Brexit: l’Irlanda del Nord è arrivata ad un bivio

Oggi si vota per le elezioni generali anticipate nel Regno Unito, un’elezione che di fatto è un mezzo referendum sulla Brexit. La Brexit, come in Scozia, ha riacceso le spinte secessioniste anche in Irlanda del Nord e, per la prima volta, secondo i sondaggi, la maggioranza sembra a favore dell’unificazione con la Repubblica d’Irlanda. Ma il riavvicinamento di Belfast a Dublino ha anche una giustificazione demografica…

Un totale di 1.343 i seggi che si sono aperti alle 7 del mattino e tempo fino alle 22 per votare. North Belfast e Foyle saranno le gare più seguite. Ieri si sono svolti gli ultimi preparativi. Quando i 102 candidati hanno finito di fare domande, il personale elettorale si è preparato fino alla scorsa notte per questo giorno di votazioni ma il momento più importante sarà il dopo, quando inizierà lo spoglio delle schede. Il conteggio avverrà dopo la chiusura dei seggi in quattro centri di conteggio, a Belfast, Magherafelt, Omagh e Bangor, con i primi risultati attesi nelle prime ore di venerdì. Sono già giunti in questi quattro centri i voti via posta (16669 rispetto ai 23687 delle elezioni generali del 2017) e via procura (8820 rispetto ai 11700 del 2107) dove si è riscontrato un netto calo dell’affluenza.

Il Sinn Fein ha vinto sette seggi alle ultime elezioni generali ma in questa tornata elettorale, galvanizzati dai sondaggi, possono essere i veri vincitori. Nel frattempo, i partiti più piccoli si augurano di ritornare ai banchi verdi della Camera dei Comuni.

Il Partito Unionista Democratico spera di tornare con almeno i dieci parlamentari che avevano vinto nel 2017 per mantenere l’influenza che avevano nell’ultimo parlamento. Nell’ultima legislatura sono stati la vera spina nel fianco di due governi: prima Theresa May e poi  Boris Johnson hanno dovuto subire le condizioni dettate degli Unionisti irlandesi, intransigenti nel rifiuto di qualsiasi declinazione di Brexit che allontanasse Belfast da Londra.

“Accordo di Boris Johnson prevede controlli doganali tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno, ma in una nazione indipendente e sovrana come saremo una volta usciti dall’Unione Europea non possono esserci dogane interne” spiega Nigel Dodds, vicecapo del Partito Democratico Unionista.

Nigel Dodds, DUP

Se la Brexit resta ancora una promessa elettorale è anche per via della loro ostinazione, in difesa dell’unità del Regno Unito: “Ci vogliono separare dalla Gran Bretagna, c’è stata una campagna terroristica da parte dell’IRA per molti anni, che non ha avuto un successo – continua Nigel Dodds – ora però ci sono persone che vogliono raggiungere lo stesso obbiettivo”. L’unica strada percorribile è un doppio referendum, insieme e in contemporanea a Belfast ed a Dublino, come previsto dagli accordi del Venerdì Santo stipulati nel 1998.

Esiste una cornice costituzionale entro cui il referendum potrebbe svolgersi – spiega Jess Sargent dell’Institute for Government – soprattutto ora che alcuni sondaggi hanno indicato come il 52% degli irlandesi sia a favore dell’unificazione”.

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Questo è dimostrato anche dall’ultimo censimento che ha confermato il graduale e costante calo demografico dei protestanti (fede religiosa che li lega agli Inglesi), per la prima volta sotto la fatidica soglia del 50%, una tendenza che inevitabilmente ha compromesso l’egemonia unionista nell’Irlanda del Nord.

Come a Belfast, un collegio da sempre in mano agli Unionisti, ma che ha votato contro la Brexit nel 2016, e che oggi potrebbe eleggere John Finucane, candidato per Sinn Féin (partito repubblicano irlandese) figlio di Pat Finucane, avvocato ucciso da paramilitari Lealisti (fedeli alla Gran Bretagna ed alla Corona) durante i Troubles (Il Conflitto nordirlandese, conosciuto in inglese come The Troubles, è il nome con cui si indica la cosiddetta “guerriglia” che si è svolta tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni novanta e i cui effetti si sono allargati anche all’Inghilterra e alla Repubblica d’Irlanda e che ha causato oltre 3000 morti).

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È interessante che anche quelle persone un tempo spaventate dell’idea di una nuova Irlanda, oggi chiedano come sarebbe un’Irlanda Unita e come verrebbe tutelata l’identità degli unionisti”, racconta John Finucane.

John Finucane, Sinn Féin.

Ma l’Irlanda del Nord resta una terra profondamente divisa, attraversata da una tensione sociale pronta ad esplodere in qualsiasi momento: “E’ qualcosa di cui dobbiamo davvero preoccuparci, è ancora uno scenario estremo – spiega Ben Lowry, giornalista del Belfast News Letter – perché il numero di persone sui due fronti, disposte alla violenza è minoritario, ma la rabbia resta enorme”.

Questo soprattutto tra chi crede che le sei contee nordirlandesi sia il prezzo che Londra ha deciso di pagare per avere la Brexit.

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Fonte: The Newsletter Belfast e Rsi News

 

Donato Mulargia

Classe 1998, sardo, studente di Scienze internazionali e diplomatiche presso l'Università degli Studi di Genova. Appassionato di politica internazionale e storia contemporanea. Tante passioni, ma un unico grande amore: il giornalismo. Innamorato della sua Sardegna e della vicina Corsica.

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A proposito di Donato Mulargia

Classe 1998, sardo, studente di Scienze internazionali e diplomatiche presso l'Università degli Studi di Genova. Appassionato di politica internazionale e storia contemporanea. Tante passioni, ma un unico grande amore: il giornalismo. Innamorato della sua Sardegna e della vicina Corsica.

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