Jean-Paul Brighelli: I Corsi hanno sentimenti identitari ma si sentono totalmente francesi

Il giornalista di Le Figaro Edouard de Mareschal ha intervistato lo scrittore marsigliese di origine còrsa Jean-Paul Brighelli, ex rettore dell’Università di Corsica nel 1982 che nel 2004 ha anche scritto il libro La Corse – Ile de Beauté, Terre de Liberté , chiedendo i suoi pareri sulla storia, sulla lingua e l’autonomia dell’isola in seguito alla prima visita nell’isola da primo ministro di Manuel Valls.

Vi proponiamo la traduzione dell’intervista completa di Le Figaro.

L’integrazione della Corsica alla Francia è abbastanza recente…

In effetti, la Corsica fu annessa alla Francia nel 1768, dopo la firma del trattato di Versailles tra la Repubblica di Genova e Luigi XV. Il testo prevedeva che la Francia dovesse gestire e pacificare la Corsica, a spese dei genovesi. L’accordo è simile a tutti gli effetti ad un passo indietro, nella misura in cui Genova aveva già di fatto perso il controllo dell’isola, ed è così in grado di pagare i propri debiti. Dal 1755, il Generale Pasquale Paoli ha infatti proclamato la Repubblica Corsa e ha adottato la prima Costituzione. Prima di allora, l’isola era stata invasa molte volte. Prima della dominazione genovese, è stato a lungo sotto l’influenza di Toscana e prima ancora di Cartagine. In realtà, l’identità dell ‘isola si intreccia con la storia del Mediterraneo, e questo si riflette nel miscuglio etnico della sua gente, o la sua lingua, che è derivata dal toscano antico.

Infine, la Corsica era “indipendente” da una quindicina d’anni, dalla proclamazione della Repubblica Corsa. Tuttavia questo ha fondato gran parte dell’identità corsa di oggi. Come spiegarlo?

Quei pochi anni sono stati sufficienti per installare un mito, anche se Paoli era un uomo dei Lumi che prima di guardare verso la Corsica guardò verso l’Italia o la Francia. L’inno còrso, Dio vi Salvi Regina, è un canto religioso napoletano, è Rousseau che è stato contattato per scrivere la Costituzione dell’isola, i soldati corsi nella battaglia di Ponte Nuovo hanno cercato di comportarsi come un’armata regolare francese e hanno perso per poco. Un mito, dunque, due decenni circondati da secoli di occupazione. Questo è tutto quello che conta.

Possiamo dire che la Francia si è comportata come una potenza coloniale in Corsica, come denunciano alcuni nazionalisti come Jean-Guy Talamoni?

Parlate con gli storici che hanno studiato le atrocità (in realtà, veri massacri) commessi dal generale Morand, mandato da Napoleone per “pacificare” l’isola negli anni 1805-1808! E non è stato meno sprezzante, in ogni caso, il modo in cui Napoleone III e la Terza Repubblica hanno comprato i voti isolani e imponendo politici – origine dei clan che hanno a lungo controllato l’isola – che erano marionette nelle loro mani. Sì, questo era un atteggiamento di stampo coloniale!

Appena eletto lo scorso gennaio, il presidente dell’Assemblea della Corsica aveva dichiarato che la Francia era un “paese amico”. I Corsi si sentono francesi?

Hanno un rapporto di amore e odio con la Francia. Ma in realtà, si sentono completamente francesi, e perfettamente còrsi. Nonostante le loro rivendicazioni di identità, hanno un vero e proprio senso di appartenenza all’unità francese. Sono consapevoli di far parte di un insieme di lingua e cultura francese.

