Capitale europea della cultura: Bastia bocciata

Non è riuscita a Bastia ad essere capitale europea della cultura. Diversi mesi fa, da quando il suo comune aveva deciso di candidarsi per portare Bastia al titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2028, abbiamo iniziato a credere in un miracolo: quello di vedere Bastia, per un certo periodo, riconquistare il suo rango di capitale che aveva perso più di 200 anni fa ad Ajaccio per decisione di Napoleone. La storia non poteva ricordare che l’imperatore dei francesi fosse nato in una sottoprefettura di seconda classe. Quindi era necessario elevare Ajaccio al rango di capitale della Corsica e farne una prefettura.

Così abbiamo iniziato a credere che il 2028 potesse restituire ai Bastiesi ciò che il potere imperiale aveva rubato loro. Un titolo di  capitale che oltrepassava i confini della Corsica per abbracciare tutta l’Europa. Non una capitale amministrativa senza fiato, senza colori, con le sue code mattutine di funzionari laboriosi che si rinchiudonno in oscuri uffici, ma una capitale illuminata dai colori della cultura, punto di riferimento dello spirito creativo e dell’intelligenza europea. Bastia aveva questi beni, sà cosa significa cultura, lei che è stata per lungo tempo la capitale culturale della Corsica. Il portatore dell'”Accademia dei vagabondi”, il faro dell’arte lirica isolana con un teatro che è il palcoscenico più grande dell’isola, la combinazione dell’italianità dell’isola con la sua corsitudine e francesità, la vetrina del barocco e poi l’allegria e l’umorismo della sua gente, un popolo di proletari che ha scritto belle pagine a beneficio del movimento operaio isolano.

Sainte-Marie Cathedral in Bastia, Corsica

Ma Bastia ha anche alcuni grandi deficit. Un ambiente economico e strutture ricettive deboli, possibilità di accoglienza piuttosto precarie, una città che sta gradualmente languendo a causa di un’organizzazione istituzionale che dà il primo ad Ajaccio. Bastia si vuota dei suoi negozi, delle sue amministrazioni, e del suo rango di capitale economica e culturale rimane solo un ricordo. Nel corso dei decenni la sua rivale Ajaccio ha spazzato a suo vantaggio e Bastia è scivolata lentamente verso uno status di sottoprefettura. L’equilibrio territoriale difeso e richiesto da alcuni  eletti è solo un’illusione. La colletività unica ha smembrato Bastia e non c’è molto che possiamo fare al riguardo.

La candidatura per il 2028 è stata quindi l’occasione per respirare nuova linfa, per far capire a chi governa, nazionale o locale, che le possibilità di Bastia non sono morte, che la sua posizione geografica è un vantaggio sicuro. La città ha l’Europa di fronte, e conclude a nord il corso di una ricca costa orientale. Ma il suo porto non è più a sua misura e uno nuovo viene rapidamente imposto. Chi ha costruito la candidatura di Bastia aveva sviluppato progetti interessanti che, dicono, non saranno abbandonati. Bastia può consolarsi che città di maggiore importanza sono state, con essa, eliminate come Nizza, Reims o Amiens il luogo di nascita del presidente della repubblica. Il nostro patrimonio materiale e immateriale avrà sicuramente pesato, ma Bastia non ci è riuscita. Ora per i responsabili l’obiettivo dovrebbe essere quello di dare a Bastia, in Corsica, il posto che merita affinché non finisca come il  terzo marzo 2023.

Petru Luigi Alessandri

Petru Luigi Alessandri

Giornalista radiofonico di RCFM, si occupa tra l'altro anche della trasmissione Mediterradio, che mette in contatto gli ascoltatori di Corsica, Sardegna, Sicilia, e occasionalmente Malta e altre terre mediterranee. Per Corsica Oggi scrive in lingua corsa o, in traduzione, in italiano.

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