Corsica da amare – Parte 12

Cristina era un po’ giù di tono, non aveva più sentito Larse e anche se evitavamo di parlarne, sapevamo che pativa terribilmente per quello che era successo. Lui, aveva rappresentato una timida speranza di rinascita dopo un periodo estremamente difficile che si era concluso con la sua separazione da un marito fedifrago.

Arrivammo a Saint Florent e passammo subito dall’ hotel quattro stelle ubicato davanti alla spiaggia della Roya. Il proprietario, ci diede il benvenuto offrendoci un aperitivo sulla spiaggia e in quell’ atmosfera, abbandonammo per un attimo i pensieri da tutto quello che ci era capitato…Kaj incluso.

Saint Florent è una ridente cittadina considerata la Saint Tropez della Corsica, con il centro ricco di numerosi negozi e ristorantini ed il piccolo porticciolo che ospita da sempre imbarcazioni di personaggi di fama internazionale.

Si respirava un’ aria assolutamente vacanziera, la cittadella era piena di turisti che affollavano le tipiche viuzze.

<<Stasera vi porto a mangiare dell’ ottimo pesce in un ristorante all’ apparenza alquanto improbabile>>

<<Ce lo meritiamo!>> disse Cristina alzando gli occhi al cielo.

Entrammo in una pescheria, ed oltrepassato il banco del pesce…un altro mondo; un giardino molto curato e un’ ambiente decisamente romantico. Veniva servito il pescato di giornata cucinato sulla piastra, in una zona attrezzata del giardino. Forse l’atmosfera non era quella giusta per quattro amiche, ma del buon cibo insieme a del vino eccellente, resero comunque un’ altra serata del nostro viaggio da ricordare.

Squillò il cellulare di Laura e capimmo subito che era Adrien. Si alzò allontanandosi.

Dopo poco ritornò al tavolo con un sorriso che faceva intendere l’ennesima richiesta di appuntamento. Infatti:

<<Mi ha proposto di venirmi a prendere con il suo elicottero privato, per portarmi …non ho capito bene dove, ha parlato di un’ isola …può essere l’ isola di …non ricordo ha citato un animale>> Laura cominciò a balbettare dall’ emozione.

Strabuzzammo gli occhi…e Barbara disse: <<Anche l’elicottero privato…pazzesco!>>

Cristina: <<Un animale? Ma che posto è? Non andare Laura…chissà dove ti porta>>

<<Un animale? Ma Laura non sarà mica l’Isola di Cavallo?>>

<<Sì giusto Cavallo!>> esclamò Laura

<<E’ un posto bellissimo, si trova nel sud della Corsica, ma che io sappia sull’ isola c’ è solo un hotel e qualche casa di privati. Ma cosa intende scusa, vuole portarti a dormire lì?>> Replicai perplessa

<<L’ invito non è stato chiaro se prevedeva il pernottamento o no, ma di certo non me la sento di andare a dormire con lui…però non sono mai stata su un elicottero>> Laura sorrise

Barbara: <<Laura questo non molla…ci prova in tutti i modi. Ti ha detto di essere separato giusto?>>

Laura: <<Sì è separato, con tre figli maschi e single…ma sarà vero?>>

<<Senti, se ti piace…e ti piace, vivitela! Fagli capire però che non sei una delle tante. Accetta il giro in elicottero se vuoi, ma non fermarti a dormire … vediamo come reagisce.>>

Eravamo tutte e quattro d’ accordo sulla strategia da attuare.

Cristina: <<Laura siamo tutte con te! Se accetta rinunci al trekking con noi?>>

Laura: <<Secondo me troverà una scusa vedrete…si accettano scommesse>>

<<Per me non accetta>>

Cristina: <<Anche per me>>

<<Per me invece sì… mi sembra molto interessato>> rispose Barbara, che tra di noi era l’ unica con un matrimonio stabile e forse quella che era stata meno delusa sentimentalmente.

