I Falchi pescatori di Scandola vittime degli effetti del turismo

Di Sebastiano Pisani – Pubblicato il 21.12.2018 (7:18) nella Sezione Società di

https://www.corsematin.com/articles/les-balbuzards-de-scandola-en-proie-aux-effets-du-tourisme-89338

 

Uno studio realizzato dal CNRS e dall’Università di Montpellier segnala il crollo della popolazione di questo uccello protetto nella Riserva naturale. La causa: l’eccessivo traffico delleimbarcazioni in estate.

 

È uno studio che getta un pesante sasso nello stagno. Nel caso, quello delle acque blu della Riserva naturale di Scandola. I risultati del minuzioso lavoro svolto da una squadra del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS) e dell’Università di Montpellier, con il sostegno di specialisti italiani, pubblicati il 17 dicembre scorso sulla rivista anglofona Animal Conservation, evidenziano un crollo della popolazione di falchi pescatori nella riserva. Sul banco degli imputati: le attività turistiche che disturbano questi rapaci alla fine del periodo riproduttivo.

 

Tutto tranne una sorpresa, per il responsabile di Scandola, Jean-Marie Dominici, che da diversi anni suona il campanello d’allarme: “L’impatto delle attività turistiche sulla biodiversità della riserva, in particolare quello del traffico delle imbarcazioni da diporto in mare, si avverte chiaramente sul campo” – rileva – “Questo studio conferma le nostre osservazioni: le luci di allarme erano passate all’arancione, per quanto riguarda il falco, ora sono al rosso…”.

 

L’immagine di Scandola – a lungo descritta come un’oasi di pace propizia alla riproduzione di questi uccelli protetti – è gravemente pregiudicata. E la notizia assume un carattere necessariamente inquietante, perché la presenza di una trentina di coppie di falchi lungo il litorale corso – tra il Capo e il nord di Ajaccio – fa di Scandola uno dei territori più importanti nell’ambito del bacino occidentale del Mediterraneo.

 

“Grazie alla politica esemplare che era stata attuata nella Riserva di Scandola, la popolazione di falco pescatore era passata da due coppie nel 1974 a otto negli anni ’90”, afferma Olivier Duriez, coautore dello studio e membro del Centro per l’ecologia funzionale ed evolutiva presso l’Università di Montpellier, “ma dal 2010 in poi è stato osservato un forte calo del numero di pulcini che hanno preso il volo nel perimetro della riserva. Fino a quella data, otto coppie di Scandola avevano prodotto tra 15 e 20 pulcini. Nel 2013, quel numero era cresciuto a 8. Il tasso di riproduzione è ora sceso a circa 1 pulcino all’anno.”.

 

Il falco pescatore è un animale longevo – la sua durata media di vita è di oltre 20 anni – cosicché questo impressionante declino non ha conseguenze immediatamente tangibili. A medio termine, invece, si pone inevitabilmente la questione del mantenimento del numero di questa specie in pericolo. Alta mortalità dei pulciniPer meglio intendere il fenomeno, gli scienziati hanno condotto una paziente indagine a Scandola e dintorni. Iniziando dall’identificare la fase in cui si verificano le difficoltà. Il numero di coppie che si riproducono, così come quello delle nascite non è variato, è piuttosto l’elevata mortalità dei pulcini che è balzata agli occhi. Una fase che si svolge all’inizio dell’estate, tra i mesi di giugno e luglio. Dopo aver respinto l’ipotesi di un problema alimentare, gli specialisti si sono concentrati sul comportamento degli adulti. “Ci siamo resi conto che i maschi, incaricati del rifornimento di cibo, hanno portato metà delle catture nel nido nelle aree interessate da un forte traffico marittimo rispetto a quelle in cui il traffico è inferiore. Da parte loro, le femmine, che assicurano la protezione dei pulcini, trascorrono sei volte più tempo in allerta fuori dal nido nelle zone ad alto traffico”, afferma Olivier Duriez, “Questi comportamenti mostrano un evidente disagio. A ciò si aggiunge il fatto che i campioni prelevati dalle piume di i pulcini rivelano un livello di corticosterone, ossia l’ormone prodotto in condizioni di stress, tre volte più elevato nelle aree ad alto traffico rispetto a quello tipico delle aree più tranquille.”Oltre 400 imbarcazioni al giorno durante l’estate

