6 Gennaio 1980, il caso Bastelica-Fesch

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Il 6 gennaio del 1980, il paese di Bastelica è il teatro di una singolare operazione: il tentativo fallito di uccidere il militante nazionalista Marcel Lorenzoni ad opera di un commando di polizia parallela. Gli avvenimenti dei giorni successivi verranno ricordati come i più sanguinosi della storia recente della Corsica.

Siamo dunque a Bastelica, il 6 gennaio 1980. Un’automobile con tre uomini a bordo si sta dirigendo verso il paese. Si tratta di cosiddetti “barbouzes“, poliziotti membri di Francia, polizia parallela creata per contrastare il movimento nazionalista in Corsica, anche con azioni violente (vicina al Service d’Action Civique e al RPR). I tre hanno una missione: uccidere Marcel Lorenzoni, militante nazionalista dell’UPC (Unione di u Populu Corsu), già presente alla Cave Depeille di Aleria nel 1975. Per compierla dispongono di un arsenale notevole: una pistola Smith & Wesson Magnum, una P38, una carabina Remington e un fucile Herstal calibro 12. Al processo si saprà che i membri del commando dovevano rapire Lorenzoni per consegnarlo a un gruppo venuto da Corte, incaricato di ucciderlo a Capo di Feno, vicino Ajaccio.

Lorenzoni è però già al corrente della venuta del commando di Francia. Alla vigilia di quest’operazione, una telefonata anonima lo aveva avvisato, consentendogli di pianificare una risposta. L’automobile viene così fermata da un gruppo di una trentina di persone, composto da militanti nazionalisti e abitanti del paese, con uno scopo ben preciso: rapire i 3 membri di Francia, ottenere confessioni, organizzare una conferenza stampa per denunciare l’attività delle polizie parallele in Corsica e infine consegnarli alle forze dell’ordine.

Il commando “barbouze” è composto da:

  • Pierre Bertolini, 55 anni. Ex ispettore della Protezione Civile alla Prefettura di Ajaccio, probabile capo di Francia.
  • Alain Olliel, 35 anni. Gestore di un’armeria ad Ajaccio che si presenta come militante del SAC e del RPR.
  • Yannick Leonelli, che si presenta come un membro del FLNC infiltrato in Francia e il cui ruolo non è mai stato chiarito del tutto. Potrebbe essere stato lui ad avvisare Lorenzoni dell’operazione.


A questo punto, il quadro si complica. Francia, che secondo ogni probabilità era un gruppo vicino al potere di destra e alla Prefettura della Corsica, ha rivendicato circa 50 attentati anti nazionalisti dalla fine degli anni ’70. Il sequestro dei suoi membri da parte dei nazionalisti potrebbe portare alla luce questa commistione tra le autorità francesi e il gruppo terroristico, rivelandone la vera natura. Per evitare lo svolgimento della conferenza stampa, il paese di Bastelica viene così accerchiato dalle forze di polizia in tenuta antisommossa. I nazionalisti riescono però a fuggire insieme ai membri di Francia, trovando rifugio nell’albergo Fesch, nel centro di Ajaccio. Chiedono a gran voce una conferenza stampa per mostrare all’opinione pubblica l’esistenza di polizie parallele, legate alla prefettura e alla polizia ufficiale. La reazione delle autorità sarà, come spesso succede, sproporzionata: la prefettura rifiuta ogni trattativa e ordina uno spiegamento di forze notevole attorno all’albergo. Il prefetto dichiara:

Nessuna trattativa con i sequestratori che sono criminali di diritto comune; la legalità dev’essere rispettata; le forze dell’ordine sono rafforzate.

