucci è che per primo ha studiato i dialetti còrsi, in particolare quelli dell’Alta Corsica in rapporto con il vernacolo toscano e la lingua italiana, oltre allo studio delle lingue romanze.

 

Fonte: Dizionario biografico degli Italiani

Andrea Meloni

Di origini sarde e calabresi ma genovese di nascita, laureato in scienze geografiche presso l'Università di Genova nel 2013 e socio della sezione Liguria dell'AIIG (associazione Italiana insegnanti di geografia), risiede nell'Appennino Ligure in val Borbera, una valle piemontese ma da sempre legata alla confinante Liguria e da agosto 2015 è redattore di Corsica Oggi. Collabora da marzo 2016 con la società cartografica geo4map di Novara, nata da una costola di DeAgostini e da giugno 2017 con il quotidiano genovese Il Secolo XIX. Adora viaggiare ed è innamorato della Corsica.

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A proposito di Andrea Meloni

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