Béquille? Puntellu? La lingua italiana appartiene alla Corsica e alla sua storia

Il 13 gennaio scorso, durante la prima sessione della nuova Assemblea di Corsica a guida nazionalista, Jean-Guy Talamoni, presidente dell’Assemblea, ha scelto ancora una volta di pronunciare il proprio discorso ufficiale in lingua còrsa – uno dei simboli più forti dell’identità dell’isola – come aveva già fatto all’atto dell’insediamento.

Nel suo discorso, dopo aver preso in considerazione tutti i problemi che l’isola deve fronteggiare, da quelli storici fino ai fatti di cronaca di quei giorni, il Presidente Talamoni ha rimarcato la necessità di garantire assoluta trasparenza nella gestione della pubblica amministrazione e di promuovere la partecipazione di tutti i cittadini còrsi alle scelte di governo che l’Assemblea opererà nel rispetto delle istanze di cambiamento che giungono dal popolo, col nobile intento di trasformare l’Assemblea in una vera e propria “casa di cristallo”. E questo, ha sottolineato, implica il dovere per i nuovi eletti dell’Assemblea di esprimersi con assoluta chiarezza e a voce alta, che lo facciano “in còrso, in francese o pure in inglese”.

Probabilmente Talamoni ha inserito l’inglese in quanto esso ha assunto da tempo lo status di lingua franca internazionale e di principale lingua di scambio tra i cittadini europei, ma è curioso che non abbia citato anche l’italiano. O meglio, è significativo, perché rende l’idea di come nella Corsica dei giorni nostri l’italiano venga normalmente ignorato quando si tratta di parlare dell’identità dell’isola.

Quando non lo si ignora, lo si tratta invece al pari di una qualunque altra lingua straniera. In un articolo apparso nel 1997 sulla rivista “Ghjurnale di a Messagera” il linguista Geronimi rifiutava la proposta del collega Pascal Marchetti di riportare la corsofonia nell’ambito dell’area linguistica e culturale italiana, sostenendo che la lingua còrsa non aveva bisogno della béquille (stampella) italiana.
Altri parlano invece dell’italiano come di un puntellu, per rimarcare – correttamente – il sostegno che esso potrebbe dare al còrso sotto molteplici aspetti. Questi termini però rischiano di far percepire ancora di più la lingua italiana come esterna (ed estranea) all’isola. Mentre essa è parte integrante della sua cultura, del suo sviluppo linguistico, della toponomastica, della genealogia delle famiglie e delle casate, ossia del suo patrimonio storico e culturale. La nostra opinione in merito è che si dovrebbe quindi conservare memoria del ruolo che la lingua italiana ha assunto per secoli in Corsica e delle sue influenze sul presente dell’isola.

Torniamo per un attimo alla cerimonia di insediamento dei nuovi membri dell’Assemblea: gli eletti del fronte nazionalista hanno prestato giuramento in lingua còrsa sulla Giustificazione della Rivoluzione di Corsica, un testo edito a Napoli nel 1758, interamente scritto in lingua tosco-italiana da un ecclesiastico, Don Gregorio Salvini, che enuncia le ragioni fondamentali che indussero i Còrsi ad ingaggiare la lotta di liberazione dell’isola contro l’oppressione genovese, denunciando 160 casi di abusi amministrativi e giudiziari perpetrati dall’amministrazione in danno della comunità di Corsica. L’opera di Salvini, il cui incipit è: Giustificazione della Rivoluzione di Corsica, e della ferma risoluzione presa da’ Corsi, di non sottomettersi mai più al dominio di Genova, ebbe larga diffusione all’epoca e ce l’ha tuttora, come testimonia la ripubblicazione a grande richiesta di questo fondamentale scritto settecentesco per la storia dell’isola ad opera dell’Editrice Albiana.

Sempre in italiano furono scritte le Costituzioni del Regno di Corsica, della Repubblica Corsa e del Regno Anglo-Corso. Così come l’italiano era la lingua d’insegnamento di tutte le materie della prima Università di Corsica fondata da Pasquale Paoli nel 1764.

