Co-ufficialità còrso-francese e ruolo dell’italiano: una proposta di dibattito

Questo mio breve intervento si prefigge di favorire, in Corsica, un dibattito sul ruolo che la lingua italiana ha assunto nel corso della storia millenaria dell’isola. L’occasione mi è stata offerta dalla vittoria dei nazionalisti alle recenti elezioni territoriali, determinatasi soprattutto per effetto della difesa dei valori identitari della cultura còrsa, che si è tradotta, in primis, nella richiesta di uno statuto di co-ufficialità, che consenta, in avvenire, alla lingua còrsa di ottenere, a ragion veduta, pari dignità rispetto al francese, senza dimenticare il discorso pronunciato in còrso il 13 gennaio 2016 dal Presidente Jean-Guy Talamoni davanti all’Assemblea di Corsica, a séguito dello storico insediamento, avvenuto il 17 dicembre 2015, dell’Esecutivo autonomista-indipendentista “Pè a Corsica”, presieduto da Gilles Simeoni, e nuovamente vittorioso nel 2017.

In un articolo apparso nel 1997 sulla rivista “Ghjurnale di a Messagera” il linguista Dominique-Antoine Geronimi rifiutava la proposta del collega Pascal Marchetti di riportare la corsofonia nell’ambito dell’area linguistica e culturale italiana, sostenendo che la lingua còrsa non aveva bisogno della béquille (stampella) italiana. Altri parlano dell’italiano come di un puntellu, per rimarcare il sostegno che potrebbe assicurare al còrso sotto molteplici aspetti. Questi termini però rischiano di far percepire ancora di più la lingua italiana come esterna (ed estranea) all’isola, mentre essa è parte integrante della sua cultura, del suo sviluppo linguistico, della toponomastica, della genealogia delle famiglie e delle casate.

La mia opinione in merito è che, i Còrsi dovrebbero conservare memoria dell’utilizzo plurisecolare della lingua italiana in Corsica.
Si tenga presente, in proposito, un testo simbolico del ruolo storico dell’italiano, ossia la “Giustificazione della Rivoluzione di Corsica”, libro pubblicato a Napoli nel 1758 ed interamente scritto in lingua tosco-italiana da un ecclesiastico, Don Gregorio Salvini, che enuncia le ragioni fondamentali che indussero i Còrsi ad ingaggiare la lotta di liberazione dell’isola contro l’oppressione genovese, denunciando 160 casi di abusi amministrativi e giudiziari perpetrati dall’amministrazione in danno della comunità di Corsica. L’opera di Salvini, il cui incipit è: “Giustificazione della Rivoluzione di Corsica, e della ferma risoluzione presa da’ Corsi, di non sottomettersi mai più al dominio di Genova”, ebbe larga diffusione all’epoca e ce l’ha tuttora, come testimonia la ripubblicazione a grande richiesta di questo fondamentale scritto settecentesco per la storia dell’isola ad opera dell’Editrice Albiana.

In italiano furono scritte le Costituzioni del Regno di Corsica, della Repubblica Corsa e del Regno Anglo-Corso.
L’italiano era la lingua d’insegnamento di tutte le materie dell’Università di Corsica fondata da Pasquale Paoli e poi chiusa nel 1769 dai francesi e riaperta nel 1981, ma con le lezioni tenute in lingua francese.

Il Testamento di Paoli (cfr. Emmanuelli R., Le vrai testament de Pascal Paoli, Bastia, Federation d’association et groupement pour les études corses), che dovrebbe rappresentare un testo di riferimento fondamentale ai fini di una riflessione approfondita sui destini linguistici attuali dell’isola, fu scritto interamente in italiano, una lingua che costituisce, dunque, un tassello essenziale del repertorio linguistico storico di Corsica.
Sarebbe, pertanto, auspicabile tener conto della realtà storica, custodirla e costruire su di essa il recupero di una tradizione di proficua convivenza dei tre idiomi storici di Corsica: il Còrso, il Francese, l’Italiano. Questo è l’invito che rivolgo a tutti i Còrsi, ciascuno dei quali sarà naturalmente libero di accoglierlo o meno.

Lancio, inoltre, un’idea che potrebbe rivelarsi utile a promuovere, tra gli insulari, una proficua discussione sull’opportunità di far almeno conoscere ed acquisire elementi della morfologia, della sintassi e del lessico dell’Italiano (anche in riferimento alle caratteristiche dei dialetti d’Italia più somiglianti al Còrso, di cui ho già parlato in precedenti articoli) durante le lezioni di lingua còrsa, al fine di porli a confronto con le strutture linguistiche del Còrso, con l’obiettivo di consentire agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado di Corsica di compiere uno studio diacronico, nonché sincronico, del loro idioma materno, allo scopo di percepirne e comprenderne l’evoluzione.

 

Giuseppe Vitolo

Linguista, ricercatore, esperto in dialettologia, ha scritto per Corsica Oggi diversi articoli sul ruolo della lingua italiana quale lingua della memoria in Corsica, ed esplorato ipotesi su possibili modi di favorire un suo ritorno nell'isola accanto al francese e alla lingua corsa.

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A proposito di Giuseppe Vitolo

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2 Comments on “Co-ufficialità còrso-francese e ruolo dell’italiano: una proposta di dibattito”

  1. Sono sorpreso dell’assurda opposizione che qualcuno esprime nei confronti della lingua italiana , la lingua parlata nei secoli da tutti gli acculturati scritta in tutti i documenti ufficiali fino a quando Napoleone terzo no la proibi insieme al Vernacolo corso come il Viale e il Tomaseo definirono il parlare popolare. Anche l’inno nazionale della Corsica nacque scritto in Italiano .Non si trascuri inoltre che se i Corsi non vogliono annegare nella cultura francese base dell’insegnamento in tutte le scuole dell’Isola hanno a loro disposizione perche la cultura italiana che loro appartiene.

    1. A me non stupisce questa ostilità i francesi hanno inculcato odio per tutto ciò che non è francese . Molto semplice comprendere le ragioni di questa ostilità . Il primo progresso per i corsi sarà abbondinate questa mentalità sciovinista

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