 La Corsica avrebbe i mezzi per ottenere e mantenere la sua indipendenza come sostenuto dai nazionalisti?
Oggi, ne dubito. Farebbe dell’isola un gigantesco porto franco, con una bandiera di comodo, crocevia di tutti i traffici possibili. Per creare il tessuto industriale  oggi mancante l’informatica offre certo delle possibilità. Gli spagnoli, per esempio, sono stati capaci di promuovere a livello globale i loro salumi – e secondo me,  il vero prizuttu vale la pata negra.
Amnistia per “prigionieri politici”, “coufficialità” tra còrso e francese, la creazione di una “collettività unica” tra le affermazioni dei leader nazionalisti, alcuni di voi sembrano legittime, o addirittura fattibili?
I Corsi sono per lo più veramente bilingui – cosa che non può vantare alcun’altra regione francese, ad eccezione dei Paesi Baschi. La lingua corsa è riconosciuta dai programmi ufficiali del Ministero dell’Educazione nazionale. Non vedo come formalizzare la sua esistenza possa rappresentare un pericolo o il declino della sovranità francese. Allo stesso modo, è stato Napoleone ad aver voluto due dipartimenti, che sono continuamente gelosi l’uno dell’altro. Ma corrispondeva in realtà a vecchie divisioni medievali. Una regione sarebbe amministrativamente fattibile, ma emotivamente, non so. Dopo tutto, la Corsica è un paese dove gli ajaccini trattano le persone di Bastia da “bastiacci”, con un valore decisamente dispregiativo. Per quanto riguarda i prigionieri politici, sono stati giudicati da tribunali speciali, da persone anziani, e sì, certamente può esserci una revisione,  cominciando con il rimpatrio nelle carceri dell’isola di tutti i còrsi imprigionati a anni luce di distanza dalle loro famiglie. L’insularità è una possibilità a volte, ma in questo caso significa una doppia pena.
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Fonte: Le Figaro – Traduzione di Andrea Meloni
 

 

 

 

 

 

13 Comments on “Jean-Paul Brighelli: I Corsi hanno sentimenti identitari ma si sentono totalmente francesi”

  1. è un rispettabile punto di vista;non necessariamente la legge !
    Se vogliamo guardare i “fatti” tanto cari al Signor Brighelli ,le recenti elezioni in Corsica danno una lettura differente e smentiscono il prof. che da Marsiglia sembra avere solo certezze.
    I Corsi hanno votato in massa, non la semplice Autonomia (fase superata) ma un futuro autogoverno di una Nazione Corsa; il che, sottolinea una presa di coscienza : La scelta di essere Corsi. Non possono esserci fraintendimenti in questo senso.
    L’espressione “I Corsi hanno sentimenti identitari, ma si sentono totalmente francesi”,è semplicistica,contraddittoria, perchè smentita dal voto, perchè i “fatt”dicono questo.
    Qui qualcuno dimentica che la Corsica è stata attraversata da secoli di lotte,da malessere sociale,dalla cancellazione dell’identità e mi viene difficile pensare che un popolo sia riconoscente per questo e si senta “totalmente” francese per questo.
    C’è poi da riflettere sul fatto che “L’identità culturale” è stata spesso confusa o spacciata,con semplice esotico folklore,giusto per depotenziarne la valenza politica e renderla inoffensiva.
    Forse la Corsica non può essere spiegata con un libro o con un intervista a Le Figaro!!!

    1. Non è proprio così… Non so di dove sia tu, ma la Corsica non è la Sardegna, dove gli attori politici regionalisti considerano superata la fase autonomistica (di per se fallita) ambendo all’indipendenza tout court. In Corsica, dove l’autonomia non è mai stata formalmente accordata (essendo però de facto di gran lunga più autonoma della Sardegna), si suole distinguere tra autonomisti e indipendentisti unificati sotto la parola-ombrello di “nazionalismo”, moderato o radicale (parola ricusata in Sardegna per via dell’antica esperienza del sardofascismo in contrapposizione al sardismo di sinistra); espressione di queste due tendenze sono rispettivamente l’autonomista Gilles Simeoni, il candidato di gran lunga più votato, e l’indipendentista Talamoni. Avendo riportato Talamoni un modesto 7% al primo turno delle territoriali, ed emergendo da varie ricerche che la maggioranza dei còrsi rigetta l’indipendenza, è presumibile ipotizzare che il nazionalismo còrso sia in realtà egemonizzato dagli autonomisti, più che dagli indipendentisti. Non a caso, la lista finale “Pè a Corsica” presentatasi al 2° turno era guidata (soprattutto mediaticamente) da Simeoni.