Il Testamento di Paoli (cfr. Emmanuelli R., Le vrai testament de Pascal Paoli, Bastia, Federation d’association et groupement pour les études corses), che dovrebbe rappresentare, un testo di riferimento fondamentale ai fini di una riflessione approfondita sui destini linguistici attuali dell’isola, fu scritto interamente in italiano, una lingua che costituisce dunque un tassello essenziale del repertorio linguistico storico di Corsica.

La lingua italiana appartiene alla Corsica così come appartiene all’intera area culturale italiana, che esiste da secoli prima che nascesse uno Stato italiano, quello che oggi è la Repubblica italiana. L’italiano è oggi una lingua internazionale, ufficiale in Italia, Svizzera, in altre regioni europee e nella Chiesa Cattolica diffusa sui cinque continenti, parlato a vari livelli dagli italiani all’estero, la seconda diaspora mondiale dopo quella cinese. Ma esso era ancor più una lingua internazionale prima del 1861, quando lo Stato unitario italiano nacque, perché rappresentava la lingua comune dell’intera area, in cui si diffuse progressivamente e pacificamente. E la Corsica ha da sempre fatto parte a pieno titolo di quell’area geografica e culturale. Essa dunque appartiene al patrimonio della Corsica e dei Corsi, a disposizione di chi, tra di loro, la voglia sfruttare.

Noi riteniamo doveroso tener conto della realtà storica, custodirla, e auspichiamo che si possa costruire su di essa il recupero di una tradizione plurisecolare di proficua convivenza dei tre idiomi storici di Corsica: Il Còrso, il Francese e l’Italiano, la lingua del passato che potrebbe rappresentare anche un’opportunità per il futuro. E se guardiamo ai recenti accordi con la Sardegna e al progetto di un servizio di continuità territoriale tra le due isole e le coste liguri e toscane, quel futuro potrebbe essere molto vicino.

 

 

14 comments on “Béquille? Puntellu? La lingua italiana appartiene alla Corsica e alla sua storia
  1. ”Repetita iuvant” .Non mi stancherò di ripetere tuttavia che sono i pregiudizi e i timori riverenziali gli ostacoli da superare se si vogliono riaprire gli occhi sulle evidenze storiche giustamente riferite da voi.

  2. La vera domanda è: Quanto di ciò che scrive CO è condiviso dai nazionalisti corsi? Se Talamoni e co, condividono questa linea possono sempre appellarsi alla carta dei diritti Europea per far passare in Francia il bilinguismo, se tale opinione è confinata solo a pochi eletti, allora il progetto bilingue è destinato a fallire. e così il recupero dei legami storici con il resto d’Italia.

    • Pur non esistendo dati ufficiali, è praticamente certo che la maggior parte dei Corsi veda oggi l’italiano come una lingua straniera estranea all’isola. Ma il gruppo di chi invece reputa benefico un suo riavvicinamento alla lingua corsa c’è ed è probabilmente più numeroso di ciò che si crede. Però c’è anche un tabù. A livello politico oggi non si può parlare apertamente di voler dare un ruolo all’italiano in Corsica. Magari si parlerà di “sucetà bislingua o plurilingua” di identità mediterranea. L’importante però è che si continui nella strada intrapresa dei rapporti con la Sardegna e auspicabilmente anche con Liguria e Toscana. Su questo i Nazionalisti sembrano convinti e ben intenzionati. E le iniziative private, come la nostra e come ad esempio la Guardia Corsa Papale, portano nuovo motivi di contatto tra l’isola e la Terraferma.

      • A proposito di Guardia Corsa Papale, certo che i francesi hanno iniziato presto a rompervi le uova nel paniere, scherzi a parte, da Sardo e Italiano auguro a voi, ma anche a me stesso, che un giorno i corsi abbiano con noi i rapporti che i sud Tirolesi hanno ancora oggi con gii Austriaci ed il popolo germanico in generale.

  3. Per affermare che il parlare corso non ha nulla a che vedere con la lingua di Dante occorre essere dei veri asini presuntuosi . Non c’e bisogno di fare ricerche storiche complicate per rendersi conto di questo assioma. Il Tommaseo e il Viale evidentemente sono meno culturalmente importanti di questo sig Geronimi…………………….