<<Lo sappiamo perché fai il tifo per Adrien, se Laura si fidanza ufficialmente …tu vai in barca con Akim…il marinaio>> dissi divertita e scoppiammo a ridere e a fare battute

<<Che sceme! Non è vero…per aver scambiato due parole con un bel ragazzo…non ho fatto nulla di male>> Barbara arrossì

<<Se l’ altra sera non fossi venuta a toglierti il bicchiere di mano e a portarti via…non so proprio come sarebbe finita>>

Cristina: <<Forse sarebbe stato meglio Anna, almeno non scoppiava la rissa>>

Barbara: << Larse ha senza dubbio esagerato, però tiene molto a te, altrimenti non avrebbe avuto una reazione così forte>>

Cristina: < Sì ci tiene tanto che non si è degnato neanche di farmi una telefonata di scuse>>

<<Sono svedesi, vedrai che prima o poi chiamerà, sicuramente si vergognerà di quello che ha fatto…e poi Cri ci sono già passata, lo sapete, non c’ è storia …troppo complicato. Avete visto come è finita tra me e kaj!>>

Non volevo demotivare la mia amica, anche se sapevo esattamente come sarebbe andata; una volta rientrato a Stoccolma si sarebbe dimenticato di lei. Mi sarebbe dispiaciuto vedere Cristina soffrire ancora. Anch’ io cercavo di tenermi alla larga da kaj, più lo vedevo e più la ferita tendeva a riaprirsi. Nella vita ci sono amori che ti passano accanto quasi a sfiorarti, ma che inspiegabilmente li ricorderai per sempre.

<<Arrivata la risposta di Adrien…Volete sapere chi ha vinto? Barbara! Accetta la mia proposta del giro in elicottero escluso il pernottamento…e vai!>> Laura esultò felice e si scambiò un cinque con Barbara.

Adrien venne a prenderla la mattina successiva nel nostro hotel di Saint Florence, che fortunatamente disponeva di una pista di atterraggio per gli elicotteri. Avevamo concordato con Laura che ci saremmo sentite nell’arco della giornata per avere sue notizie e comunque lui l’avrebbe accompagnata in hotel a Macinaggio.

Non eravamo riuscite a vedere l’arrivo regale in elicottero di Adrien, in quanto dovevamo essere di buon ora all’ appuntamento con la guida. Partimmo alla volta del “Dito”.

Il Cap Corse si estende all’ estremità settentrionale della Corsica e viene considerato un’ isola nell’ isola. Ha una lunghezza totale di 40 km ed è chiamato anche “dito” in quanto, guardando la cartina, appare proprio come un dito allungato verso il mar Ligure e puntato verso la città di Genova.

Da Saint Florent in poco tempo raggiungevamo la località di Patrimonio, nel dipartimento dell’ Alta Corsica, porta di entrata al Capo Corso. Peccato, non riuscivamo a fare una tappa in una cantina locale per una degustazione. Questa località è famosa per i suoi vigneti e non si può passare di qui, senza fare un assaggio di un buon vino. Vista l’ ora e pensando a quello che ci aspettava, mi limitai a mostrare loro dall’ auto durante il tragitto, qualche cantina che conoscevo. Sicuramente non si poteva non fare una deviazione alla spiaggia di Nonza.

Questa spiaggia ubicata ai piedi del villaggio omonimo, è senza dubbio unica nel suo genere. La sua particolarità è il colore nero della sabbia e vista dall’ alto è particolarmente suggestiva, quasi inquietante. Un chilometro e mezzo circa di sabbia scura formata da ciottoli luccicanti, con tonalità che vanno dal grigio al nero, che contrastano con l’azzurro del mare creando un ambiente surreale.

Il colore nero è dovuto ai residui di amianto che un tempo veniva estratto da una vecchia miniera poco lontano dalla spiaggia, chiusa nel 1966. Studi hanno verificato la presenza di questo minerale nocivo, ma non in fibre ritenute pericolose per la salute. Pare infatti che il mare abbia contribuito a portare via i filamenti dannosi.