      1. Si è Vero tutto quello che dici!
        Avrebbero dovuto precisarlo anche nell’intervista.
        Il mio ragionamento parte,proprio dall’errore che fa la stampa francese che non distingue tra Autonomia e Nazionalismo.
        Gilles Simeoni (Femu A Corsica) è figlio di Edmond Simeoni Nazionalista della prima ora,considerato uno dei padri del nazionalismo corso (non parlo di autonomismo) , dubito che il figlio non possieda quelle idee,forse il vero autonomista è l’altro lider di “Femu A Corsica”,Jean-Christophe Angelini…..potrebbe anche essere che il partito Autonomista di appartenenza,dei due possieda, due anime ecco che quel 7% di cui parli sia più ampio.Ma questo è solo un ragionamento.
        Parlo poi di “futuro autogoverno di una nazione Corsa”,intendendo la fase attuale (Autonomista-Nazionalista) come intermedia di un processo più lungo che (in futuro)politicamente,pacificamente,si concluderà con l’indipendenza. Perchè le vie di mezzo non durano a lungo.Ed è quello il capolinea.

        1. Appunto, ma lo stesso Edmund Simeoni puntava all’autonomia e *non* all’indipendenza, da lui ritenuta economicamente impraticabile. Il 7% è stato raggiunto dal partito *indipendentista* di Talamoni “Corsica Libera”. La percentuale maggioritaria di consenso ai nazionalisti deriva invece dal partito *autonomista* di Gilles Simeoni “Femu a Corsica” (che fra l’altro, a differenza di Corsica Libera, condanna la violenza dell’FNLC). I due hanno al secondo turno unito le forze, è vero, ma è ovvio che le istanze autonomiste e non indipendentiste egemonizzino il dibattito intorno alla questione corsa in Francia. Le ricerche statitische confermano inoltre che la grande maggioranza di còrsi (88%!) non voglia l’indipendenza: un eventuale smarcamento in senso indipendentista, probabilmente, alienerebbe gran parte dell’elettorato còrso “nazionalista moderato”. Lo stesso Talamoni ne è cosciente, e in tal senso si collocano dichiarazioni come quella della Francia “pays ami” e quella della piena appartenenza al mondo francofono.

      2. “gli attori politici regionalisti considerano superata la fase autonomistica (di per se fallita) ambendo all’indipendenza tout court” ???
        E io che credevo di vivere in Sardegna…

        1. Invece è così, e questo non da oggi, ma dal momento in cui fu approvato lo statuto dall’assemblea costituente, che per i freni ideologici posti dalle direzioni dei partiti centrali, dissidi interni e la paura di chiedere troppo per non avere niente, partorì un testo la cui portata di self-governance era non solo inferiore alle aspettative, ma anche al resto delle autonomie in Italia. Gonario Sale, non appena vide il testo uscito (nel 1948!) ebbe modo di dire: “si tenta di varare una forma di autonomia che lungi dal conferire all’isola una seria e organica possibilità di autogoverno ne imbastardisce i principi fondamentali e sul terreno pratico dovrà sperimentare prove e delusioni amare”. In Sardegna, gli attori politici soddisfatti di quel mero simulacro che è l’autonomia sono proprio quelli cooptati dalle sezioni locali dei partiti romani (i quali, dalla sede centrale, nel frattempo operano per svuotarne sempre più i contenuti) e da essi sostanzialmente dipendenti, come Ganau. Per questo, come ho detto, non è possibile parlare in Sardegna di un regionalismo che non metta in discussione l’autonomia, considerandola appunto una fase superata nell’ottica di un processo di devoluzione progressiva verso l’indipendenza (perché, come si dice in Scozia, “independence is process, not an event” ): del resto, rientrando lo statuto sardo all’interno delle leggi costituzionali a tutti gli effetti, è estremamente improbabile la sua riscrittura, come da tempo si è parlato (l’ultimo tentativo, bocciato alla camera, era stato fatto da Cossiga)… Soprattutto ora che, con le riforme attuali, Roma agirà semmai nella direzione opposta di centralizzare funzioni e competenze.