    • E’ importante notare che anche Pascal Marchetti ha sostenuto per anni la via di una lingua corsa autonoma, ed ha contribuito, con Geromini, a scrivere nel 1971 il manuale “Intricciate e cambiarine” che ha rivoluzionato l’ortografia del corso (introducendo ad esempio l’è congiunzione e l’hè terza persona di essere) per motivi che – ammise dal 1983 in poi – “linguistici non erano”. Insomma, è chiaro che c’è dell’ideologia, che comunque va conosciuta e rispettata. La Corsica e l’Italia sono state allontanate dalla storia, e l’italiano è divenuto prima la lingua dell’invasore fascista, poi un parente ingombrante che impedì negli anni ’50 di insegnare il corso nelle scuole “perché è un dialetto dell’italiano, già insegnato”. Geronimi non affermava che corso e italiano non avessero nulla a che fare tra loro, ma rivendicava l’autonomia del corso. Una via che razionalmente non ha dato risultati, ma non si vive di sola razionalità. Secondo noi ai rapporti italo-corsi nuove tanto l’ignoranza di molti corsi verso la lingua italiana quanto l’ignoranza e l’arroganza di molti italiani che non rispettano ciò che, volenti o nolenti, i corsi considerano come una lingua, depositaria della loro identità di cui per secoli invece la lingua italiana ha fatto parte a pieno titolo.

      Tommaseo e Viale non erano certo meno importanti di Geronimi. Ma avevano una data di nascita decisamente diversa dalla sua. I tempi cambiano, e noi, pur conoscendo il passato, dobbiamo ragionare sul presente e provare a suggerire strade per il futuro.

      • Ma io non capisco questo atteggiamento da parte dell’opinione pubblica còrsa di rifiuto verso l’Italia e di associare sempre l’Italia al fascismo .
        L’Italia ha un’identitá ed una storia millenaria, ed il fascismo é stata una pagina nera, ma alla fine è durata 20 anni non 200..!
        Perché allora alla Spagna non imputa il franchismo che è durato molto di più?
        Inoltre gli italiani si sono ampliamente riscattati, avendo contribuito (anche in Corsica ) alla lotta partigiana e avendo costruito una Repubblica democratica e antifascista , ed è stata al centro del progetto di costruzione di un’Europa unita. …
        Inoltre l’Italia non si è più immischiata negli affari córsi …ed economicamente é un paese che ha la sua importanza in Europa e nel mondo .
        Ciò che stupisce dei còrsi …mi sembra questo voler rinnegare le proprie origini …e il non capire che se non vogliono essere culturalmente del tutto assimilati dalla Francia, devono inevitabilmente avvicinarsi all’Italia …che anche economicamente, rappresenta uno sbocco interrssante ed una valida alternativa agli scambi monodirezionali con l’Esagono!

      • Il Fatto di accusare gli italiani di essere stati invasori fascisti significa politicizzare e distorcere scioccamente la realta’ storica . L’esercito italiano invase la Corsica solo perché essa era francese e la guerra era contro la Francia. Accusare tutti gli italiani di essere fascisti una verità oggettiva, perché prima della guerra tutti o quasi gli italiani vivevano col fascismo accettandone i benefici e ignorando i malefici. Durante le manifestazioni tutte le piazze erano gremite di persone che alzavano il braccio facendo il saluto romano. I corsi trovarono un appoggio con Costanzo Ciano che organizzo’ numerose riunioni irredentiste a cui parteciparono decine di abitanti isolani. Ma anche verso di loro è estremamente ingiusta l’accusa di essere traditori fascisti. Le malefatte del fascismo sono state evidenziate successivamente in occasione della guerra, e quindi essi erano i perfetta buonafede .Non si dimentichi poi l’aiuto dell’esercito italiano che combatte’ per la liberazione dell’isola con i partigiani corsi. Il problema della lingua mi pare chiaramente una scelta di orgoglio politico. fino a tutto l’ottocento in Corsica le persone che sapevano leggere e scrivere parlavano l’italiano. Ma anche la gente del popolo lo capiva perfettamente usandolo nei documenti contabili ed ascoltandolo nei sermoni domenicali L’inno nazionale ,Dio ti salvi Regina in origine era scritto in italiano. Come in tutte le province della penisola accanto al parlare degli acculturati c’era quello del popolo, Il Tomaseo e il Viale ne sono la dimostrazione. Il Vernacolo corso va quindi riportato alle sue reali radici, che si formarono soprattutto quando l’isola venne popolata dalla Repubblica di Pisa . Le migliaia di persone, inviate in Corsica e provenienti specialmente dall’Italia centro nord si insediavano in varie parti dell’isola e dando al nuovo villaggio il nome di quello da cui erano partiti, ovviamente continuavano a parlare il loro vernacolo che mischiandosi con gli altri vernacoli consimili ha dato origine al parlare attuale, nel quale si puo’ anche oggi notare elementi regionali italici di provenienza. Far diventare il vernacolo corso una lingua e inventarsi una grammatica e’ una scelta fatta da intellettuali , ma che non corrisponde alla effettiva obiettivita’ storica.