Per raggiungere la spiaggia occorreva percorrere un sentiero a gradini con un dislivello di circa 300 metri; noi ci limitammo ad ammirarla dall’ alto. Anche il paesino di Nonza, arroccato su un promontorio roccioso, era molto caratteristico e ricordava i tanti paesini della Liguria, con la sua torre genovese costruita nel 1760 su ordine del generale Pasquale Paoli.

Da non perdere la chiesa di Santa Giulia in stile barocco veneziano, dedicata alla martire cristiana Giulia, dichiarata dalla chiesa cattolica patrona della Corsica e di Livorno.

Dopo questa tappa obbligata, ripartimmo con destinazione Macinaggio, dove al porticciolo ci aspettava la guida con il resto del gruppo.

Non potevamo fare a meno di pensare a Laura in volo sopra la Corsica e incominciammo a fare battute.

<<Peccato però che Laura si sia persa Nonza…>>

Cristina: <<Sarà dispiaciutissima…immagino>>

Barbara: <<In questo momento sarà in volo con il suo Rockfeller corso e magari la spiaggia di Nonza gliela farà vedere dall’ alto>>

<<E già! Eccoci a Macinaggio ragazze, guardate che carina, è il porto turistico più importante del Capo Corso. Pensate che deve il suo nome alla presenza dei tantissimi mulini a vento>>

Barbara: <<Sapete che mi è parso di vedere Larse?…boh! Forse uno che gli assomiglia>>

Cristina: <<Ba, abbiamo parlato tanto di lui in questi giorni che lo vedi ovunque>>

<<Mentre parcheggi Cri chiamo un attimo la guida per sapere esattamente il punto dell’ incontro>>

Ci incamminammo all’ appuntamento con la nostra guida Robert e da lontano vedemmo un gruppetto di persone.

Più ci avvicinavamo e più ci sembrava di vedere, quello che non avremmo mai voluto vedere

<< Barbara, forse non ti eri sbagliata…>>

<<No vi prego, sì Anna sono loro…da non crederci!>> Cristina incominciò ad agitarsi

<<E’ troppo imbarazzante ragazze…un trekking insieme a loro…c’è pure Ulrika, non ce la posso fare!>> ero molto sconcertata

Barbara: <<Forza non fate le bambine…siamo arrivate sino a qui e ora facciamo questo trekking…fregatevene sia della competitor svedese che di Larse. Anzi Cri è un modo magari per chiarire>>

<<Si Cri, a te va bene, il problema è il mio. Quattro ore di camminata in mezzo ai due fidanzatini…è veramente farsi del male>> ero affranta, ma non potevo tirarmi indietro e a malincuore avrei affrontato anche questa.

Ci presentammo alla guida Robert e salutammo il gruppo nordico che già conoscevamo, nell’ imbarazzo più totale.

Kaj si avvicinò per salutarmi.

<<Allora dillo che mi stai seguendo…incredibile anche tu qui!>> disse a voce bassa

<<E sì…non vedevo l’ora!>> mentre parlavamo, Ulrika ci guardava con sguardo minaccioso, sembrava una guerriera vichinga; le mancava solo la lancia e l’elmetto con le corna.

Larse e Cristina si salutarono in maniera molto distaccata.

Prendemmo il battello che da Macinaggio ci avrebbe portati sino a Barcaggio. Era il modo migliore per effettuare solo un tratto del sentiero. Avremmo poi percorso il tratto da Barcaggio, rientrando quindi nella località di partenza Macinaggio in circa quattro ore di camminata.

l sentiero dei Doganieri è un’ antica strada chiamata così, perché nel passato, era sorvegliata dai gendarmi per impedire lo sbarco dei clandestini nell’ isola. Il progetto di recupero, iniziò nel 1993 dal Comune di Rogliano e nel 1998 fu aperto totalmente.

Il percorso totale va da Macinaggio a Centuri e si impiegano circa otto ore. Si può anche completare il giro ad anello, passando per l’ interno, dai villaggi di Morsiglia e di Meria, raggiungendo quindi la destinazione di partenza: Macinaggio.

La nostra guida Robert, appurò che tutti noi avessimo acqua a sufficienza e della crema solare. Diciamo che il mese di luglio è il meno consigliato per effettuare questo trekking, per via delle alte temperature e per la totale esposizione al sole.