          In Corsica è invece diverso. Lì vi è una reale linea di frattura fra indipendentisti e autonomisti, in quanto gli ultimi (a differenza di quelli sardi) sono membri di partiti autenticamente svincolati dal potere parigino. La Corsica, pur non essendo formalmente autonoma, ha come “collettività territoriale” francese un grado reale di autonomia istituzionale più elevato della (teoricamente autonoma) Sardegna. Probabile che i poteri della Còrsica vengano ulteriormente ampliati nel 2018, con la riforma amministrativa.

          Il risultato? In Còrsica vi è un sentimento favorevole verso l’autonomia (51%) piuttosto che per l’indipendenza (12%).

          1. Sarà che sono più realista del re, ma credere seriamente ad una Sardegna indipendente è come vivere sulla luna (con rispetto per chi la desidera seriamente, più per se stesso che per i popoli che la abitano), mi domando spesso quale sia la molla dell’indipendentismo, chi lo ambisce infatti non lo fa solo per se stesso ma anche per chi, pur essendo Sardo e vivendo nell’isola, non lo ambisce e non lo desidera.
            Ovviamente è irreale pensare ad una Sardegna indipendente, secondo me neanche auspicabile, ma rispetto chi ci crede.

          2. Più volte, nella sua storia, la Sardegna ha conosciuto forme e sistemi politici indipendenti interagendo col continente europeo e quello africano, data la sua posizione strategica nel Mediterraneo occidentale che rendeva le coste dell’isola un approdo per le popolazioni e civiltà sviluppatesi (il cosiddetto “isolamento” è figlio abbastanza recente della subalternità politica). Non è quindi improbabile che tale eventualità, tanto per la Sardegna quanto per le altre isole europee in generale, prima o poi si ripresenti. Sicuramente non nel breve-medio periodo: il quadro interno e internazionale suggeriscono che questi non siano tempi di indipendenze. Nel lungo periodo, invece, chi lo sa? Come spesso si dice, l’Italia stessa è stata per secoli poco più che una “mera espressione geografica” (cit.) rappresentante una penisola ricca di stati gelosi della propria autonomia, e nessuno ne avrebbe sospettato gli sviluppi politici occorrenti dalla seconda metà dell’Ottocento in poi. Non sono inoltre sicuro di aver capito cosa intende inferire quando dice “più per se stesso che per i popoli che la abitano”, ma fa nulla. Si stava parlando della Corsica, dopotutto, per cui valgono simili considerazioni a quelle della Sardegna.

  2. Mi sono perso non tanto sulla lettura dell’articolo quanto sui commenti di raffinata politica.Comunque da poco competente penso che un francese su una importante testata francese cosa mai avrebbe potuto affermare! Salvo a spiegare perchè se i corsi oggi,come afferma il giornalista,si sentono di cultura e lingua francese,nel 1859 il governo centrale con una legge vietò l’uso dell’italiano in Corsica che era italofono al 100100, e quello fu solo l’inizio di divieti e repressioni per far convincere i corsi di essere e pensare francese.Così si costruisce l’identità di un popolo e la sua cultura?

    1. Ernesto, sò corsu à 100% è i mio figlioli anderanu à fà i so studii in Italia…. Sarà a genetica ???

      1. Forse…. comunque mi compiaccio con chi fa scelte non vorrei dire coerenti ma coraggiose si. E’ da lodare chi non rinnega le sue radici storico-culturali.

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