Chapecoense, due anni dopo la tragedia

Grande Torino, Manchester United e Chapecoense. Tre squadre diverse, tre generazioni distanti tra loro, tutte accomunate da un tragico evento. Giovani ragazzi che muoiono mentre seguono un sogno che è diventato realtà. Vite di ragazzi nel fiore della loro vita stroncate improvvisamente. Quando accadono queste tragedie non esiste bandiera, nel mondo del calcio, che divida tutti i tifosi. Sono eventi che ci spiazzano, ci lasciano increduli, ci rattristano, molti piangono per loro. E tutto conduce a una domanda: come è possibile tutto questo, perché?

Sono passati due anni da quel tragico giorno, il 28 novembre del 2016. La squadra brasiliana di calcio della Chapecoense era in viaggio verso Medellin, Colombia, per sfidare l’Atletico Nacional de Medellin nella gara di andata della Copa Sudamericana, l’equivalente della nostra Uefa Europa League. L’aereo, un Avro RJ85 con marche CP-2933, era partito alle 18:18 (UTC-4) con circa un’ora di ritardo dall’Aeroporto internazionale di Viru Viru. Secondo il piano di volo avrebbero dovuto fare uno scalo all’Aeroporto di Cobija per poter fare rifornimento di carburante, ma il comandante decise di proseguire direttamente fino a Medellin, poiché l’Aeroporto di Rionegro sarebbe stato trovato chiuso da lì a poche ore. Verso le 22:00 locali, il velivolo cominciò la discesa, durante la quale piloti chiesero al controllo del traffico aereo di poter effettuare un circuito di attesa per risolvere dei problemi all’impianto elettrico. Dopo un paio di giri, l’aereo perse progressivamente quota e scomparì dai radar. E poi l’ora fatale. Alle 22:34 circa era precipitato sul fianco della montagna a Cerro Gordo, a circa 50 km da Medellín. Delle 77 persone a bordo tra passeggeri e d equipaggio solo 6 sono sopravvissute allo schianto.

 

In un attimo un’intera squadra è stata decimata. Un sogno infranto. In tanti a piangere la caduta dei propri eroi, ragazzi che giocavano per puro piacere senza guardare al portafoglio, a differenza dei loro colleghi pagati fior di milioni nelle big europee. Un club piccolo e giovane, fondato nel 1973, che stava diventando grande. Dal 2009 in poi erano saliti dalla Serie D brasiliana fino ad arrivare nel Campeonato Brasilerao Serie A. Una squadra che si affida al collettivo, a calciatori che vogliono veramente giocare allo sport più praticato in Europa e Sud America. Un colpo duro per i familiari delle vittime e per il club brasiliano. Di certo la parte più triste riguarda Tiago da Rocha Vieira Alves, noto semplicemente come Tiaguinho: una settimana prima della tragedia, la sua sposa gli aveva detto che da lì a nove mesi sarebbe diventato padre. Una gioia che purtroppo è durata poco.

https://www.youtube.com/watch?v=bYZhYXaY_BY

La notizia è subito rimbalzata nei TG di tutto il mondo. È stato inevitabile pensare subito al Grande Torino, la leggendaria squadra italiana di Valentino Mazzola campione per ben cinque volte di fila nella Serie A italiana, scomparsa nel 1949 nello stesso (quasi) identico modo. Anche il Manchester United ha pianto i Busby Babes, giovani ragazzi allenati da Jimmy Murphy, morti nell’incidente di Monaco di Baviera del 1958. E non ci sono solo loro, purtroppo. Hanno seguito lo stesso tragico destino i Green Cross, C.D. The Strongest, Alianza Lima, Colorful 11 e la Nazionale di Calcio dello Zambia. Il Presidente del Brasile Michel Temer  proclamò tre giorni di lutto, la Confederación sudamericana de Fútbol  sospese tutte le attività sportive, rinviando la finale della Coppa Sudamericana a data da destinarsi, mentre l’ultimo turno del campionato nazionale e la finale della Copa do Brasil furono rinviati. Tutto il mondo del calcio, diviso tra rivalità e tifo, questa volta era unito più che mai di fronte a quella che è stata definita la Superga sudamericana, messaggi di cordoglio sono arrivati da tutte le squadre di calcio, prima fra tutte da l’Atletico Nacional, la squadra colombiana che da rivale è diventato il club amico dei brasiliani di Chapecò, consegnando a loro la Copa Sudamericana. Il Torino, tramite il proprio profilo ufficiale di Twitter, ha mandato il messaggio di cordoglio più commuovente di tutti, visto che i tifosi Granata più anziani sanno cosa si prova.