Una volta raccolti questi elementi, gli scienziati hanno logicamente esaminato questo famoso traffico che influenza la tranquillità della riserva naturale. “La riserva di Scandola, che fa parte del patrimonio mondiale dell’umanità, è oggi un importante sito turistico sull’isola della bellezza”, osserva il CNRS nella sua sintesi. Prima di rilevare che “il traffico di imbarcazioni, tre volte più elevato nella riserva (oltre 400 al giorno sotto i nidi dei rapaci nel periodo estivo) che al suo esterno, modifica il comportamento degli uccelli”.

 

Le simulazioni demografiche effettuate nell’ambito dello studio indicano la necessità di reagire rapidamente. Con un tasso di aumento da 0,93 a 0,98, la popolazione di falco pescatore è destinata a declinare in Corsica, nell’arco di un ventennio, se non verrà fatto nulla.

 

“Per ritornare a un tasso di crescita di circa 1,4 per nido, che proteggerebbe i falchi pescatori della Corsica, sarebbe necessario raddoppiare l’attuale tasso di sopravvivenza dei pulcini e aumentare il tasso riproduttivo”, sottolinea Olivier Duriez. Ciò implica necessariamente un’azione sul traffico generato dalle imbarcazioni all’interno della riserva, sapendo che la sua attrazione turistica si misura anche in benefici economici molto concreti per gli ormai numerosi professionisti che offrono escursioni turistiche in mare.

 

“La situazione sta iniziando a diventare preoccupante” – riconosce Jacques Costa, il Presidente del Parco Naturale della Corsica, che è il gestore della riserva – “da escursioni marine svolte in passato da poche grandi imbarcazioni che trasportavano molti passeggeri, si è oggi passati ad un modello in cui le piccole imbarcazioni si sono moltiplicate, trasportando poche persone con numerosi passaggi nello stesso giorno “.

Stiamo uccidendo la “gallina dalle uova d’oro”

Il Presidente del Parco vuole nondimeno essere rassicurante: “Stiamo lavorando su questo argomento e sono in corso discussioni con i barcaioli per stabilire le regole che dovranno essere rispettate. Tutti hanno un interesse. Non c’è dubbio che si vada a mettere Scandola sotto una campana, ma stiamo uccidendo la nostra ‘gallina dalle uova d’oro’. È indispensabile impostare un altro modo di operare, soprattutto perché il nostro progetto di estendere il perimetro della riserva verso Piana è ben avviato. Per il resto, occorre altresì avere una visione globale. La frequentazione del sito non dovrebbe far dimenticare le conseguenze dei cambiamenti climatici sulle specie presenti nella riserva.”.

 

Un’ultima informazione che non è assolutamente menzionata nello studio appena pubblicato: non solo la minaccia che il turismo rappresenta per Scandola è chiaramente identificata dagli scienziati, ad essa fanno eco pure le preoccupazioni espresse nella mozione presentata dal presidente dell’Assemblea della Corsica, Jean-Guy Talamoni, lo scorso settembre 2018, in relazione alla gestione delle frequenze nei siti turistici.

 

Una mozione in cui, pur riconoscendosi il turismo come uno dei motori dell’economia dell’Isola, viene ricordato che “il massiccio afflusso di turisti inghiotte, sfigura o deteriora gli ecosistemi”. Un dato di fatto che determinato il mandato all’Ufficio dell’Ambiente e del Parco Naturale ad avviare una riflessione per proporre soluzioni a Scandola, così come in altri siti minacciati in Corsica.

 

In definitiva, il rischio di vedere minata la qualifica di Area Protetta di questa famosa riserva, qualora il danno all’ambiente non potesse essere contenuto …*

 

 

 

* Nota: purtroppo la cronaca più recente ha registrato la perdita della qualifica di Area Protetta per la Riserva di Scandola, proprio a causa dei problemi denunciati nell’articolo, rimasto sfortunatamente un grido d’allarme inascoltato (v. articolo a firma di Eric Cullieret pubblicato il 20 aprile 2020 sul sito www.corsematin.com).