Dati UNESCO: L’Europa sta perdendo la sua ricchezza linguistica e culturale

L’Europa sta perdendo la sua ricchezza linguistica e culturale. Delle oltre 200 lingue che vi si parlano, il 90% è a rischio, secondo l’UNESCO, e il 13% a grave rischio di estinzione. L’UNESCO ha preparato un atlante interattivo delle lingue a rischio, che potrete trovare qui.

Le lingue regionali e locali, in tutto il continente, sono sempre meno conosciute e parlate, e i profondi cambiamenti nella scoeità occidentale occorsi negli ultimi 30 anni hanno accelerato questo processo. SI fenomeni migratori interni ai paesi ed esterni, la diffusione della tv prima e di internet poi, l’urbanizzazione e il crearsi di nuclei familiari più isolati tra loro hanno tolto terreno fertile alle lingue locali e ai dialetti.

Molte famiglie prograssivamente hanno scelto di non trasmettere la lingua locale ai figli, per paura che questa potesse interferire con la prorpia conoscenza della lingua nazionale, strumento di emancipazione sociale e di crescita professionale, la nuova “lingua di u pane”. Questo è avvenuto in Corsica con il francese ma anche nel resto d’Europa, compresa l’Italia, dove pure in molte zone i dialetti e le parlate locali sono vivissime e dove in molte altre si parla in casa un italiano fortemente regionalizzato.

Aumentano i genitori che assumono tate e babysitter di madrelingua inglese, per cercare di trasmettere ai figli questa nuova lingua di prestigio, che si associa alla possibilità di un futuro successo personale e lavorativo. Mentre i dialetti, privati del loro naturale ambiente d’uso, non vengono piùtrasmessi in casa.

I dati sono spietati anche per quanto riguarda a lingua corsa, trasmessa in casa dal 98% della popolazione nel 1915 e dal 2% nel 2015. La risposta è quella di cercare di trasformare il còrso in una lingua adatta a tutti gli usi, ma il tempo stringe e occorre – oltre alla giusta importanza data all’insegnamento – cercare nuovi sbocchi e opportunità che la sua conoscenza può offrire, intercomprensione con l’italiano compresa.

Anche a livello di lingua nazionali l’inglese a livello europeo la fa da padrone. L’Unione ha recentemente deciso di incentivare maggiormente le conoscenze delle lingue di prossimità tra i vari paesi, così da permette anche agli altri idiomi di avere un ruolo di lingua veicolari nelle comunicazioni tra cittadini europei.