Durante la breve navigazione di un’oretta circa, nessuno parlava, ci eravamo posizionate il più lontano possibile dal resto del gruppo limitandoci a contemplare il panorama. Sbarcammo a Barcaggio, il villaggio più settentrionale della Corsica con davanti l’ isola della Giraglia. La sua torre di avvistamento fu fatta costruire dai genovesi nel 1500, per difendersi dagli attacchi dei pisani.

Ogni anno, solitamente nel mese di giugno, si svolge la gara chiamata “Giraglia Rolex Cup”, una regata in barca a vela organizzata dallo Yacht Club italiano e francese. Il percorso, parte da Saint Tropez, passa da Giraglia e arriva a Genova, per un totale di 450 km.

<<Guardate le mucche!>> esclamai stupita

<<Che strano vedere le mucche in spiaggia, al posto dei bagnanti>> disse Barbara che tirò subito fuori il suo cellulare dallo zaino e incominciò a scattare foto ai bagnanti ruminanti.

Il resto del gruppo seguì il suo esempio, allora Barbara chiese a Larse di scattarci una foto, contro il volere di Cristina che le lanciò un’ occhiata fulminante. Questo servì a rompere il ghiaccio, infatti Larse ne approfittò immediatamente per attaccare bottone, rimanendo a camminare vicini a noi che eravamo le ultime della fila.

Cercavo di ignorare Kaj e facevo domande alla nostra guida Robert circa le varie tappe del sentiero. Robert era un uomo dal fisico atletico, di circa sessant’ anni, capelli nero corvino e pelle olivastra bruciata dal sole. Faceva questo lavoro da tutta la vita ed era un grande appassionato delle camminate e della natura.

Aveva affrontato trekking di tutte le difficoltà, in diversi paesi nel mondo, ma sosteneva che uno dei più completi fosse il GR20, quello che dovevano intraprendere i nostri amici svedesi dopo pochi giorni.

La nostra camminata era veramente un toccasana per gli occhi: sentieri a tratti tortuosi che costeggiavano il mare e un mix sorprendente di colori, dal blu al verde della macchia mediterranea.

In tutto questo splendore, Robert, la nostra guida, oltre a farci scoprire angoli stupefacenti, tipo torri genovesi e calette rocciose, ci raccontava degli aneddoti simpatici che aveva vissuto durante i suoi numerosi accompagnamenti di gruppi di differente nazionalità. Questo creava un’ atmosfera distesa e divertente per tutti, ma non per Ulrika, che da quando eravamo partiti, aveva un grugno inviperito e ogni tanto mi lanciava delle occhiate.

Dopo circa due ore di cammino, Robert disse che ci potevamo fermare per una pausa ristoratrice; avevano previsto uno snack con pane, salame e formaggio Corso. Chi voleva poteva anche approfittare per fare un tuffo nelle acque cristalline.

Ci allontanammo dal gruppo per fare un bagno in mare.

<<Attenzione, attenzione, ci sono due svedesi in arrivo>> ci comunicò Barbara, mentre eravamo con l’acqua alla vita

<<Allora vi buttate o no?>> Kaj allegro con Larse, si tuffarono bagnandoci completamente

<<Grazie, molto gentili!>> neanche il tempo di finire la frase che ci trascinarono tutte e tre in acqua.

Incominciammo a scherzare, a bagnarci a vicenda e a spingerci sott’ acqua. In questo momento di euforia, Kaj mi prese sulle spalle e Larse prese Cristina e lì incominciò la battaglia a chi finiva prima in acqua.

In tutto questo giocare come dei liceali in gita scolastica, non ci eravamo accorti che dalla spiaggia c’ era il resto del gruppo che ci guardava con Ulrika agguerrita che si accingeva a venire verso di noi.

Appena arrivò sul bagno asciuga inveì contro Kaj, parlando animatamente in lingua svedese.

Fine dei giochi. Ci ricomponemmo immediatamente, Ulrika e Kaj si appartarono continuando a discutere.