 

E anche dal Manchester United

 

 

Il Barcellona e la Roma si sono subito attivate, assieme a l’Atletico Nacional e al Torino, per dare una mano al club brasiliano a risollevarsi. I Blaugrana, dopo aver raccolto i soldi provenienti dalla sfida de El Clasico contro il Real Madrid, hanno invitato la Chapecoense a giocare la partita valida per il Trofeo Guimper, il cui ricavato è andato alla Chape, mentre il 2 settembre i brasiliani hanno sfidato i Giallorossi allo stadio Olimpico. In entrambe le partite hanno perso, ma questo poco conta (anzi per nulla!) visto che in queste due partite è andata in scena la solidarietà tra popoli e squadre. L’Atletico Nacional, dopo aver suggerito alla CONMEBOL di consegnare loro la coppa ad honorem, è andato a giocarsi la Coppa del Mondo per Club FIFA in nome dei brasiliani e per onorare la loro memoria, piazzandosi poi terza. E i Granata non sono stati da meno: nella sfida del 2 dicembre 2017 contro l’Atalanta sono scesi in campo con una maglia verde omaggiante al club e ad agosto di quest’anno sono finalmente riusciti ad organizzare l’amichevole tanto voluta dai loro tifosi, fino ad allora difficile da fare a causa dei rispettivi impegni delle due squadre. Ed è nato un gemellaggio tra la tifoseria della Chapecoense e quella del Torino FC per la comune tragica sorte che coinvolse anche la squadra italiana, il presidente della Chape ha inoltre visitato la collina di Superga per rendere omaggio a gli Invincibili capitanati da Mazzola, siglando così una delle più belle amicizie tra club di calcio.

 

 

“Oggi (2 agosto, ndr) ho provato un sentimento di richiamo al passato molto triste, ma sicuramente fa parte della storia. È un momento che rimane scolpito nella nostra memoria, come la tradizione di un popolo che rispetta i propri guerrieri. Come quelli che morirono nel disastro aereo del 1949, era una squadra composta da tanti giocatori della nazionale, che aveva vinto il campionato cinque volte. Il destino ha voluto che quella storia si ripetesse anche con noi. Spero che questa tradizione rimanga viva con rispetto. Un rispetto fondamentale, in tutta la nostra vita.” Parole toccanti, dette proprio dal presidente della Chapecoense, che devono aiutarci a riflettere a essere più uniti che mai e mettere da parte, se possibile, le nostre stupide rivalità e riconoscere che siamo tutti fratelli in questo mondo. Cosa ci divide? La fede? Il colore della pelle? I nostri orientamenti politici? Il tifo per una squadra? Queste sono solo “piccolezze”, ci sono cose che vanno al di là dei colori, dell’astio ideologico e politico.

Ora, a distanza di due anni dalla tragedia, la Chape si è ripresa, molti club brasiliani hanno mandato in prestito alcuni dei loro giocatori da affiancare ai sopravvissuti che hanno continuato a giocare, i quali devono sopportare il peso dell’assenza dei loro compagni. Jackson Follmann, il portiere sopravvissuto a cui hanno dovuto (purtroppo) amputare la gamba, ha continuato ad allenarsi e si sta preparando per le Paralimpiadi del 2020 e prima che ogni partita della Chape cominci è lui a battere il calcio di inizio. Alan Ruschel e Neto, due dei tre giocatori sopravvissuti al disastro aereo, continuano a giocare, dopo il ritiro di Follmann. Vágner Mancini ha preso le redini della squadra come nuovo allenatore, sostituendo Luis Carlos Saroli deceduto nel disastro aereo. La Federazione di Calcio Brasiliana ha inoltre stabilito che il club per tre stagioni di seguito non potrà retrocedere, tempo sufficiente perché la squadra torni ai livelli prima del volo LaMia 2933.