        • Condividiamo parte di questo commento, ma non è certamente corretto sostenere che l’Italia invase la Corsica come una qualsiasi altra parte della Francia. Mussolini aveva già chiaramente rivendicato la Corsica, così come la Savoia, il Nizzardo, Tunisi e altri possedimenti, per il Regno d’Italia. E la volontà d’impadronirsi dell’isola è dimostrata dall’invio di ben 80.000 soldati (su una popolazione totale di circa 200.000 abitanti). Negare questo è negare la storia, esattamente come lo è il negare un ruolo dei soldati italiani nella liberazione dell’isola dai tedeschi o negare il ruolo storico dell’italiano in Corsica fino a tempi molto recenti.

          • La politica di rivendicazione territoriale di Mussolini la possiamo giudicare oggi mentre invece ai tempi nei quali i fascismo era in auge le cose si vedevano in modo molto attenuato Essere fascista allora non è come esserlo stato dall’anno 1940 In poi. E infine come si fa a pensare che l’Italia non poteva non invadere la C0rsica. L ‘Isola era terra di Francia e con la Francia c’era la guerra. E non capisco cosa significhi la critica di aver inviato 80.000 soldati invece di un numero inferiore: Fu certamente una scelta fatta in un panorama di strategia bellica generale che non conosciamo e non specificatamente contro i corsi simpatizzanti per l’Italia

    • Mi permetto d’introdurmi in punta di piedi in questa discussione .E’ da tanto che leggo e scrivo sul problema della lingua italiana in Corsica.Mi sono fatto delle mie considerazioni che scaturiscono da un pensiero libero attenendomi a ciò che apprendo da questo giornale.Mi creda il problema, secondo me, è solo di ragione politica per l’appartenenza di questa bella e un po’ sfortunata isola ad uno stato fortemente centralista e non rispettoso delle minoranze, con l’ossessione dell’unità nazionale basata moltissimo sull’uso del solo francese.Il resto sono invenzioni di una certa demagogia che vedrebbe come un rischio la presenza” ingombrante” della lingua italiana in Corsica , si la storia ha operato una divisione ma le forzature evidenti sono state tante.Mi fa sorridere sentire che la” recente”occupazione fascista abbia contribuito a questa pregiudiziale:ma è bastato così poco a cancellare secoli di storia?Tra le tante vestigia importanti di lingua italiana ricordiamo solo l’inno corso.Ma comprendo il timore riverenziale di un politico che può citare e addurre all’anelito di libera autonomia dell’isola l’uso del corso del francese e… l’inglese,ma guai a nominare l’italiano! Questo danneggerebbe i rapporti con la ”dittatura” centrale che ha voluto distruggere l’innegabile origine culturale italiana dell’isola.Non un problema di scarsa conoscenza ma di politica.Certo le nuove generazioni hanno oramai perso la memoria storica e questi discorsi poco li coinvolgerebbero.

      • la storia del fascismo e ovvio ha avvuta delle conseguanze sul rapporto tra corsica ed italia appunto perché prima c’era un attacamento profondo non e per niente difficile a capire se uno sconosciutto ti insulta non t’importa tanto ma pensa se tuo fratello o tuo cugiono ti fa la stessa

  4. la storia del fascismo e ovvio ha avuta delle conseguanze sul rapporto tra Corsica ed Italia appunto perché prima c’era un attacamento profondo non e per niente difficile a capire se uno sconosciutto ti insulta non t’importa tanto ma quando e qualcuno di più vicino le ferite sono più profonde senza dimenticare che lo stato aveva già iniziato il suo lavoro di acculturazione con la scuola obbligatoria e IN FRANCESE per tutti

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