<<Si però non è furbo…come ti può passare per la mente di venire qui a scherzare con noi quando c’ è la tua fidanzata? Pensavo che Ulrika non scendesse in spiaggia>> questa leggerezza nel comportamento di Kaj, mi lasciava alquanto perplessa ed anche questo suo apparente interessamento nei miei confronti.

Barbara: <<Mettiti nei suoi panni, anch’ io mi sarei arrabbiata. Sinceramente questo Kaj non lo capisco e forse Anna non capisco neanche te…>>

Robert interruppe i nostri discorsi e ci richiamò all’ ordine; proseguimmo il cammino. Io Barbara, Cristina e Larse, eravamo gli ultimi della fila, e davanti a noi il resto del gruppo, con Robert capo fila.

Anche se Cristina faceva un po’ la sostenuta, Larse le stava sempre accanto.

Nonostante io e kaj avessimo chiarito, vedere davanti a me i due piccioncini che ogni tanto si davano la mano, mi faceva aggrovigliare lo stomaco. Dovevo fare qualcosa, altrimenti a fine trekking avrei dovuto ingurgitare una scatola intera di Malox.

Rivolgendomi a Barbara, dissi seria:<<Sai cosa ti dico? Spostiamoci davanti insieme alla guida, così mi evito questo fastidioso teatrino.>>

Fu allora che, mentre stavamo percorrendo un sentiero tortuoso prospicente un dirupo affacciato sul mare, chiamai Robert e con la scusa di chiedere informazioni tecniche per il gruppo che avrei mandato a settembre, bloccai la fila, sorpassando tutti.

Proprio quando stavo passavo davanti ad Ulrika, lei mi fece uno sgambetto e mi diede una sorta di spallata voltandosi repentinamente verso di me.

Caddi nel dirupo, svenni e persi i sensi.

Barbara incominciò ad urlare e Cristina, rimase pietrificata. Quasi tutti si accorsero di cosa avesse fatto la vichinga.

Inutile dire, gli insulti che si prese Ulrika in italiano dalle mie amiche. Forse era un bene che non capisse la nostra lingua.

Panico totale, Kaj e gli altri parlavano animatamente con Ulrika. Vennero subito in mio soccorso con Larse e gli altri amici. La guida chiamò immediatamente l’ elicottero di soccorso. Mi recuperarono con molta difficoltà, con corde da arrampicata. Non mi riprendevo ero sempre incosciente.

Ulrika cercava inutilmente di scusarsi dicendo che non l’aveva fatto volutamente e piangeva….lacrime di coccodrillo.

L’ elicottero tardava ad arrivare e Barbara e Cristina disperate pensavano potessi morire.

A Cristina venne un’ idea: <<Chiamiamo Laura, lei è in elicottero…magari viene con Adrien in soccorso.

Infatti dopo la telefonata con Laura, la quale sentì Cristina piangere; in pochissimo tempo, arrivò.

<<Ho già avvisato l’ospedale di Ajaccio>> disse Robert preoccupato

Adrien: <<Presto carichiamola…ma non potete salire tutte ragazze…oltre a me e Laura, resta solo un posto>>

<<Vengo io!>> disse Kaj in tono determinato di chi non ammette obiezioni.

Barbara, Laura e Cristina si guardavano piangendo.

Barbara: <<Va bene! Laura mi raccomando dacci notizie. Vi raggiungiamo in auto all’ Ospedale di Ajaccio.>>

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Foto wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/San_Fiorenzo_(Francia)#/media/File:Saint-Florent_(5739737410).jpg

Fulvia Ottonello

Grande appassionata di viaggi! Vive a Genova, da sempre lavora nel settore turistico, dove ha maturato diverse esperienze; dalla Hostess su navi da Crociera in America e Isole dei Caraibi a assistente turistica in Spagna a impiegata in agenzia di viaggio con mansione di vendita e programmazione. Oggi è responsabile di prodotto e contract manager per un Tour Operator genovese sulla destinazione Corsica, isola che conosce e ama da più di 15 anni e che considera la sua seconda casa.

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A proposito di Fulvia Ottonello

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