Forse per il còrso 60 milioni di italiani contano più di 1 miliardo di latini

Una via per la salvezza e l’avvenire della lingua corsa è l’intercomprensione. Questa idea, che noi sosteniamo con forza tanto da farne la base del nostro progetto editoriale, e di cui si scrive da sempre sulle pagine di A Viva Voce, si va sempre più diffondendo nell’isola. Da anni se ne parla all’Università di Corsica e tra gli ultimi in ordine di tempo sono arrivati gli amici della rivista Tempi e di Praticalingua a far presente di come il còrso possa ritrovare vigore e attrattiva verso i giovani proiettandosi al di fuori dei confini dell’isola. Puntando, cioè, sul suo essere al contempo lingua locale e internazionale.

Il punto vero è: intercomprensione verso chi?

A questa domanda la risposta che sempre più di frequente si sente dare è: verso i parlanti delle lingue neolatine, ossia i locutori di spagnolo, portoghese, italiano, rumeno, ma anche sardo, catalano, siciliano e così via. Un insieme di quasi 1 miliardo di persone presenti sui cinque continenti!

Tutto vero, così com’è vero che le parlate còrse sono certamente neolatine e permettono in teoria una buona intercomprensione con le altre lingue romanze. Ma la prima obiezione che si può fare a questa visione è che anche il francese è una lingua neolatina. Una grande lingua internazionale che ha più di 80 milioni di madrelingua L1 e sfiora i 300 milioni se si includono i parlanti come seconda lingua. Una lingua che ha dietro di sé l’azione politica economica e diplomatica della Francia e dell’OIF, l’organizzazione della Francofonia che molto punta sull’intercomprensione  con le altre lingue romanze, in particolare spagnolo e portoghese attraverso il progetto TEL (Tre spazi linguistici). In passato l’Unione latina aveva tentato qualcosa di simile.

Ora, dato che tutti i Corsi sono anche francofoni (ma non tutti corsofoni), perché scegliere il còrso per comunicare con un portoghese, uno spagnolo o un rumeno (la Romania fa parte dell’OIF) invece del francese? E’ più facile che si possa capire queste lingue grazie alla somiglianza con il francese, o che quelle persone abbiano studiato un po’ di francese e scuola, che non fare affidamento sul còrso. Inoltre, quanti rapporti economici esistono tra la Corsica e, per esempio, la Spagna, il Portogallo e la Romania? Pochi e non molto significativi, dato anche la lontananza geografica tra queste terre.

Proviamo a ragionare in modo diverso. A restringere un po’ il campo:

Proprio così, stiamo guardando alla lingua italiana, e alla galassia delle lingue e dialetti italoromanzi. Di cui il còrso fa parte.

Rispetto a una generica intercomprensione tra lingua corsa e lingue romanze, quella tra corsofonia e italofonia presenta diversi vantaggi:

E’ molto più alta. Un corsofono e un italofono si capiscono mediamente tra loro molto più che se parlassero con un lusofono o un ispanofono, per esempio.

E’ di vicinanza. La cartina qui sopra ci mostra come accanto alla Corsica, a poche miglia dalle sue coste, si trovi il principale paese italofono, l’Italia, con i suoi 60 milioni di abitanti. Ma anche, confinante, la Svizzera, dove l’italiano è lingua ufficiale nazionale (ed è parlata da madrelingua nei cantoni Ticino e Grigioni, nel sud), la Slovenia e la Croazia, dove l’italiano è co-ufficiale nel Litorale e in Istria, e molto diffuso a Fiume e nel Quarnero. Poco più in là l’Albania, dove l’italiano è capito dal 70% della popolazione e parlato correntemente da almeno il 25%, e la Romania, dove è molto studiato. Restando invece alle isole, troviamo Malta, dove l’italiano è parlato da oltre il 60% della popolazione compreso da quasi tutti, tanto che i capi di stato maltesi in visita in Italia parlano italiano e non vengono poi tradotti sulla TV di Malta. Talamoni, che si recò in visita alla Valletta a stringere accordi basati sull’insegnamento del francese, avrebbe potuto probabilmente essere capito con facilità parlando in còrso.

Una popolazione di italofoni che si ferma a circa 70 milioni, ma tutti vicini alla Corsica, in regioni potenzialmente interessanti per l’isola dal punto di vista turistico, culturale ed economico.

Oltre a ciò, prendiamo in considerazione le lingue locali. Nel nord della Sardegna troviamo il gallurese, che è sostanzialmente còrso del sud, e nel centro e meridione d’Italia troviamo lingue e dialetti molto simili al còrso, prendiamo ad esempio il siciliano.  Ma d’altronde la lingua corsa nel suo insieme racchiude in sé elementi dei dialetti di tutta Italia.

Sembra un paradosso ma questi 60 milioni di italiani e gli italofoni di Svizzera, Istria, Albania, Romania e Malta possono essere per la lingua nustrale una risorsa molto più efficace che non la latinità in senso generico.  Qui la francofonia non sarebbe d’aiuto per la comunicazione, mentre l’uso di u corsu sarebbe molto più immediato che non ricorrere all’inglese. Farebbe la differenza. Forse i tempi sono maturi per investire, le istituzioni isolane come i privati, in questo rapporto privilegiato, non solo verso il mondo latino o mediterraneo ma verso l’italoromània, la casa storica della lingua corsa.