Caratteri generali dell’emigrazione sarda in Corsica tra XIX e XX secolo

di Martino Contu

La vicinanza tra Sardegna e Corsica facilitò e favorì, già dall’Ottocento, i rapporti tra le due isole e, quindi, anche lo scambio di persone tra queste due realtà geografiche. Tuttavia, per quanto concerne l’emigrazione sarda nell’isula di Corsica, non esistendo, almeno da parte italiana, studi specifici, non possiamo avere un quadro preciso su questo fenomeno per il periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi lustri del Novecento.

Prima dell’Unità d’Italia, «l’emigrazione non era nota [in Sardegna], – scrive Giovanni Maria Lei-Spano – se non forse come forma sporadica di una latitanza in Corsica o altrove, per parte di qualche ricercato o condannato dalla Giustizia, onde sottrarsi alle investigazioni od alla pena». Sino alla fine dell’Ottocento «l’emigrazione sarda – sostiene Nereide Rudas – fu estremamente contenuta: piccole frange di emigrati, per lo più costituite da operai, artigiani e da qualche bracciante, si dirigevano preferenzialmente verso la Francia e verso gli altri paesi dell’Africa mediterranea». Ci fu una rapida impennata del fenomeno migratorio isolano alla fine dell’Ottocento, nel biennio 1896-1897, con un flusso di oltre 5.000 sardi diretto in Brasile e composto, in gran parte, da agricoltori con le loro rispettive famiglie. Seguì un calo del fenomeno, che riprese a crescere dal 1901, raggiungendo i massimi valori nel 1907, con 11.659 espatri, nel 1910, con 10.663 emigrati e nel 1913, alla vigilia del primo conflitto mondiale, con un flusso in uscita pari a 12.274 unità. L’emigrazione sarda, che si affacciò in ritardo rispetto ad altre regioni d’Italia, ebbe una forte componente europea – soprattutto in direzione della Francia, compresa la Corsica – e mediterranea, che superava quella transoceanica. Infatti, tra il 1876 e il 1903, gli espatri sardi verso l’Europa e i paesi del bacino del Mediterraneo, soprattutto Tunisia e Algeria, raggiunsero il 64,1% del totale, di cui il 33,1% verso la Francia e la Corsica, mentre gli espatri transoceanici si attestarono al 35,9%, di cui il 17% verso l’Argentina e l’11,4% verso gli Stati Uniti d’America.

Spesso la Corsica rappresentava una tappa intermedia per i sardi che emigravano in Francia; in altri casi, l’isula di Corsica diventava la meta finale del viaggio. Certamente, i contatti più stretti si ebbero tra la Corsica del sud e il nord Sardegna: la Gallura e, più in generale, la provincia di Sassari e il territorio dell’Ogliastra, essenzialmente per una questione di maggiore vicinanza geografica rispetto alle aree del Campidano e della provincia di Cagliari, i cui emigranti privilegiarono, invece, quali mete di destinazione, i paesi del bacino del Mediterraneo. Esemplare, da questo punto di vista, il caso del comune di Sardara dove, nel periodo 1901-1907, su un totale di 306 richieste di nulla osta per espatrio, 171 vennero presentate per la Tunisia e 124 per l’Algeria, più una per Tunisia e Algeria, pari al 96,7% del totale degli espatri, e nessuna richiesta per la Francia e la Corsica.

