8 luglio Giornata internazionale del Mediterraneo: come sta il nostro mare

L’8 luglio ricorre la Giornata internazionale del mar Mediterraneo, un’occasione per valutare lo stato di salute del “Mare nostrum”. Considerata una delle regioni al mondo con il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta, il Mediterraneo nelle sue acque ospita circa il 7.5% delle specie marine mondiali, in una superficie pari allo 0.82%. Una ricchezza che è messa seriamente a rischio dallo sfruttamento ittico ma anche dall’inquinamento e dal cambiamento climatico. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) la maggior parte dei rifiuti marini (circa il 95%) è composto da plastica e il mare fra Europa e Africa è una delle sei aree maggiormente invase da “marine litter” nel mondo, con concentrazione in alcune aree superiori a quella delle “isole di rifiuti” dell’Oceano Pacifico.

Il problema della plastica diventa ancor più preoccupante se si considera che il Mediterraneo è un bacino semichiuso con ridotti scambi d’acqua con l’Oceano Atlantico. Nello specifico, in questo mare la percentuale di plastica è pari al 95%, e sono presenti 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato, una quantità quasi quattro volte superiore a quella registrata nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale. Secondo il Wwf, nel “Mare nostrum” finiscono ogni minuto più di 33mila bottigliette di plastica, per un totale annuo di 570mila tonnellate. Una cifra enorme che, entro il 2050 è destinata a quadruplicarsi, se non verranno adottati i provvedimenti necessari.

Un altro problema che mette seriamente a rischio la biodiversità del Mediterraneo è lo sfruttamento ittico. A causa del costante aumento della domanda, secondo la Fao, questo mare è tra i più sfruttati del mondo, con il 62% degli stock ittici ormai al collasso. La specie più soggetta al sovrasfruttamento ittico è il nasello europeo, seguito dal sugarello. Inoltre, ogni anno, circa 230mila tonnellate di pesce vengono scartate (quasi il 18% del totale). Nelle reti finiscono accidentalmente anche diverse specie a rischio di estinzione come tartarughe marine, squali, razze, uccelli marini e mammiferi marini.

Altro effetto deleterio del riscaldamento globale, secondo le proiezioni dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è l’aumento del livello del mar Mediterraneo, che potrebbe comportare la scomparsa di migliaia di chilometri di coste. Nello specifico il “Mare nostrum” sta crescendo a un ritmo molto veloce, tanto che “entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri”. Se non verranno effettuati interventi di miglioramento e adattamento, secondo l’Agenzia, entro il 2100 in Italia più di 5.600 chilometri quadrati di territorio costiero, di cui oltre 385 chilometri di spiagge, rischiano di essere sommersi. A rischio anche le coste della Corsica.

Per far fronte a questi sconvolgimenti, già nel 1976, 16 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno firmato la Convenzione di Barcellona. Nata con l’obiettivo di proteggere il bacino dai rischi dell’inquinamento per preservarne la biodiversità, è stato il primo passo che ha dato il via a una serie di provvedimenti che, seppur ancora non sufficienti, puntano a salvaguardare la ricchezza che il “Mare nostrum” custodisce. Tra queste iniziative, l’istituzione delle Aree Specialmente Protette e la Biodiversità in Mediterraneo (Aspim), che comprendono 32 siti, tra i quali anche l’area marina protetta internazionale del Santuario per i mammiferi marini. Le Aspim in acque territoriali italiane sono 10: Portofino, Miramare, Plemmirio, Tavolara – Punta Coda Cavallo, Capo Caccia – Isola Piana, Punta Campanella, Porto Cesareo, Capo Carbonara, Torre Guaceto e Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre. Un’altra iniziativa particolarmente significativa è il Progetto Medsealitter al quele hanno aderito l’italiano Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), Legambiente ed altri 8 partner europei. L’obiettivo di Medsealitter è “creare una rete tra aree marine protette, organizzazioni scientifiche e organizzazioni non governative per sviluppare, testare e applicare protocolli efficaci, per monitorare e gestire l’impatto dei rifiuti plastici sulla biodiversità”.