Chissà, forse ora i ragazzi della Chape staranno lassù a sfidare il Grande Torino di Capitan Mazzola e i Busby Babes, oltre a tutte le altre squadre che hanno seguito lo stesso tragico destino. Ci piace pensare così, immaginarci uno stadio pieno di angeli, con le vittime di Heysel e di Hillsborough in tribuna d’onore assieme a Gaetano Scirea e Gigi Meroni, George Best e Giacomo Bulgarelli a dirigere la telecronaca, Crujiff che arbitra, Di Bartolomei e Mondonico ad allenare lo Zambia, Astori, Morosini e Marc-Vivien Foé a disposizione della Chape. E infine Vichai Srivaddhanaprabha, il presidente del Leicester City, tragicamente scomparso il 27 ottobre di quest’anno.

Concludiamo ora riportando i nomi delle vittime del disastro aereo di Medellin, proprio come quelli sulla Lapide di Superga

 

·         Adriano Bitencourt

·         Ailton Cesar Junior Alves da Silva (detto Canela)

·         Ananias Eloi Castro Monteiro

·         Anderson Martins

·         Anderson Paixão

·         Arthur Maia

·         Bruno Rangel

·         Cléber Santana

·         Cleberson Fernando da Silva

·         Daví Barela Dávi

·         Decio Filho

·         Delfim Pádua Peixoto Filho

·         Dener Assunção Braz

·         Edir De Marco

·         Eduardo de Castro Filho

·         Eduardo Preuss

·         Emersson Domenico

·         Everton Kempes dos Santos Gonçalves, (noto solo come Kempes )

·         Filipe Machado

·         Gelson Merísio

·         Gilberto Thomaz

·         Guilherme Gimenez de Souza

·         Jandir Bordignon

·         José Gildeixon de Paiva (detto Gil)

·         Josimar Rosado da Silva Tavares

·         Lucas Gomes da Silva

·         Luiz Carlos Saroli (detto Caio Júnior)

·         Luiz Cunha

·         Luiz Grohs (detto Pipe Grohs)

·         Marcelo Augusto Mathias da Silva

·         Marcio Koury

·         Marcos Danilo Padilha

·         Mateus Lucena dos Santos (detto Caramelo)

·         Matheus Biteco

·         Mauro Bello

·         Mauro Stumpf

·         Nilson Jr.

·         Rafael Gobbato

·         Ricardo Porto

·         Sandro Pallaoro

·         Sérgio de Jesus

·         Sérgio Manoel Barbosa Santos

·         Tiago da Rocha Vieira Alves (detto Tiaguinho)

·         Willian Thiego de Jesus

 

E con una frase che sicuramente in molti ricorderanno

“Forse era troppo meravigliosa questa squadra perché invecchiasse; forse il destino voleva arrestarla nel culmine della sua bellezza.”

Carlo Bergoglio

 

 

 

#ForzaChape #TodosJuntos

 

Marco Bucci

Romano classe 1986, Judoka specializzato in contro-tecniche e tecniche con l'uso prevalente della gamba (Ashi-waza). Sono un appassionato di Geografia, Geopolitica, lingue stranire, Storia, cucina, Judo, Rugby, Nuoto e di tutti gli altri sport. Mi sono laureto in Geografia con una tesi riguardante Newcastle come limes geo-linguistico, il mio percorso di studi, al di fuori del curriculum ambientale, si concentra anche su Geopolitica, Geografia dell'alimentazione e Geografia delle lingue. Recentemente ho anche ottenuto le qualifiche di rappresentante e Sommelier, quello dei vini è un mondo che mi ha sempre affascinato e recentemente sto mettendo in pratica le mie abilità da Sommelier giorno dopo giorno, cogliendo l'occasione di distribuire il vino nei ristoranti e nelle enoteche di Roma, sperando in futuro di portare i prodotti del Made in Italy al di fuori dei nostri confini nazionali, puntando in mercati dove il prodotto italiano va molto di moda come ad esempio Regno Unito o la Russia, il mondo arabo per quanto riguarda l'acqua. Proprio per questo ho deciso di imparare due lingue del futuro, Arabo e Russo, fondamentali se un domani dovrò comunicare con potenziali clienti di nazioni in forte crescita. Nel tempo libero mi piace leggere, dipingere, cucinare, fare Judo e Nuoto, scattare le foto, studiare le lingue.

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