Da una recente indagine compiuta negli archivi comunali di Collinas, un piccolo centro confinante con quello di Sardara, è emerso che nel 1912, su 35 emigrati all’estero, di cui 31 maschi e 4 femmine, 14 espatriarono in Algeria (comprese 3 femmine) e 12 in Tunisia (compresa 1 femmina) per un totale di 26 emigrati, pari al 74,3%. I restanti emigrarono nei seguenti paesi: 2 in Francia, di cui uno in Savoia e uno a Marsiglia (5,7%), due in Argentina, a Buenos Aires (5,7%), e 5 in Corsica (14,3%). In un altro paese ancora, Ulassai, sito nella provincia dell’Ogliastra, nella parte centro orientale della Sardegna, al confine con quelle di Nuoro e della Gallura, si evidenzia una situazione migratoria differente rispetto ai due citati centri del sud Sardegna, con un cospicuo flusso in uscita diretto prevalentemente in Francia e Corsica e in Argentina. Infatti, dall’analisi del Registro passaporti estero, che abbraccia un arco temporale di 41 anni, dal 1915 al 1956, emerge che le richieste d’espatrio nell’arco di questo lungo periodo sono 399, di cui 301 presentate da uomini e 98 da donne. Tale cifra corrisponde al 18% della popolazione di Ulassai al censimento del 1921, pari a 2.220 abitanti. Le richieste riguardano soprattutto la Francia, compresa la Corsica, con il 58% delle preferenze, seguita dall’Argentina con il 33% e dalla Tunisia con il 4,3. Ad emigrare sono soprattutto agricoltori, contadini e braccianti con il 39,5%, seguiti dalle casalinghe e massaie con il 17,3%, dagli operai generici, con il 12,3% e dai minatori con il 7,5%. Se, però, restringiamo il nostro campo di indagine al primo dopoguerra, limitatamente al lustro 1920-1924, notiamo che le richieste d’espatrio furono 63 presentate da 58 maschi e da 5 femmine. Tali richiedenti rappresentavano il 2,84% della popolazione registrata al censimento del 1921. Emerge che l’emigrazione coinvolge prevalentemente giovani maschi. L’età media di coloro che richiedono il passaporto per l’estero è di 31,25 anni. Ad emigrare sono soprattutto contadini e braccianti (51,72%), con i minatori e gli operai (27,6%) che rappresentano quasi l’80% degli espatri. Sono quasi tutti nativi di Ulassai (90%), mentre il restante 10% proviene da altri comuni dell’Ogliastra e del Nuorese: Loceri, Orgosolo, Sorgono. Le destinazioni sono l’Argentina per 53,4%, la Francia e al Corsica per il 34,5%, la Tunisia per 12,1%.

Anche se i dati riportati, relativi ai comuni di Sardara, Collinas e Ulassai, assumono una valenza locale, confermano, però, la tendenza più generale di un’emigrazione che dal sud Sardegna si diresse prevalentemente verso la Tunisia e l’Algeria e, in minor misura, verso la Francia e l’Argentina nei primi lustri del Novecento e nell’immediato primo dopoguerra. Al contrario, nel nord Sardegna, relativamente allo stesso periodo preso in considerazione, si registra un maggiore flusso in uscita verso l’Argentina e verso la Francia e la Corsica, come nel citato caso di Ulassai.

Al di là di queste considerazioni e delle differenze nella composizione dei flussi migratori in uscita tra nord e sud Sardegna, la Francia, che comprendeva anche la Corsica, fu il paese che, dal 1901 al 1930, accolse il maggior numero di lavoratori sardi espatriati. Con particolare riferimento all’isula de Corsica, si sottolinea che, tra gli anni Venti e i primi anni Trenta, ci fu un incremento dell’emigrazione sarda che si inserisce nel quadro del più ampio fenomeno migratorio italiano. Un flusso che, a seguito delle politiche restrittive del regime di Mussolini, avrebbe assunto le caratteristiche di un’emigrazione clandestina e antifascista.

Fonti

Comune di Ulassai, Ufficio Anagrafe, Registro passaporti estero, anni 1915-1956.

Martino Contu, Studi, ricerche e contributi storiografici sulla Sardegna contemporanea, Aipsa, Cagliari 2012.

Giovanni Maria Lei-Spano, La Questione sarda, con dati originali, Fratelli Bocca, Torino 1922.

Nereide Rudas, L’emigrazione sarda, Centro Studi Emigrazione, Roma 1974.

Copertina: wikimedia