 

La tensione sale molto rapidamente in città e gli avvenimenti precipiteranno nella notte tra il 9 e il 10 gennaio. Gli scontri tra nazionalisti e forze di polizia in centro sono accompagnati da un aumento dei controlli in tutta Ajaccio da parte di quest’ultimi, sempre più nervosi. La situazione sembra fuori controllo e le autorità temono una nuova Aleria. Inizia allora una drammatica catena di eventi. Un uomo spara sui poliziotti, uccidendone uno e ferendone due. Lo sparatore sarebbe “accompagnato da una donna bionda”. Nell’agitazione, i poliziotti sparano su un’automobile, uccidendo la guidatrice. Michèle Lenck, 32 anni, era bionda. Contemporaneamente, dall’altra parte della città, i poliziotti uccidono Pierre Marangoni, 23 anni, sospettato di voler forzare il posto di blocco. Dopo una notte sanguinosa, gli occupanti dell’Albergo Fesch si arrendono al GIGN. Verranno processati in seguito.

I fatti hanno avuto una forte risonanza in Corsica. Numerose manifestazioni di sostegno vengono organizzate in tutta l’isola. Gli eventi di Ajaccio, benché non del tutto chiariti, hanno evidenziato l’esistenza di queste polizie parallele manipolate direttamente dallo Stato francese tramite la prefettura ad Ajaccio. Inoltre, si sarebbe tentato di minimizzare il ruolo dello Stato affermando che Bertolini era stato in realtà abbandonato dai suoi superiori, e che avrebbe agito in autonomia. Il sindaco di Corte dell’epoca, Michel Pierucci (destra), dichiarerà a Libération:

I clan sono all’origine dell’introduzione delle polizie parallele in Corsica. Eletti di destra e di sinistra. Anche altri eletti sapevano. Tutti coprivano un’amministrazione che, dal canto suo, si incaricava della protezione dei “barbouzes”. Tutto questo dipende dall’Eliseo. […] I rischi corsi dalle autorità per impedire lo svolgimento della conferenza stampa dei nazionalisti a Bastelica si spiega molto semplicemente: Il potere temeva che Bartolini cantasse, che facesse nomi.

Il vescovo di Corsica, Monsignor Thomas, segnerà il dibattito con le sue parole di pace e la volontà di aprire un dialogo che rompesse il gelido silenzio dello Stato. Quest’episodio segnerà fortemente l’opinione pubblica corsa, sempre meno propensa a fidarsi delle autorità francesi, e rappresenterà, insieme ad Aleria, uno dei momenti più drammatici della storia del nazionalismo corso. La strage ha anche ispirato una canzone, Ghjennaghju (testo di Ghjacumu Thiers e musica di Ghjuvan Paulu Poletti), interpretata da Canta u Populu Corsu nel 1981 a Parigi.

Un ghjornu singhjuzzava a vigilia bughjura
I carrughji attuniti cuntavanu i so morti…
Tandu entre u pastore cum’è battelli à i porti
Calmi è s’indinoghja è sdrughje a paura.

Prega à core scioltu è si sparghje l’amore
S’hè zitta ancu l’aria aspettendu a chjama
Di a voce porta pace chì tutta a ghjente abbrama
S’hè piatta ancu a zerga è parla u signore.

“Statu onniputente tù chì stai in l’imperu
Di forze accanite è di ferru è di focu
Lacami sti figlioli è lacami stu locu
Ùn mandà più saette contr’à u so addisperu.

Ùn parlemu di lege è guardemu li dritti
Si sò pisati tutti contr’à a to inghjustizia
Di mani è di voce ne cresce una divizia
Schizzerà torna u sangue sè tù ùn li lachi arritti…

Ma queste ùn sò voce chì sente a preputenza
Hè debbule u Signore in pettu à u statu petra
I fiumi impauriti correnu à l’ombra tetra
Di a guerra chì rinnova quell’antica viulenza.

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Fonte: A Piazzetta.

 

Urelianu Colombani

Studente còrso di Storia, da alcuni anni vive e studia a Roma. E' uno degli autori della pagina Facebook "Pezzetti di Corsica in Italia" ed è entrato nella squadra di Corsica Oggi fin dagli inizi, diventando uno dei gestori del sito e dei suoi canali social.

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A proposito di Urelianu Colombani

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